''Uccidere JJ4? Sembra di tornare al Medioevo", parla la fondatrice del santuario rumeno pronto ad accogliere l'orsa: ecco quanto costerà il trasferimento
Il Libearty Bear Sanctuary Zarnesti, creato 16 anni fa, ha visto un investimento iniziate di 2 milioni di euro ed ora costa ogni anno 800 mila euro. Il piano redatto da Lav assieme all'associazione Millions of Friends si trova ora sul tavolo della Provincia, del Ministero dell'Ambiente ed è stato inviato come richiesto anche al Tar. Sono spiegate in maniera dettagliate le varie fasi ed esiste un cronoprogramma. Nessun costo è a carico delle casse pubbliche

TRENTO. “Posso dire solamente di essere sorpresa che nel 21esimo secolo qualcuno sia impegnato a condannare a morte un orso. Sembra essere tornati davvero al Medioevo”. Usa queste parole Cristina Lapis, fondatrice e presidente dell'associazione Millions of Friends, che gestisce il santuario- rifugio in Romania.
Il Libearty Bear Sanctuary Zarnesti è la struttura a cui in molti stanno guardando per salvare la vita all'orsa che ha aggredito e ucciso Andrea Papi e che oggi si trova rinchiusa al Casteller. Il centro si trova a Zărnești ed è stato creato 16 anni fa in accordo con le autorità locali per dare soluzione alla diffusa presenza di orsi nella zona, offrendo sia la permanenza degli orsi in recinti naturali in condizioni di semilibertà, sia la sicurezza delle popolazioni locali.
Si estende su una superficie di oltre 70 ettari all’interno di un parco nazionale e attualmente ospita 119 orsi, 40 dei quali sono animali recuperati dalla natura, perché ritenuti un potenziale pericolo per la popolazione locale, mentre i rimanenti sono orsi salvati da situazioni di grave maltrattamento per le condizioni di detenzione non adeguate. Inoltre, il centro accoglie anche alcuni animali trasferiti dall’estero, ovvero dalla Georgia, dall’Armenia, dall’Albania, dall’Ucraina e un esemplare proveniente dagli Stati Uniti.
“Io penso che l'orsa JJ4 – spiega Cristina Lapis – non appartenga al presidente del Trentino ma alla natura. Non vedo perché dobbiamo punirla che era nella sua casa, nella foresta. Il nostro santuario è disposto a riceverla per darle una seconda occasione”.
All'interno della struttura gli orsi considerati come JJ4, un potenziale pericolo, fino a pochi giorni fa, erano 36. Ma di recente sono aumentati a 40 con l'arrivo di una mamma orsa ferita ad una gamba, assieme ai suoi tre cuccioli, che si erano avvicini ai paesi alla ricerca di cibo.
Secondo l’esperienza pluriennale maturata dal centro nel corso del tempo si è appurato che, adottando determinate modalità gestionali, risulta possibile abituare un orso prelevato in natura alle condizioni di vita di semilibertà in ambienti naturali recintati con sufficiente estensione.
Dal punto di vista gestionale, il centro è dotato di personale appositamente formato alla gestione quotidiana degli animali, con esperienza all’introduzione di nuovi individui che, dopo un periodo di ambientamento, si sono ben adattati a vivere nei recinti in condizioni di semilibertà, anche con altri orsi. Da un punto di vista ambientale, il centro offre un areale prevalentemente boschivo alternato a spazi aperti con substrato naturale, presenza di rilievi e con corsi d’acqua. Un ambiente di questo tipo permette l’espressione delle caratteristiche comportamentali tipiche della specie. Il centro garantisce le cure in caso di necessità ed è anche dotato di una struttura veterinaria dedicata. La struttura oltre 70 ettari è suddivisa in: 6 aree grandi per l’accoglienza degli orsi; 5 aree più piccole per l’accoglienza degli orsi che necessitano di attenzioni particolari, tra cui orse con cuccioli; 2 aree di adattamento per gli animali di nuova introduzione.
“Noi siamo pronti ad accogliere JJ4 a cui speriamo di poter dare il nome di Hope (Speranza). Lei – spiega Lapis – rappresenterebbe una speranza per tutti gli altri orsi. Diventerebbe un vero e proprio simbolo. Ma al di là dell'orsa credo, però, che in Italia vi siano abbastanza foreste per riuscire a creare nel futuro sul territorio almeno un santuario”.
La creazione di un santuario sul territorio è stato al centro delle proposte nelle scorse settimane di alcune associazioni animaliste. Il Libearty Bear Sanctuary Zarnesti, creato 16 anni fa, ha visto un investimento iniziate di 2 milioni di euro ed ora costa ogni anno 800 mila euro.
IL PIANO DI TRASFERIMENTO
Dalla situazione sanitaria al mezzo di trasporto. E' tutto specificato in maniera dettagliata nel piano presentato nelle scorse ore dalla Lav assieme a Millions of Friends. Ora si trova sul Tavolo della Provincia, dell'assessora Giulia Zanotelli, del Ministero dell'Ambiente ed è stato inviato, come richiesto anche al Tar. “E' stato trasmesso ufficialmente – spiega Roberto Bennati, direttore della Lav – e questo piano è la soluzione del problema. C'è la possibilità di non abbattere JJ4 basta solamente un sì da parte della Provincia e del suo presidente”.
Si tratta di un piano per il trasferimento di fauna selvatica pericolosa e come richiesto dal Tribunale Amministrativo non comporta alcun costo per le casse pubbliche. I costi del trasferimento e quelli del mantenimento dell’animale sono a carico di Lav: questo comprende le spese veterinarie e di laboratorio per la preparazione dell’animale al trasferimento e per l’ottenimento della documentazione necessaria; i costi di trasferimento dell’orso, dei mezzi e del personale a seguito della presa in carico dell’animale a Casteller fino al centro di accoglienza; i costi di mantenimento dell’animale nella struttura di destinazione, incluse le spese veterinarie e le successive spese di monitoraggio. “Per il solo trasferimento dell'orsa JJ4 il costo si aggira dai 25 ai 30 mila euro” ha spiegato il direttore della Lav.

Il procedimento si suddivide in una parte tecnica e sanitaria e una burocratica. Vi è una prima fase preparatoria. L'animale dovrà essere identificato con un microchip che ne possa permettere la tracciabilità. Il trasferimento fra stati, inoltre, richiede una vaccinazione antirabbica che normalmente non viene effettuata in Italia. Questa vaccinazione deve essere poi confermata con le analisi del sangue da fare 60 giorni per attestare la titolazione anticorpale.
A seguito di questa fase l'animale è sostanzialmente da un punto di vista tecnico- sanitario pronto per il trasferimento.
Vi è poi, però, la parte istituzionale con l'ambasciata di Romania e quella documentale che è molto corposa. Serve un procedimento amministrativo di cessione da parte della Provincia. Servono delle autorizzazioni specifiche trattandosi di un animale protetto e ci deve essere l'ok delle autorità Cites dei due paesi. A questo si aggiunge la documentazione di viaggio, dei conducenti e per il trasporto a lunghe distanze oltre ovviamente i curriculum dei veterinari al seguito.

“Esiste un cronoprogramma chiaro – spiega il direttore della Lav, Roberto Benatti – e per questo abbiamo trasmesso alla Provincia una istanza di avvio del procedimento amministrativo. Ci auguriamo che parta in poco tempo”.


















