Tragedia di Caldes, la fidanzata: ''Dopo anni di studio e lavoro, stavamo per andare a vivere insieme''. La famiglia di Andrea Papi ricorda quel terribile pomeriggio
La famiglia di Andrea Papi è stata ospite della trasmissione "Zona Bianca" su Rete 4. Durante il programma vengono ricordate quelle tragiche ore. La richiesta di "giustizia e dignità" per il runner e tutele per "le comunità montane"

TRENTO. "Ero a casa e verso le 16.15 Andrea mi ha detto che andava a fare un giro". La famiglia di Andrea Papi è stata ospite della trasmissione "Zona Bianca" su Rete 4. Durante il programma condotto da Giuseppe Brindisi vengono ricordate quelle tragiche ore di più di una settimana fa che hanno cambiato tutto. "Ho preso il cellulare perché di solito posta sempre qualcosa o ci fa sapere dove va. E, infatti, è andato al Grum, una malga vicino a casa: noi tutti fin da bambini ci siamo sempre andati, anche da soli", ricorda mamma Franca. "Verso le 5.20 ho provato a chiamarlo ma non mi ha risposto perché è una zona che in base a dove ti sposti non c'è campo. Ho riprovato 5, 6, 7, 8 volte e non ha risposto. A volte magari mi dava un po' della rompiscatole perché ero sempre in apprensione, le mamme son così quando escono i figli. E allora ho chiesto a mia figlia e Alessia. Ma non abbiamo avuto risposta".
Difficile in primo momento pensare che il giovane 26enne fosse stato ucciso da un orso. "All'inizio ho pensato che magari era scivolato e aveva battuto la testa. A volte succedono queste cose qui. Ho pensato che fosse successo un incidente. La Panda 4x4 dal meccanico, altrimenti sarei salita", prosegue mamma Franca mentre la sorella Laura prosegue: "Andrea sapeva cosa faceva, come tutti in val di Sole o quelli che amano la montagna: sappiamo cosa facciamo, sono posti che conosciamo".
Dolore e rabbia. "L'unico modo per far passare il dolore e che non fosse successo mai niente. Questo dolore me lo porterò finché vivo. E ho rabbia perché viviamo nella natura e abbiamo sempre vissuto il bosco. E adesso la natura me l'ha portato via. Non voglio che sia abbattuto l'orso, non mi ridà indietro mio figlio", ribadisce mamma Franca, mentre papà Carlo aggiunge: "La rabbia mia è che, dopo tutti questi feriti, non c'è stato nessun intervento nel tempo. Andrea non ha colpa, andava a correre solo sui sentieri segnalati e tracciati. Non si può morire per una corsa in montagna e non si può accettare. Chiediamo solo giustizia e dignità per mio figlio".
Un futuro e progetti che si sono spezzati il 5 aprile. "Avevamo trovato una casa per settembre in cui andare in affitto", ricorda la fidanzata Alessia. "In questi 5 anni insieme abbiamo studiato e siamo andati a lavorare: era arrivato il momento. La montagna ci accomunava, anche qui e in vacanza, anche al mare. Siamo andati, per esempio, in Abruzzo e siamo scesi un giorno prima per andare sul Gran Sasso. Non riusciamo a stare senza montagna. Non ci sono provvedimenti che potranno lenire il dolore e la rabbia. Cerchiamo di tutelare la comunità che non succeda più a nessuno ma non cambierà il dolore che proviamo. Tornerò in quei posti perché è la nostra casa. Le persone lavorano, vivono e fanno attività nel bosco, che è imprescindibile. La convivenza con l'orso? Vedremo come si evolvono le cose, sono la sua ragazza e non ho competenze per decidere cosa sia giusto fare in queste situazioni".
Negli scorsi giorni mamma Franca si era appellata al governo, "perché qualcosa cambi, non solo per mio figlio ma per tutte le comunità montane. Siamo arrivati a un punto che è difficile comunque la convivenza. Devono essere tutelati tutti, viviamo nel bosco e gli animali sono ovunque".












