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| 08 apr 2023 | 17:40

"Non ci sarà pietà per l'orso" e l'emotività si trasforma in arma mediatica: ma la morte di Andrea Papi dovrebbe stimolare una riflessione sulla prevenzione

Da un parte luccicano già le canne dei fucili, dall'altra c'è chi sostiene che sulle Alpi il problema non sia dato dalla presenza dell'animale, bensì da quella umana: anche in questa occasione i due schieramenti tengono lontane le mezze misure, le sfumature intermedie

"Non ci sarà pietà per l'orso" e l'emotività si trasforma in arma mediatica
di Pietro Lacasella/AltoRilievo Voci di Montagna

TRENTO. Gli schieramenti si sono formati rapidamente: come al solito netti, distinti, precisi.

 

Da una parte luccicano già le canne dei fucili di chi sostiene che per il reo orso "non ci sarà pietà", di chi ventila campagne di abbattimento che sanno tanto di spedizione punitiva.

 

Dall'altra c'è chi sostiene che sulle Alpi il problema non sia dato dalla presenza dell'animale, bensì da quella umana, andando così a rafforzare la discutibile convinzione che le montagne italiane siano un'enorme landa selvaggia.

 

Anche in questa occasione i due schieramenti tengono lontane le mezze misure, le sfumature intermedie.

 

I fucili, con l'annesso desiderio di vendetta, umanizzano un comportamento animale, trascurando gli istinti che possono aver guidato l'orso. "Non avremo pietà", dunque dichiarano, trasformando l'emotività in arma mediatica.

 

Dal mio punto di vista, però, ignorare le preoccupazioni dei residenti è ugualmente un grave errore, oltre che una dimostrazione di scarsa empatia.

 

L'uomo sulle Alpi non è un intruso. Quello tra uomo e montagne, nella Penisola, è un legame importante, antico e articolato, che non sempre si riflette nella speculazione territoriale degli ultimi settant'anni. Abbiamo innumerevoli esempi che possiamo porre a modello di un'equilibrata convivenza tra uomo e natura.

 

È quindi importante per il tessuto delle Alpi che questo legame, indebolitosi nel tempo a causa della marginalità assunta dai territori montani, non si sfilacci ulteriormente.

 

Nella confusione dell'alterco pare scivolare in secondo piano il ventiseienne Andrea Papi, la cui tragica morte dovrebbe stimolare un'importante riflessione sulla possibilità politico-amministrativa di prevenire.

 

Prevenire, informando, educando, rivolgendosi agli esperti per formulare o riformulare i piani di convivenza potrebbe essere il primo passo verso una necessaria riduzione del rischio.

 

Ciao Andrea.

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