Il Gruppo Athesia di Ebner contro salto.bz: causa da 150mila euro. La replica: “Attacco alla libertà di stampa”. L’Ordine dei giornalisti: “Azioni che fanno male a tutta la categoria”
Il portale online salto.bz è accusato di una “continua e pressante campagna diffamatoria” contro Athesia e la famiglia Ebner. Il direttore Gobbato: “Questo è un metodo per colpire un giornale ed educare tutti gli altri”. L’Ordine dei giornalisti: “I giornalisti hanno il diritto di criticare e controllare i poteri, anche quelli privati”

BOLZANO. “Questo è un metodo per colpirne uno ed educare tutti gli altri”, così il direttore di salto.bz, Fabio Gobbato, commenta la causa intentata contro il giornale online che dirige, uno dei pochi in Trentino-Alto Adige che non fa riferimento alla figura di Michl Ebner. Lo scorso 9 febbraio infatti è stata notificata alla cooperativa Demos 2.0 una richiesta di risarcimento danni (da ben 150.000 euro) che arriva direttamente dal Gruppo Athesia, di cui Ebner appunto è l’amministratore delegato.
Nel mirino di Athesia sono finiti quasi 60 articoli che, dal 2018 al 2022, hanno ripercorso il background politico ed economico del gruppo editoriale che controlla buona parte dell’informazione locale (sia in lingua italiana che tedesca), ma anche quello della Camera di Commercio dell’Alto Adige, presieduta proprio da Ebner.
Salto.bz è accusato di una “continua e pressante campagna diffamatoria” contro Athesia e la famiglia Ebner, mentre i singoli autori sono chiamati in causa anche per “stalking mediatico” e il reato di “calunniose insinuazioni di collusione con partiti politici e con la pubblica amministrazione”. Buona parte degli articoli citati sono stati scritti da Christoph Franceschini ma fra i nominativi compaiono pure quelli di Fabio Gobbato, Lisa Maria Gasser, Paolo Ghezzi e Wolfgang Mayr.

“I temi trattati negli articoli sono i più disparati – precisa il direttore Gobbato – si va dalla presenza dei lupi in Alto Adige, alle vicende che hanno riguardato la nascita del nuovo quotidiano de ‘il T’, passando per la ricandidatura di Arno Kompatscher (l’attuale presidente della Provincia di Bolzano ndr)”. Inoltre, sono citate varie interviste a politici altoatesini, come la senatrice dell’Svp Julia Unterberger e il senatore del Pd Luigi Spagnolli, ma pure articoli con giornalisti o altre personalità che hanno guardato con occhio critico alle attività della casa editrice Athesia, che in Trentino-Alto Adige si è ritagliata una sorta di monopolio.
Per inquadrare meglio la situazione conviene citare un’indagine condotta dall’Agcom, l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, che nel 2018 fotografa la situazione dell’informazione locale. Nel rapporto si legge che “con il passare del tempo, Athesia ha consolidato e accentrato la propria presenza sul territorio, in particolare nell’informazione, anche se, a partire dagli anni Novanta, ha diversificato le proprie attività investendo in altri settori (quali l’energia, le telecomunicazioni e il turismo)”. Per l’Agcom lo stesso Gruppo in termini di “total audience informativa” coprirebbe il 78,1% della popolazione che si informa sui fatti locali. Per intendersi Athesia batte persino la Rai. In altre parole analizzando le quote di mercato (in termini di diffusione), secondo l’Agcom “emerge una notevole concentrazione editoriale” sia nella Regione che nelle province di Trento e Bolzano.
Al Gruppo Athesia fanno riferimento i principali quotidiani cartacei della regione: l’Adige, il Nuovo Trentino, l’Alto Adige, Stol e il Dolomiten. A questi si aggiungono le radio (compresa la più ascoltata della regione), altri giornali online, una nota concessionaria di pubblicità e diverse società che operano in altri settori economici compreso quello degli impianti di risalita. Infine non si può non citare il ruolo politico di primo piano ricoperto da Michl Ebner, che per moltissimo tempo ha fatto parte dell’Svp tramite la quale è stato eletto sia nel Parlamento nazionale che in quello dell’Unione europea.

Dal canto suo l’avvocato che difende salto.bz, Nicola Canestrini, parla di una “Slapp”, l’acronimo di “strategic lawsuit against public participation”, cioè quelle cause legali che hanno l’obiettivo di silenziare e intimidire le voci critiche e colpiscono in particolar modo i giornalisti. “Siamo di fronte a un gruppo editoriale che tenta di mettere il bavaglio a un altro giornale, silenziando il dibattito”, dichiara Canestrini. “Questo tipo di cause in genere sono promosse da chi ha grandi disponibilità economiche e può permettersi di attendere i lunghi tempi della giustizia italiana. In questo modo si ottiene un effetto deterrente, sapendo di poter incorrere in una citazione in giudizio chi scriverà ancora su questi temi? I giornalisti – conclude l’avvocato – sono cani da guardia della democrazia. Vorrei ricordare che i cani, anche randagi, se messi all’angolo mordono”. Maximilian Benedikter, presidente del Cda della cooperativa Demos 2.0, editore di salto.bz, sottolinea che “il pericolo di incorrere in cause simili riguarda tutti i media, di fronte a questi attacchi alla libertà di stampa è sempre più difficile fare il lavoro di editore e garantire la stabilità economica di una testata”.
Su questa vicenda si è pronunciato anche l’Ordine dei giornalisti esprimendo “estrema preoccupazione” per via del “rischio concreto” che l’adozione di strumenti di difesa così forti, possano “sconfinare in limitazioni della libertà di stampa, sia per chi è oggetto delle accuse, sia per la categoria tutta, compresi gli stessi colleghi e le colleghe che lavorano per il gruppo Athesia”.
A lasciare perplessi è pure l’onerosa richiesta di danni: “Questo da parte del titolare di un gruppo che è tra i protagonisti primari del dibattito pubblico e, attraverso i suoi organi d’informazione, ha la possibilità di replicare a ogni critica o ‘presunto attacco’ tutelando la propria posizione in ogni momento”. L’Ordine infatti ribadisce che la critica e il controllo dei poteri, compresi quelli di un privato, sono un dovere, oltreché diritto, dei giornalisti: “Se questo sia avvenuto nel rispetto della verità e della dignità delle persone va valutato caso per caso, anche perché altrimenti si sconfina nel campo della ‘querela bavaglio’”.












