Infermieri dall'India? L'ipotesi non piace, Monfredini: ''Criticità sul piano linguistico". Hoffer: ''Dal Trentino in 200 sono scappati all'esterno e ora li importiamo. Così non si risolve nulla"
La mancanza di personale sanitario si fa sempre più sentire anche in Trentino. Lo hanno fatto capire le Case di Riposo nei giorni scorsi con un forte allarme. Per contrastare la crisi a livello nazionale il governo parla di reclutare infermieri dall'India. Il direttore della Spes: "Può essere un bacino importante ma ci sono due problemi: il titolo di studio e la lingua"

TRENTO. “L’arrivo degli infermieri indiani? Una toppa peggio del buco”. Non riceve alcun genere di entusiasmo la possibilità di impiego nelle Rsa del Trentino di personale infermieristico proveniente dall'India. La mossa anti-crisi rilanciata dallo stesso ministro della Salute, Orazio Schillaci rischia di non risolvere l'emergenza che ospedali e case di riposo stanno vivendo.
Proprio in questi giorni sono diversi gli allarmi lanciati in Trentino delle Rsa sulla mancanza di personale. Sono 60, ha spiegato la presidente di Upipa, i professionisti che lasceranno le strutture per anziani per trasferirsi a lavorare negli ospedali. Così facendo diverse Case di Riposo si troveranno a fare i conti con un personale ben al di sotto del limite necessario per portare avanti l'assistenza con il rischio che alcune strutture chiudano a nuovi arrivi.
L'allarme lanciato da Upipa era stato condiviso dall'ex presidente dell'Apsp De Tschiderer, Eleonora Stenico (QUI L'ARTICOLO) e nelle scorse ore anche da Daniela Roner (QUI L'ARTICOLO), presidente dell'Apsp Clementino Vannetti di Rovereto. Ma nella stessa situazione di emergenza sono anche le strutture ospedaliere con infermieri costretti a rimandare i riposi o a fare turni massacranti.
L'arrivo di infermieri dall'esterno non è così semplice. In Trentino sono già una quindicina gli infermieri provenienti dall'Albania che stanno lavorando nelle case di riposo ma i problemi che devono essere messi in primo piano sono molti.
“L'India – spiega a il Dolomiti il presidente di Spes Italo Monfredini – è sicuramente un bacino che può generale un flusso di professionisti importanti ma dobbiamo confrontarci con due problemi fondamentali: il primo è quello che riguarda il rendere equipollente il titolo di studio che è una pratica ministeriale non semplice. Il secondo aspetto, invece, è quello che riguarda la lingua che è un ostacolo vero e proprio soprattutto per la terminologia tecnica”.
Nonostante l'impegno rilanciato dal ministero per affrontare la crisi di infermieri con l'arrivo di personale dall'estero, l'inserimento di quest'ultimo non è semplice e nemmeno veloce. Della stessa opinione è anche Cesare Hoffer di Nursing up Trento che sottolinea come “l'arrivo di personale dall'esterno non può risolvere la crisi che si è sviluppata”.
La professione infermieristica dispone di professionisti di alto livello che altri paesi europei fanno a gara per accaparrarsi e mettere a disposizione dei propri pazienti, offrendo loro stipendi che partono anche da 3mila euro. Purtroppo in Trentino e in Italia continua a perdere di appeal, agli occhi di giovani che non trovano le condizioni per sentirsi valorizzati come meriterebbero.
“E' poco etico – spiega a il Dolomiti Hoffer – andare a portare via infermieri dagli altri Paesi. Noi proponiamo di importare professionisti stranieri e facciamo scappare all'esterno i nostri. Dal Trentino sono 200 gli infermieri che sono andati a lavorare all'esterno. E paradossale che i nostri li facciamo scappare e poi dobbiamo importare gli infermieri dall'India”.
Un impegno, sottolinea la parte sindacale, che non può comunque pesare sulle spalle dei professionisti che già oggi stanno lavorando nelle strutture. “Inserire nelle unità operative nuovo personale straniero con infermieri già stremati diventa un ulteriore enorme impegno. Così non si riSolve nulla e si peggiora ancora di più la situazione”.













