Drago Vaia, la Pat: “Ferita la sensibilità dei trentini, un atto da vigliacchi”. Fugatti: “Il piromane si vergogni”
Le parole dei vertici di Piazza Dante: “Realizzato con il legno degli alberi abbattuti dalla tempesta Vaia, il drago di Lavarone rappresentata un monito al rispetto della natura”

TRENTO. “Era un'opera simbolo realizzata dall'artista di Roana Marco Martalar con il legno della tempesta Vaia: il piromane che ha compiuto questo rogo doloso si dovrebbe solo vergognare”. Sono queste le parole del presidente della Provincia autonoma di Trento, Maurizio Fugatti, dopo il terribile incendio che nella tarda serata di ieri ha completamente distrutto il Drago Vaia, la famosa opera realizzata dall'artista veneto Marco Martalar a Lavarone.
Un'opera che, come anticipato, rappresentava il drago in legno più grande del mondo grazie ad un'altezza di 6 metri e a una lunghezza di 7 e che ha richiesto all'artista mesi di lavoro, con l'utilizzo di oltre mila pezzi di legno e 3mila viti.
“Il Drago Vaia – aggiunge la Pat – rappresentava un monito al rispetto della natura. La sua distruzione ha profondamente colpito la comunità trentina”. Sentimento al quale hanno voluto dare voce anche gli assessori provinciali alle foreste e alla cultura Giulia Zanotelli e Mirko Bisesti.
“Qualora fosse confermata l'origine dolosa – dice Zanotelli – si tratterebbe di un gesto inqualificabile, che ferisce profondamente la sensibilità diffusa tra le nostre comunità: i trentini vedono nel bosco la loro casa e dalla tempesta Vaia hanno subito gravi perdite e lutti. Distruggere un simbolo che rappresentava tutto questo è un atto da vigliacchi”.
“Il Drago Vaia – ribadisce poi Bisesti – era un'opera straordinaria, nata grazie alla genialità di Marco Martalar: in questi anni, migliaia di persone hanno riconosciuto la sua bellezza e originalità. L'auspicio è che, come l'araba fenice rinasceva dalle proprie ceneri, anche il Drago Vaia possa tornare a innalzarsi”.








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