Parco nazionale Val Grande: ''Non possiamo ospitare l'orsa JJ4'' e spiega: ''L'immissione potrebbe compromettere il benessere di altre specie viventi"
Il parco spiega che si tratterebbe "di una introduzione, vietata per legge". Sugli orsi problematici chiarisce: "Pur capendo il punto di vista degli ambientalisti e animalisti un destino di questi orsi è quello delle aree faunistiche attrezzate, quindi la cattività o semi-cattività”

VOGOGNA. L'orsa JJ4 e gli altri plantigradi problematici non potranno essere accolti dal Parco nazionale della Val Grande, nel Verbano-Cusio-Ossola, nel caso in cui dovessero essere trasferiti dal Trentino. A dirlo in queste ore con un documento è la stessa amministrazione del parco in risposta a "migliaia di messaggi con la richiesta di adozione e salvataggio".
Il Parco nel rispondere agli appelli, spiega che “si è di fronte ad una situazione decisamente complessa che va al di là dell'amore e del rispetto del singolo animale che, come ogni essere, ha diritto di godere della sua vita, pur coi limiti dettati dalla incolumità della specie umana (beninteso, laddove la specie umana sia rispettosa anch'essa delle minime regole di corretta condotta per rapportarsi con le diverse specie) e dalla preservazione dell'ecosistema”.
Nel caso della specie in questione, occorre evidenziare, spiega sempre l'Amministrazione del Parco nazionale “come l’orso in Val Grande non sia stanziale. Alcuni avvistamenti e segni di passaggio occasionali non confermano la presenza stabile della specie e pertanto l’immissione di un esemplare di questa specie allo stato attuale potrebbe configurarsi come una introduzione, vietata dalla legge dei parchi. Ciò peraltro comporterebbe uno stravolgimento degli attuali ecosistemi finendo per compromettere il benessere di altre specie viventi”.
Le reintroduzioni vengono infatti realizzate “solo dopo aver accertato la reale presenza storica della specie e soprattutto dopo aver verificato la vocazionalità dell’area e la superficie minima vitale per la specie. Allo studio di fattibilità attuato in Trentino gli esperti dedicarono quasi 5 anni. Gli orsi hanno territori vastissimi e la Val Grande da sola è insufficiente a garantire una popolazione vitale di orso, fossero anche due soli individui. Questo implica la sottoscrizione di accordi con altri enti territorialmente competenti (regioni, province e altri enti parco)”.
Le aree protette naturali non sono luoghi recintati ed è quindi impossibile, spiega sempre il parco, escludere che da lì l’orso potrebbe andarsene frequentando territori vicini, sicuramente non vocati e ricchi di infrastrutture pericolose per lui (strade e ferrovie) e soprattutto densamente popolati. “Pur capendo il punto di vista degli ambientalisti e animalisti – viene spiegato - un destino di questi orsi, cosiddetti 'problematici', è quello delle aree faunistiche attrezzate, quindi la cattività o semi-cattività”.
Ed è sempre il Parco della Val Grande che spiegato il proprio compito istituzionale “è quello di monitorare gli spostamenti naturali di questi predatori, concorrere con gli altri soggetti coinvolti a promuovere soluzioni finalizzate alla coesistenza delle specie in questione con le attività dell’uomo e promuovere iniziative di corretta informazione e sensibilizzazione. Da tempo abbiamo infatti attivato un tavolo di concertazione dedicato al tema dei grandi predatori”.
Per queste ragioni, anche gli organi dell’Ente – Comunità del Parco (ovvero i sindaci dei 13 Comuni del Parco) e Consiglio Direttivo – che sono propositivi, consultivi e di indirizzo hanno condiviso come “non sia possibile accogliere la richiesta di “adozione” di orsi, azione non prevista dagli strumenti normativi e di pianificazione attualmente in vigore”.
"Vigileremo come abbiamo fatto fino ad oggi al fine di tutelare il più possibile M29, l’orso giunto in Val Grande da qualche anno (anche se, come detto, di tanto in tanto sparisce e poi ritorna) invitando turisti e curiosi a non cercarne le tracce e a lasciarlo in pace come abbiamo più volte scritto e ribadito non solo personalmente ma anche attraverso i media" conclude il parco.













