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Trento
30 novembre | 20:42

"Troppo forti lo stigma sociale e la discriminazione", nel 2021 in Trentino 800 persone in cura e 6 nuove diagnosi da Hiv, Lanzafame: "Manca la prevenzione"

Il 1 dicembre è la Giornata mondiale contro l'Aids. In Trentino nel 2021 erano 800 le persone con Hiv in cura e le nuove diagnosi sono state 6. L'incidenza su 100mila abitanti è di 1,1. La diagnosi tardiva resta una delle criticità della diffusione del virus. Il direttore dell'Unità operativa malattie infettive dell'Azienda sanitaria di Trento: "Nel 2023 è svilente, con i progressi fatti dalla scienza in termini di terapie, non riuscire a bloccare i contagi

"Troppo forti lo stigma sociale e la discriminazione", nel 2021 in Trentino 800 persone in cura e 6 nuove diagnosi da Hiv
di Sara Marcolla

TRENTO. “Sull'Hiv sono ancora troppo forti lo stigma sociale e la discriminazione. Nel 2023 è svilente, con i progressi fatti dalla scienza in termini di terapie, non riuscire a bloccare i contagi”. A dirlo è il dottor Massimiliano Lanzafame, direttore dell'Unità operativa malattie infettive dell'Azienda sanitaria trentina alla vigilia del 1 dicembre, Giornata mondiale contro l'Aids, che però avverte: “Non possiamo parlare di Hiv solo il 1 dicembre: gli altri 364 giorni il virus non dorme, continua a trasmettersi e a infettare altre persone”.

 

Secondo il dati diffusi dall'Organizzazione mondiale della sanità, nel 2022 nel mondo ci sono 39 milioni di persone che vivono con l'Hiv e sono 1 milione 300 mila le nuove infezioni; i morti sono 630 mila.

 

A livello italiano, secondo i dati elaborati dal Centro operativo Aids dell’Istituto superiore di sanità, nel 2022 sono stati 1880 i casi notificati, 3,2 ogni centomila abitanti, con l’incidenza più elevata nella fascia di età 30-39 anni, contro i 1770 del 2021 e i 1303 nel 2020. L'84% delle diagnosi è legato alla trasmissione sessuale e la categoria maggiormente esposta è quella dei maschi.

 

In Trentino i dati disponibili riguardano il 2021 – spiega il dottor Lanzafame. - Erano 800 le persone con Hiv in cura e le nuove diagnosi sono state 6. L'incidenza su 100mila abitanti è di 1,1”.

 

La diagnosi tardiva resta una delle criticità della diffusione del virus: il 58,8 % delle persone che nel 2022 ha ricevuto una diagnosi per Hiv era già in Aids o prossimo a questa condizione: in altre parole, ha scoperto di avere il virus solo quando il loro sistema immunitario era già compromesso o quando mostrava i sintomi delle patologie correlate.

 

“L'aumento dei contagi in questi ultimi due anni è dovuto al fatto che, durante la pandemia, sono state interrotte talvolta le misure di screening e di prevenzione, oppure alcune persone hanno smesso di curarsi durante il lockdown. Questo ha comportato un incremento delle nuove diagnosi” chiarisce Lanzafame.

 

“A mancare – secondo il direttore dell'Unità operativa malattie infettive – è la prevenzione. E' stato dimostrato che la terapia farmacologica riduce la mortalità, ma soprattutto previene la trasmissione del virus. Oggi una persona sieropositiva che prende correttamente i farmaci è definita non contagiosa e ha un'aspettativa di vita pari ad una persona sieronegativa. Tuttavia, dopo 42 anni (l'Aids è stata riconosciuta ufficialmente nel 1981) sull'Hiv restano ancora forti lo stigma sociale e la discriminazione. Questo frena la prevenzione e la diagnosi precoce. Bisogna fare di più” conclude Lanzafame.

 

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