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Bolzano
19 novembre | 13:52

La realtà virtuale per combattere la dipendenza da azzardo, ecco il nuovo modello terapeutico: "I pazienti imparano a gestire le emozioni attraverso video immersivi"

Al Centro terapeutico Bad Bachgart di Rodengo, in Alto Adige, ha preso il via un progetto psicoterapico sulla ludopatia che prevede l’utilizzo della realtà virtuale. Il responsabile del centro: "I pazienti ludopatici vengono calati nello scenario realistico di una sala giochi attraverso l’utilizzo di un visore VR. Accompagnati dal terapeuta imparano a gestire questi stimoli nella vita di tutti i giorni affinché possano affrontare meglio le emozioni e le voglie insorgenti legate alla dipendenza"

di S.M.

BOLZANO. La realtà virtuale può aiutare a combattere le dipendenze. Al Centro terapeutico Bad Bachgart di Rodengo, in Alto Adige, ha preso il via un progetto psicoterapico sulla ludopatia che prevede l’utilizzo di questa tecnologia. Nello specifico, la realtà virtuale viene utilizzata nella terapia di cura della dipendenza da azzardo.

 

“Nell’ambiente simulato della realtà virtuale – spiega Martin Fronthaler, responsabile del centro terapeutico di Bad Bachgart, - i pazienti ludopatici vengono calati nello scenario realistico di una sala giochi attraverso l’utilizzo di un visore VR. Accompagnati dal terapeuta, poi, imparano a gestire questi stimoli nella vita di tutti i giorni affinché possano affrontare meglio le emozioni e le voglie insorgenti legate alla dipendenza. Tutto questo durante il loro ricovero in struttura”.

I benefici e l’efficacia della terapia attraverso la realtà virtuale sono stati dimostrati in numerose pubblicazioni e studi internazionali. Nel caso del gioco d’azzardo, di fronte all’aumento del desiderio impulsivo, questo metodo consente un “accesso diretto” ai sentimenti e alle situazioni di stress, permettendo al paziente di affrontare le dinamiche scatenanti in modo realistico attraverso video immersivi.

 

“Poiché la cosiddetta assuefazione dipende dalla frequenza di esposizione alle situazioni a rischio, è utile che i pazienti si esercitino in modo autonomo e frequente per un determinato lasso temporale, in modo da trovarsi preparati al confronto con questi scenari” spiega ancora Fronthaler.

Questa tecnologia può essere utilizzata anche per trattare disturbi d’ansia, attacchi di panico, fobie e sentimenti generalizzati di insicurezza.

 

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