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Trento
10 marzo | 10:05

“Non escludiamo azioni legali per bloccare i cantieri”, con il bypass a rischio il polo per la disabilità sensoriale: “In pericolo la sicurezza degli utenti”

La denuncia di Abilnova la cooperativa che gestisce il polo per i servizi per la disabilità sensoriale, sia visiva che uditiva: “Il bypass mette a rischio le nostre attività”. I cantieri potrebbero mettere in pericolo anche la sicurezza degli utenti: “Presto ci troveremo fuori dalla porta camion, escavatori e trivelle, la nostra presenza è stata sottovalutata da Italferr”

“Non escludiamo azioni legali per bloccare i cantieri”, con il bypass a rischio il polo per la disabilità sensoriale
di Tiziano Grottolo

TRENTO. Man mano che ci si avvicina a via della Malvasia, nel cuore della città di Trento, si notano sempre più striscioni e manifesti contro il bypass ferroviario. Sugli edifici sfitti compaiono molti cartelli con la scritta “vendesi”, anche se è improbabile che qualcuno li compri. Questa zona infatti si troverà al centro dei cantieri per la realizzazione della circonvallazione ferroviaria, le strutture che non saranno abbattute rischiano di vedersi occupare parte delle pertinenze per diversi anni, inoltre l’intera area dovrà fare i conti con il via vai di mezzi pesanti e operai impegnati nella costruzione delle grande opera.

 

I disagi però non riguardano solo residenti e attività commerciali, perché in via della Malvasia sorge anche il polo di riferimento per i servizi per la disabilità sensoriale, sia visiva che uditiva, gestito dalla cooperativa Abilnova (cioè l’ex Istituto per la ricerca la formazione e la riabilitazione). Nella stessa struttura si trova la sede dell’Unione italiana dei ciechi e degli ipovedenti.

 

Come già anticipato da il Dolomiti la cooperativa Abilnova si è vista recapitare una delle lettere attraverso cui Italferr, braccio operativo di Ferrovie dello Stato italiane, annunciava l’occupazione di alcuni spazi del polo per i servizi per la disabilità sensoriale, con tanto di dichiarazione di pubblica utilità.

 

“Non siamo contrari all’opera in sé – precisa il presidente di Abilnova Lorenzo Andreatta – ma i cantieri mettono a rischio le nostre attività, bisogna tenere in considerazione che chi frequenta questa sede convive con una situazione di buio assoluto, immaginate cosa può significare dover attraversare un’area frequentata centinaia di mezzi pesanti”.

 

Come sottolinea Dario Trentini, presidente della sezione trentina dell’Unione italiana dei ciechi e degli ipovedenti, in Provincia ci sono almeno 800 persone che convivono con questa disabilità (fra ciechi assoluti e parziali a cui vanno aggiunti gli ipovedenti), di questi circa 550 sono iscritti all’associazione. “Questo è il potenziale bacino d’utenza della struttura”.

 

Il fatto è che in via della Malvasia si svolgono tantissime attività che vanno dalla riabilitazione visiva all’assistenza scolastica, passando per il supporto psicologico alle famiglie, il servizio di trasporto e quello di interpretariato della Lingua dei segni. Questo per citare solo alcuni dei servizi offerti. Per snocciolare qualche numero basti pensare che Abilnova conta 180 dipendenti mentre la struttura è frequentata da 629 utenti, 137 studenti con disabilità sensoriale o uditiva e nell’ultimo anno si sono svolte ben 3.834 sedute di riabilitazione.

“Il cantiere ormai è diventato un incubo”, commenta l’ex direttore di Abilnova Ferdinando Ceccato che ha recentemente passato il testimone a Valentina Visioli. “Per chi come me vive una disabilità visiva il rumore è la cosa peggiore che si possa trovare – dichiara Ceccato – presto ci troveremo fuori dalla porta camion, escavatori e trivelle. Direi che la nostra presenza è stata sottovalutata da Italferr”.

 

Da qui la richiesta, rivolta a Provincia e Comune, affinché si trovi una soluzione. Non è un caso che alla conferenza stampa siano stati invitati anche il sindaco di Trento Franco Ianeselli, e l’assessore provinciale ai trasporti Mattia Gottardi. Entrambi si dicono disponibili a incontrare Rfi: “Le istituzioni saranno al vostro fianco”. Abilnova però chiede a Provincia e Comune di passare da una fase di interlocuzione a delle azioni concrete.

 

Di fatto la cooperativa propone a Rfi di acquisire l’immobile (che vale alcuni milioni di euro) mentre nel frattempo si proceda con la costruzione di una nuova sede a Spini di Gardolo. “Abbiamo già un terreno di proprietà e un progetto pronto – conferma Andreatta – chiediamo di essere supportati in questo iter, l’obiettivo è quello di conferire il progetto esecutivo per giugno, poi dovremmo trovare un’impresa disponibile”. Il tempo però stringe e a breve, la struttura perderà 30 posti auto che sono vitali per le attività della cooperativa. “Non escludiamo di intraprendere delle azioni legali per interrompere quei cantieri che potrebbero mettere in pericolo la sicurezza degli utenti di questa struttura – conclude Paolo Frizzi, nominato come rappresentante legale da Abilnova – non ci facciamo intimorire”.

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