Violenza sulle donne, la presidente della commissione parlamentare femminicidi a il Dolomiti: "Gli uomini violenti vanno allontanati e puniti. Serve un cambiamento culturale"
Tre vittime di femminicidi in tre settimane, i drammi che hanno sconvolto il Trentino Alto Adige. La presidente della commissione parlamentare sul Femminicidio Martina Semenzato: "E' fondamentale la formazione degli operatori socio sanitari affinché subito riescano a riconoscere se si tratta di un incidente domestico o di violenza. Lo stesso vale per le forze dell'ordine e i magistrati"

TRENTO. Una serie di fatti tremendi, una violenza che ha stordito un'intera comunità che si è trovata difronte alle falle di un sistema che non è riuscito a proteggere adeguatamente le donne.
Mara Fait, Iris Setti e la 21enne Celine Frei Matzohl sono le tre vittime di femminicidi avvenuti in Trentino Alto Adige. Uccise con una violenza inaudita da tre uomini.
Morti che “scuotono gli animi” ha spiegato a il Dolomiti la presidente della commissione parlamentare sul Femminicidio Martina Semenzato ricordando che quello avvenuto domenica pomeriggio a Silandro, con la morte di Celine Matzhol uccisa a coltellate dall'ex compagno, è il 73esimo femminicidio dall'inizio dell'anno in Italia. “Sono numeri inaccettabili quelli che mostrano quanta violenza maschile si abbatta sulle donne” ha spiegato.
Presidente Semenzato, tre femminicidi in tre settimane. Lei ha detto che bisogna intervenire subito, in che modo?
Ci sono dei temi fondamentali sui quali dobbiamo lavorare immediatamente. Per me sono l'educazione in famiglia e ovviamente l'educazione a livello scolastico. Ci dobbiamo riappropriare di un rapporto corretto e di equilibrio tra uomo e donna. Per quanto riguarda la violenza di genere oggi dobbiamo lavorare fortemente sull'aspetto culturale. Il rispetto della donna nasce nell'educazione in famiglia e a scuola. E' di fondamentale importanza lavorare nella prevenzione. Quando parliamo di pena e di reato questo è già stato commesso. Se vogliamo ridurre la violenza di genere dobbiamo lavorare sulla prevenzione che è l'unica arma forte che abbiamo a disposizione. Ci deve essere poi una puntale applicazione del codice rosso.
A proposito del codice rosso. In un caso a Rovereto erano state chieste delle forme di tutela che però non sono arrivate e anche nella vicenda di Silandro la vittima aveva presentato denuncia.
A Rovereto la richiesta è stata archiviata in maniera troppo frettolosa come diatriba fra condomini. Bisogna avere la sensibilità di tutti gli autori coinvolti, far attivare i campanelli di allarme è importante. Quando vi è la denuncia da parte di una donna bisogna mettere in atto le procedure con una verifica puntale di quello che sta accadendo. Nulla va tralasciato.
Lei crede che servono condanne più dure e forme di tutele maggiori?
Io credo che quanto fatto nell'ultimo intervento normativo del Governo ha messo un focus nell'irrobustire le pene. Ma nel momento in cui parliamo di pena, siamo già sconfitti perché non siamo riusciti a tutelare la donna. Per questo dobbiamo lavorare tutti assieme alla prevenzione. Anche nell'educazione nei confronti delle donne, sull'avere il coraggio di denunciare e non soccombere a una situazione di violenza reitera.
E' fondamentale per una donna riuscire ad avere la propria indipendenza.
Si dobbiamo rendere le donne autonome dal punto di vista finanziario. Le donne devono sapere che da una situazione tossica possono uscire, che hanno al loro fianco le istituzioni e straordinarie associazioni e che l'uomo violento deve essere allontanato, arginato e punito.
Qual è il lavoro che porterà avanti in commissione?
Potenziare i processi formativi all'interno delle famiglie e nelle scuole. E' fondamentale anche la formazione degli operatori socio sanitari affinché riescano subito a riconoscere se si tratta di un incidente domestico o di violenza. Sensibilizzare le forze dell'ordine e i magistrati.
E alle donne che si trovano vittime di violenza cosa direbbe?
Di parlare, di metterle in luce quello che sta accadendo con un'amica, con un'associazione, con il proprio datore di lavoro. Con l'indotto personale della propria vita. Denunciare immediatamente. Non è amore uno schiaffo, non è amore una restrizione economica. E' solo senso di controllo di una società che ha ancora dei canoni culturali maschili. Lo ritroviamo in famiglia, nel lavoro, una visione di una cultura maschile che, purtroppo, vede ancora la donna confinata entro certi limiti.

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