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| 14 mag 2023 | 06:01

"Post-Covid? Preoccupano i batteri resistenti agli antibiotici: ridurli negli allevamenti". Viola a il Dolomiti: "Nella pandemia troppi esperti in tv con opinioni personali"

L'esperta spiega quanto sia fondamentale portare avanti ancora oggi il monitoraggio delle varianti di Sars Cov 2. Tra i maggiori pericoli che ci troviamo davanti, peró, vi è la resistenza agli antibiotici da parte dei batteri: "La Commissione Europea sta cercando di stimolare la ricerca in questo settore. Abbiamo già batteri nel mondo che sono resistenti a tutti gli antibiotici. Se questi batteri dovessero diffondersi non avremo strumenti per eliminarli"

"Post-Covid? Preoccupano i batteri resistenti agli antibiotici: ridurli negli allevamenti"

TRENTO. “Il virus Sar Cov 2 non è scomparso, grazie ai vaccini fa meno paura, ma abbiamo davanti un'altra emergenza per la quale fino ad oggi si è fatto troppo poco ed è quella dell'antibiotico – resistenza”. Ne è certa l'immunologa Antonella Viola.

 

L'esperta intervistata da il Dolomiti ha fatto un quadro sulla situazione dopo la decisione da parte dell'Oms di dichiarare la fine dell'emergenza Covid. Una decisione che in molti attendevano nonostante gran parte delle misure di contenimento del virus fossero da tempo ormai già saltate.

 

Ora, peró, ci troviamo ad affrontare un’altra emergenza rappresentata dalla resistenza agli antibiotici: un fenomeno di adattamento di alcuni microrganismi, che acquisiscono la capacità di sopravvivere o di crescere in presenza di una concentrazione di un agente antibatterico, che è generalmente sufficiente ad inibire o uccidere microrganismi. Un pericolo davvero enorme per la salute umana, una cosiddetta “pandemia silente” che con il passare degli anni causerà sempre più morti.

 

Dottoressa Viola, partiamo dalla decisione dell'Oms di dichiarare la fine dell'emergenza Covid. E' davvero tutto terminato? Il virus dove è finito?

Da noi le misure di contenimento del contagio erano state ormai quasi tutti eliminate. L'unica misura sopravvissuta erano le mascherine in ospedale. Fortunatamente devo dire che anche con l'ultima revisione tutti gli ospedali hanno deciso di continuare ad usarle.

Per questo cambierà quasi nulla con questa decisione dell'Oms. Semplicemente dice una cosa che tutti avevamo già notato e cioè che non c'è più l'emergenza.

Il virus c'è e continua a circolare e a contagiare ma non rappresenta più un problema per i singoli cittadini e nemmeno per i sistemi sanitari. Grazie alla vaccinazione, grazie all'immunità che abbiamo nei confronti della malattia severa. Il virus sembra essersi stabilizzato nella forma della variante omicron un po' meno aggressiva clinicamente rispetto le varianti precedenti.

 

E quindi cosa ci resta?

Il fatto che gli ospedali, nonostante ci sia stato un liberi tutti, abbiano deciso di usare le mascherine in ambienti in cui per definizione ci sono persone fragili. Questo rimarrà nel tempo. Con un minimo sforzo, indossando la mascherina, si può evitare di mettere a rischio la salute di chi è più fragile. Questo non riguarda solo il Sars Cov 2 ma tutti i virus respiratori.

 

E cosa bisogna continuare a fare?

Chi si occupa di sanità deve continuare con il monitoraggio. Il virus non è scomparso. E' vero che tutti noi pensiamo, e ci auguriamo, che non arriveranno varianti più aggressive. Tuttavia è fondamentale andare avanti con il sequenziamento. Poiché le mutazioni sono casuali, non è impossibile che ne possano arrivare con il rischio di rendere il virus immunoevasivo o anche più aggressivo.

 

Lei crede che saranno necessarie altre dosi di vaccino?

Si potrà pensare un richiamo per le persone più fragili. Ma non ha senso per gli altri andare avanti con le vaccinazioni. Oggi chi ha 3 dosi oppure 4 o 5 si può sentire protetto. Dobbiamo capire cosa fare, se inserire questo vaccino fra i consigliati per gli over 60. Ma ci troviamo davanti ad un problema: mentre il virus influenzale ha una stagionalità e sappiamo quando arriva per avviare la campagna vaccinale, il Sars Cov 2 non mostra stagionalità ed è molto più complesso pensare ad una campagna vaccinale.

 

E il sistema sanitario come è uscito da questa pandemia?

Qualcosa si è fatto. Ci sono stati degli adeguamenti alle terapie intensive e nei reparti di malattie infettive. Sono stati assunti medici e infermieri. E' aumentato il numero di accessi alle scuole di specialità per i medici. C'è ancora tanto da fare sul tema, soprattutto per la terza età. Questo sistema oggi non funziona. Serve maggiore medicina del territorio.

 

A lei è stato chiesto di intervenire in diverse trasmissioni televisive. Come è cambiato su questi temi il rapporto dei mezzi di comunicazione?

C'è stata sicuramente una maggiore sensibilità su quello che riguarda la salute e scienza. E' un aspetto positivo. Siamo forse ancora scottati e non so se durerà a lungo. Cosa non ha funzionato? Io credo che servirebbe maggiore presenza di giornalisti scientifici nelle trasmissioni televisive e nei giornali. Avrebbero potuto gestire meglio la comunicazione caotica che abbiamo visto durante la pandemia e ancora dopo. Questo caos continua anche oggi a livello mediatico. Una persona , un giornalista scientifico, sa chi è il vero esperto. Sa se quel medico o ricercatore sta dicendo cose sensate o sue opinioni personali. Può fare da filtro per il pubblico.

 

Anche da parte degli esperti ci deve essere dell'autocritica?

Si, certamente. Alcuni di noi hanno sbagliato. Vedo che questi sbagli continuano a ripetersi. L'esperto deve sempre ricordarsi che quando parla al pubblico e scrive sui giornali non parla a livello personale, non sta parlando delle proprie idee ma a nome della comunità scientifica.

Quindi deve parlare sulla base di evidenze scientifiche condivise e non in base di quello che gli piace o pensa. Ci vuole un atto di umiltà, fare un passo indietro come persona perché in questo momento io per i cittadini rappresento la scienza. Questo non è avvenuto e molto spesso i colleghi hanno dati idee personali, che hanno creato solo confusioni.

 

Quale sfide abbiamo davanti in questo momento.

Ci sono diversi virus che possono fare il salto, lo sappiamo e dobbiamo mantenere alta l'attenzione. L'altra grande emergenza è la resistenza agli antibiotici da parte dei batteri. Un problema per il quale si fa ancora poco. Solo negli ultimi anni la Commissione Europea sta cercando di stimolare la ricerca in questo settore. Abbiamo già batteri nel mondo che sono resistenti a tutti gli antibiotici. Se questi batteri dovessero diffondersi non avremo strumenti per eliminarli. Finora riuscivamo a combatterli ma se gli antibiotici non dovessero più funzionare siamo nei guai. Bisogna investire nella ricerca e dall'altra parte ridurre il consumo di antibiotici quando non servono sia a livello personale che nella grande produzione di animali negli allevamenti intensivi. Vengono usati in maniera dissennata.

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