Femminicidi, l'avvocata Biaggioni: "Troppa enfasi sullo 'straniero'. Non cadiamo nell'autoassoluzione degli italiani. La violenza è trasversale e serve l'aiuto di tutti"
L'avvocata Elena Biaggioni è vicepresidente di "D. i .Re - Donne in Rete contro la violenza" la rete nazionale antiviolenza che riunisce 84 organizzazioni sul territorio italiano, che gestiscono oltre 100 Centri antiviolenza e più di 60 Case rifugio, ascoltando ogni anno circa 21mila donne. A il Dolomiti spiega: "Le persone intorno a volte si rendono conto della situazione che sta vivendo una donna. Possono telefonare anche loro ai centri antiviolenza per chiedere cosa fare. E' fondamentale"

TRENTO. "Serve parlare, serve eduzione e formazione, serve intercettare tutti i segnali che ci sono e soprattutto fare rete e creare sinergia. Solo in questo modo si può battere la violenza. Serviranno, però, ancora diverse generazioni per arrivare ad un vero cambiamento ma non dobbiamo disperare". Queste le parole dell'avvocata Elena Biaggioni vicepresidente di "D. i .Re - Donne in Rete contro la violenza" dopo i tremendi fatti che hanno colpito il Trentino nelle ultime settimane.
A "D. i .Re" fanno riferimento i centri presenti in Trentino che quotidianamente stanno portando avanti un lavoro davvero importante.
Avvocata Biaggioni, in Trentino ci sono dei centri antiviolenza. Oggi che situazione troviamo? Ci sono aumenti di richieste? Di che tipo?
Sono domande belle grosse, è difficile dare una risposta univoca. Dire questo è fondamentale anche perché sappiamo poco dei casi singoli e non è nemmeno giusto speculare quando non si hanno tutte le informazioni. In questi giorni abbiamo una ragazza di soli 21 anni che è stata ammazzata ed è devastante. E' stata uccisa da un ragazzo di 28 anni.
Per quanto riguarda i dati possiamo dire che il numero delle donne che si rivolge ai centri antiviolenza è costante. E' un bene perché significa che si consolida una realtà ma dall'altro è anche un male perché significa che c'è uno zoccolo duro che forse non riusciamo a intercettare.
In Trentino e in Alto Adige ci sono centri associati alla rete di “D. i .Re - Donne in Rete contro la violenza” in cui vengono usate metodologie radicate e di eccellenza. In entrambe le province i centri antiviolenza vengono finanziati dall'ente pubblico e questo non accade dappertutto. Ovviamente si può fare di più e meglio sempre, oltre a finanziarli è importante che siano messi in rete e valorizzati per il sapere che portano. Ci si chiede se sono sufficienti?
Questa è una domanda che molti si fanno. I centri riescono ad arrivare alle donne che ne hanno bisogno?
Non lo possiamo sapere. Bisogna anche capire quanto sono messi in rete e quanto sono valorizzati. Pensando a Celine, questa ragazza di 21 anni. Ha raccontato ai suoi amici e conoscenti della sua relazione tossica e si sapevano i comportamenti violenti che lui aveva manifestato. Ma qualcuno l'ha indirizzata ad un centro antiviolenza? Questo è quello che fa la differenza. Chiariamoci, non significa che si risolve il problema ma avere capacità di creare sinergia è fondamentale. Creare una rete che possa indirizzare chi ne ha bisogno nei luoghi giusti.
Si parla sempre di denuncia. Ma dobbiamo anche sapere che il dato nazionale ci dice che solo il 27% delle donne che si sono rivolte ad un centro hanno poi denunciato. Molte escono dalla situazione di violenza senza denunciare per tantissimi motivi. Si denuncia se serve e se vogliono. Nei centri viene valutata sempre la situazione a 360 gradi per quello che serve nello specifico a quella donna.
Nonostante tutte le attività e le iniziative di sensibilizzazione che ci sono, le violenze sulle donne continuano ad accadere: cosa sta mancando per fermare e per prevenire veramente questo fenomeno?
Servono attività capillari e prevenzione. Per risolvere la situazione ci vorranno generazioni, deve cambiare la percezione delle dinamiche. Bisogna arrivare a riconoscere questa dinamica di violenza. Direi che abbiamo ancora diversa strada da fare. Ma non bisogna disperare.
C''è poi anche un'altra cosa importante da dire. Il Trentino Alto Adige ha avuto una sequenza tremenda di tragedie. C'è stata però troppa enfasi sullo “straniero”. Bisogna fermarsi e andare a vedere i dati. Questi ci parlano di una violenza trasversale per gli autori e per le vittime. Non cadiamo nell'autoassoluzione che gli italiani no, che i trentini no. Certo, questi tre casi non hanno riguardato trentini ma i dati ci dicono questo.
L’inasprimento delle pene e gli accorgimenti normativi non hanno portato ad una riduzione dei casi. Forse è la strada sbagliata?
Non bisogna pensare in termini di bacchetta magica. La convenzione di Istanbul dice chiaramente che bisogna andare avanti su più fronti. La prevenzione, le attività culturali di trasformazione della società. Le attività di supporto con i centri di antiviolenza e bisogna andare avanti con il segmento del perseguire i reati.
E il “Codice rosso”?
Serve per intercettare la violenza agita, fermarla, mettere gli autori nelle condizioni di non essere ancora violenti ed eventualmente punirli. A questo serve il Codice Rosso. Nel 2022 è stata introdotta la norma sui dati e questo ci permetterà di conoscere il numero di denunce, quante sono state le richieste di archiviazione e il numero delle misure cautelari adottate.
E' importante perché la quantità di misure cautelari ci dice quante volte si interviene per bloccare la violenza. E' già emerso che nel nostro Paese le norme vengano applicate in modo disomogeneo. Ci sono zone di eccellenza e zone dove fra la richiesta di una misura cautelare e la sua applicazione passano anche due mesi. I dati ci permetteranno di capire e agire in maniera migliore.
Lei cosa direbbe ad una donna che si trova vittima di violenza?
Parlare è fondamentale. Rivolgersi ad un centro antiviolenza è fondamentale. Ma bisogna dire anche altro. Le persone intorno a volte si rendono conto della situazione che sta vivendo una donna. Tantissime volte si conosce. Ecco, anche chi sta attorno può essere di grande aiuto. Possono telefonare anche loro ai centri antiviolenza per chiedere cosa fare. E' fondamentale.

.jpeg?itok=sSvJ-xy4)












