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| 09 ago 2023 | 13:27

Orsi e lupi, ecco le Giudicarie da ''terrore'' descritte dai sindaci: ''Situazione che sta terrorizzando la popolazione. Altro che pubblicità 'respira sei in Trentino'''

Il quadro fatto dai primi cittadini delle Giudicarie è inquietante e dimostra ancora una volta come nulla sia gestito a dovere in questa fase in tema di grandi carnivori nemmeno la comunicazione. Si stanno trasmettendo messaggi contrastanti e comunque sempre e solo negativi sia per quelli che sono impauriti dalla presenza dei grandi carnivori che per quelli che amano la natura e ''difendono'' questi animali. Un documento che mostra le troppe contraddizioni di un sistema che a partire dai suoi primi cittadini ancora non sa come affrontare la convivenza con i predatori  

Orsi e lupi, ecco le Giudicarie da terrore'' descritte dai sindaci: Situazione che sta terrorizzando la popolazione

TRENTO. I sindaci delle Giudicarie chiedono compattamente di ''porre immediati rimedi a una situazione non più tollerabile e che sta profondamente condizionando la vita di residenti e turisti, esponendoli a danni sistematici e oggettivi pericoli''. Lo fanno con un documento che racchiude il loro pensiero e che è stato firmato da 25 sindaci più Giorgio Butterini che è presidente della comunità di valle. Il documento è stato elaborato dopo l'ultimo caso di falso attacco avvenuto sopra Roncone a due ragazzi che vista la mamma orsa con piccolo al seguito sul sentiero, addormentata, hanno pensato bene di urlare per allontanarla mentre questa li ha puntati per farli andare via con uno dei due giovani che si è arrampicato su una pianta e cadendo si è ferito.

 

L'ennesimo caso che ha messo a nudo come la gestione del fenomeno in Trentino sia indubbiamente sfuggita di mano a un'amministrazione provinciale assente e capace di rispondere sempre solo con slogan e lamentele (mentre le azioni da mettere in campo ci sarebbero e sono ben normate e descritte a livello di direttive nazionali ed europee) con cittadini che continuano, evidentemente, a non sapersi comportare in caso di incontri con i plantigradi e la conflittualità che è cresciuta enormemente in questi 5 anni. I sindaci (che non sono esenti da colpe visto che dovrebbero battere i pugni in Provincia per chiedere più strumenti per garantire la convivenza e adoperarsi per gestire meglio, pur in piccolo, il fenomeno) parlano di ''una situazione non più tollerabile e che sta profondamente condizionando la vita di residenti e turisti, esponendoli a danni sistematici e oggettivi pericoli''.

 

Proseguono parlando di come la presenza di lupi e orsi stia condizionando le attività umane, dal turismo all'allevamento (''tali predatori sono protagonisti continuamente di aggressioni ad animali da allevamento'', scrivono denunciando indirettamente il fatto che evidentemente gli animali da allevamento non sono difesi correttamente, come richiede la gestione del fenomeno, e che c'è un gap culturale e pratico che non si è colmato, o non si è voluto colmare, in questi anni). E poi raccontano del fatto che questi predatori ormai sarebbero ovunque e gli incontri sarebbero continui (''una situazione divenuta progressivamente insostenibile e che sta letteralmente terrorizzando la popolazione, con inevitabili riflessi anche sull’economia''). 

 

''Il clima che si “respira”, in particolare, nelle Giudicarie e nelle altre vallate del Trentino occidentale - scrivano i sindaci - è purtroppo molto diverso rispetto a quello che si racconta in una nota pubblicità prodotta da Trentino Marketing e diretta a promuovere la salubrità del nostro habitat. In verità, la vita, nelle citate aree, è diventata molto difficile: le persone, impaurite, hanno abbandonato la montagna e di conseguenza la sua manutenzione, rinunciando a recarsi nelle baite di proprietà, a trasferirvi gli animali domestici durante la bella stagione, come accade da sempre, a compiere escursioni in quota a piedi e in bicicletta, a passeggiare sulle ciclabili, ad andare per funghi, a far giocare i bambini nel bosco, nei prati e perfino nei numerosi parchi che sorgono ai margini dei paesi; ultimamente, si vive perfino con il fondato timore di incontrare orsi e lupi nei centri abitati, situazioni peraltro documentate regolarmente da video e immagini, che vengono diffusi attraverso social network e media. Ci si chiede, inoltre, che ulteriori ripercussioni possa avere questa condizione sull’economia, vista la vocazione dei citati territori, frequentati da decenni da turisti che vi si recano soprattutto perché amano il contatto con la natura''.

 

Ci si chiede quali ripercussioni potrà avere dopo la redazione di questo documento da parte degli stessi sindaci, francamente e anche in questo caso emerge un quadro drammatico di gestione del fenomeno: la comunicazione sull'argomento è abbandonata a sé stessa come tutte le politiche di controllo dei grandi carnivori. In primis il presidente Fugatti ha fatto a pezzi anni di campagne pubblicitarie trasferendo l'immagine di un Trentino allo sbando circondato da bestie feroci (tra tutti i lupi e tutti gli orsi stiamo parlando di meno di 300 esemplari e i danni causati sono addirittura calati attestandosi sotto i 150mila euro meno del costo di un marciapiede) che in qualche modo si accanisce contro la natura perdendo da un lato chi è spaventato dalla presenza dei grandi carnivori per come vengono rappresentanti e dall'altro chi ama la natura e pensa che in Trentino venga ormai ''braccata'' e ''maltrattata''. Un disastro.  

 

Quindi la necessità di ''concentrarsi da subito sull’ideazione di un programma di carattere tecnico-scientifico e socio-economico finalizzato alla individuazione di una soglia numerica che tenga conto delle esigenze biologiche della specie e sociopolitiche dell’uomo, in una sorta di patto sociale. Tale programma - scrive - era stato peraltro già ipotizzato e delineato dal Professor Guido Tosi e dal Professor Marco Apollonio in uno studio commissionato dalla Provincia di Trento e realizzato nel 2011 in collaborazione con il Parco Naturale Adamello Brenta. L’applicazione di una capacità portante sociale (numero massimo di orsi sostenibile) non può prescindere dalla possibilità di un prelievo finalizzato al controllo della crescita, modificando quindi l’attuale quadro legale''. Che è comunque una ''falsa'' prospettiva perché richiede comunque un cambio di passo deciso del sistema. I famosi ''orsi problematici'' si contano sulle dita di una mano (la stragrande maggioranza di esemplari non si fa vedere nemmeno di striscio dall'essere umano) e se anche si fissasse un tetto alla popolazione potrebbe non cambiare nulla se non cambieranno prima le abitudini e i comportamenti delle persone (per capirsi il caso Daniza è avvenuto quando la popolazione di orsi si aggirava intorno ai 50 esemplari). 

 

Alla luce di simili premesse, gli amministratori delle Valli Giudicarie, ''con determinazione, chiedono alle Autorità competenti in materia'':

 

- l’attivazione di uno stato di emergenza con la nomina di un Commissario, dotato di poteri esecutivi, che possa agire in deroga alle disposizioni ordinarie e per un tempo determinato, allo scopo di far fronte a un evento straordinario come quello che si sta verificando;

- l’applicazione puntuale delle azioni previste sin dall’origine del progetto “Life ursus” e nel Pacobace per la rimozione, la limitazione, il monitoraggio degli esemplari pericolosi e per la risoluzione di problematiche derivanti dalla presenza degli animali selvatici, invitando il Presidente ad utilizzare la propria facoltà di autorizzare il prelievo, la cattura o, se del caso, la rimozione di orsi e lupi ai sensi e per gli effetti dell’art. 1 della LP n. 09/2018;

- l’attivazione di idonei strumenti mirati a ridurre e contenere il numero degli esemplari, la cui presenza deve essere quantitativamente compatibile con l’oggettiva condizione del territorio e con il livello di antropizzazione che lo caratterizza, modificando, se necessario, anche le normative vigenti che, attualmente, appaiono obiettivamente inconciliabili con le condizioni di vita naturale delle vallate del Trentino occidentale, chiedendo un’immediata deroga e applicando l’art. 16 della direttiva Habitat e l’art. 11 del DPR 357/1997. Ciò detto, si ritiene che limitarsi all’individuazione e al prelievo esclusivamente degli animali ritenuti pericolosi o dannosi, rappresenti una soluzione solo parziale del problema;

- indicazioni puntuali in merito a provvedimenti e comportamenti che i sindaci devono adottare rispetto alla problematica generale, ma anche in condizioni emergenziali contingenti, con l’adozione di protocolli di comunicazione precisi e tempestivi rispetto a situazioni di pericolo, spostamenti degli animali e azioni attivate dal corpo forestale sui territori di competenze. È convinzione condivisa che l’efficacia di tale comunicazione incida profondamente anche sulla capacità di informare i cittadini e prevenire eventuali criticità specifiche;

- un maggior coinvolgimento dei sindaci, in qualità di autentici rappresentanti e garanti della cittadinanza, relativamente alle strategie di contrasto al problema;

- la piena assunzione di responsabilità da parte dei soggetti competenti, in merito alla gestione delle emergenze, delle azioni preventive e delle situazioni di pericolo. Si ritiene, infatti, che ogni provvedimento che incida in forma diretta e indiretta sulla sicurezza dei cittadini debba richiamare le autorità preposte a rispondere in modo rapido, chiaro e inequivocabile, anche nella logica di evitare che si inneschino delle situazioni di immobilismo, incompatibili con le citate condizioni di oggettivo rischio e disagio per la cittadinanza;

- che qualsiasi azione attuale e futura rispetto alla tutela e alla valorizzazione della natura in tutte le sue componenti venga pianificata nella consapevolezza che l’ambiente montano presenta caratteristiche di antropizzazione ormai radicate e che, in particolare nelle vallate locali, hanno determinato storicamente un sostanziale equilibrio tra la presenza dell’uomo e quella delle specie selvatiche

 

 

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