Tragedia del Cadore, l'avvocato al lavoro per far scarcerare Angelika Hutter: ha investito e ucciso Mattia (2 anni), il suo papà e la nonna
Gli inquirenti stanno indagando su una tragedia che presenta tanti lati ancora oscuri. Sulla strada non ci sarebbero segni di frenata. La 32enne alla guida dell'Audi che sfrecciava ben oltre i limiti in carcere ripeterebbe "Ich bin in einem Abgrund''

BELLUNO. "Ich bin in einem Abgrund" ("sono in un baratro", la traduzione dal tedesco), questo quel che ripeterebbe la donna che ha falciato una famiglia a Santo Stefano di Cadore il 6 luglio ammazzando un bimbo di 2 anni, il suo papà e la sua nonna. Le frasi sono state riportate dal legale d'ufficio dall'Agi che ha spiegato anche che la donna non ricorderebbe nulla dell'accaduto. Quel che è certo è che ora, dopo gli interrogatori e dopo che le è stato raccontato il disastro che ha combinato, la donna avrebbe mostrato segni di pentimento. Domani l'avvocato cercherà di ottenere per la donna la scarcerazione da parte del giudice di Belluno, Enrica Marson perché, riferisce l'Agi, "non può stare in carcere, l'incidente è stata una sfortuna che può capitare a chiunque".
Una sfortuna terribile soprattutto per la famiglia che si trovava sulla strada di Angelika Hutter, la 32enne tedesca arrestata per omicidio stradale plurimo. E non è ancora nemmeno troppo chiaro se si sia trattato ''solo'' di un incidente. Una testimone racconta di averla vista litigare poco prima con una persona e quindi va chiarito se la donna non l'abbia fatto di proposito accecata dalla rabbia, visto che sulla strada non sarebbero stati trovati segni di frenata. Gli esami tossicologici hanno dato esito negativo, mentre da quel che è stato trovato nella macchina della donna (spazzatura, rifiuti, vestiti sporchi) e da quel che era successo a fine maggio a Bolzano (era stata fermata dalla polizia perché si era messa a litigare con una commessa e nello zaino aveva un grosso coltello) se ne deduce un quadro psicologico personale piuttosto al limite.
La certezza, ha detto un investigatore, è che l'Audi andava a velocità sostenuta (come si può vedere in questo video choccante nel quale si sentono anche i rumori della tragedia) decisamente oltre i 70 kmh in quel tratto di rettilineo (dove il limite è a 50) quando è piombata sul marciapiede falcidiando le tre vittime, prima di finire la folle corsa contro un palo dell' illuminazione. La donna, che si trova ora rinchiusa nel carcere femminile della Giudecca, è apparsa agli inquirenti come una persona 'strana' e poco è ancora emerso (parla solo tedesco e inglese) sui suoi precedenti spostamenti in Italia.
Intanto, domani le tre salme sono attese a Favaro Veneto, il comune di residenza nel Veneziano delle vittime con le esequie che dovrebbero essere celebrate tra mercoledì e giovedì a Dese. Ad attendere le tre bare ci sarà Elena Potente, 42 anni ("il mio dolore è troppo grande", ha detto), la mamma di Mattia, la compagna di Marco e la figlia di Maria Grazia. Domani a Santo Stefano di Cadore sarà lutto cittadino.













