Da Sangiovanni a Mr. Rain, giovani sempre 'online' ma esposti e vulnerabili e c'è chi va in 'pausa'. L'esperta: “Necessario ritirarsi almeno un po’ dalla vetrina dei social”
"Mi piacerebbe molto pensare che tra i giovani ci sia una consapevolezza maggiore del rischio di confondere se stessi con l'immagine che si ha e si divulga di sé. Che riuscissero a scoprirsi maggiormente con le persone che si incontrano realmente stando più attenti a diffondere qualsiasi cosa online. Ma temo, purtroppo, che in molti casi non sia proprio così" spiega Serena Valorzi Psicologa e Psicoterapeuta Cognitivo – Comportamentale

TRENTO. Troppo clamore oppure troppo odio. I social rischiano di diventare una trappola e a farne le spese sono sempre di più i giovani. Si può passare “dalle stelle alle stalle” in un batter di ciglia.
Lo dimostra il caso dell'influencer Chiara Ferragni ma tanti altri esempi si possono trovare nella musica e nello sport dove in molti hanno deciso di fare un posso indietro dalla vetrina dei social per preservare in qualche modo il proprio privato.
E a seguirli sono anche i giovani che però decidono di prendersi una pausa dai social per “ paura di essere scoperti nelle proprie vulnerabilità (viste come disvalori), di perdere il consenso o essere aggrediti da haters” spiega a il Dolomiti Serena Valorzi Psicologa e Psicoterapeuta Cognitivo – Comportamentale.
Dottoressa Valorzi, partiamo dalla notizia che Mr Rain, come già fatto da San Giovanni, ha deciso di fermarsi e di prendersi una pausa dalla scena musicale. Entrambi hanno deciso di uscire, in qualche modo, se pur giovani, dal clamore in cui si trovano. E non sono gli unici. Come mai accade?
Situazione simili sono successe anche in passato ma non esisteva allora un palco mediatico così espanso che permettesse di dichiarare al mondo intero di volersi ritirare. I social network oggi permettono anche questo e il fatto che più persone dichiarino di voler dare precedenza alla propria vita ritirandosi da un mondo patinato e sovraccarico di pressione aiuta altri ad avere il coraggio di farlo. Mi piace che persone apprezzate e conosciute esprimano il loro diritto a preservare la loro privacy e la loro salute mentale segnalando che c’è qualcosa di poco sano nel sistema. Mi sembra un’ottima occasione per tutti noi di riflettere su quanto l’essere esposti nella vetrina di internet possa esaltare, spaventare, farci sentire vulnerabili o farci diventare schiavi della popolarità.
Non solo persone dello spettacolo ma anche sportivi e tanti altri lo hanno fatto. Quali sono i motivi?
Credo ci siano tanti motivi possibili in ballo. Tutto quello che è successo con il caso Ferragni ha portato ovviamente a delle riflessioni e a delle conseguenze. Chiunque vivesse gran parte della propria vita mediaticamente in vetrina lo poteva immaginare ma ora si è visto davvero come sia possibile passare “dalle stelle alle stalle” in un batter di ciglia.
L'idea dell'influencer era il top della meraviglia: più hai follower e più sei sulla cresta dell’onda, più vali, guadagni e puoi essere felice e sembri quasi intoccabile. Ma intoccabili non lo si è mai perché basta fare un passo falso. Gli ultimi eventi a cui abbiamo assistito sui social hanno aggravato la percezione di essere sempre esposti e sul filo del rasoio.
C'è anche un contesto che è profondamente cambiato.
In quest’epoca sembra si stia svuotando la percezione di sicurezza legata al valore di sé in quanto persona. La nostra autostima è sempre un po’ altalenante (dipende dal contesto e da ciò che pensiamo di noi) ma può essere tendenzialmente stabile oppure instabile.
E' stabile quando le persone attorno a noi fin da piccoli ci danno la sensazione che noi valiamo e siamo amabili per le persone che siamo e stiamo diventando. E poiché il valore e l’amabilità non dipendono solo dalle prestazioni o dal consenso di altri sconosciuti sui social network, ci si sente più sereni, meno dipendenti e incoraggiati a diventare la persona che si è destinati ad essere o si desidera essere.
Negli ultimi anni stiamo assistendo ad un processo, spintissimo anche dai social network per il quale sembra che valiamo solo se... L’ apprezzamento diventa assolutamente condizionato, valgo e sono visto solo se ho tanto seguito, ho tanti consensi. Un alto stipendio piuttosto che la possibilità di fare vacanze fantastiche. Se sono bello, se sono muscoloso, se sono magra e con il sorriso splendente e pieno o piena di amici, allora vado bene. In caso contrario devio dallo stereotipo e sono condannata all'oscurità. E’ come se avessimo invertito le cose che sono importanti con le cose di superficie.
Questo modo di ritirarsi dal clamore pubblico o dai social, è una forma di paura o di autoprotezione?
Credo dipenda molto dalla personalità. Ci possono essere giovani che sono esposti popolarità e altissimo stress ed hanno tanto consenso ma fortunatamente una struttura di base affettiva solida che li rende consapevoli del mondo in cui si trovano. A loro va di 'gareggiare' ma non vogliono essere aggrediti e per questo possono decidere di ritirarsi, almeno parzialmente, a vita privata. Decidono di manifestare alcuni cose, altre invece no.
C'è invece chi si ritira per paura. Questo accade quando una persona, benché abbia raggiunto una certa popolarità (o forse proprio per questo) nutre la sensazione intima di essere una sorta di bluff. Teme di deludere le aspettative, di essere stato/a solo fortunata/o e che la fortuna avrà termine lasciando che tutto il mondo veda il proprio poco “vero” valore. Dunque decido di ritirarmi per paura che prima o dopo si scopra qualcosa di brutto su di me e io possa sentirmi terribilmente biasimato, umiliato, macchiato per sempre (anche perché internet non dimentica mai…)
Secondo lei c'è una tendenza dai giovani ad una maggiore attenzione al privato?
Mi piacerebbe molto pensare che tra i giovani ci sia una consapevolezza maggiore del rischio di confondere se stessi con l'immagine che si ha e si divulga di sé. Che riuscissero a scoprirsi maggiormente con le persone che si incontrano realmente stando più attenti a diffondere qualsiasi cosa online. Ma temo, purtroppo, che in molti casi non sia proprio così.
Credo e temo che in molti casi ci si ritiri per la paura di essere scoperti nelle proprie vulnerabilità (viste come disvalori), di perdere il consenso o essere aggrediti da haters e che si investa troppo poco nel coraggio di scoprirsi e incontrare poche persone vere, lontano dal palcoscenico. Peccato, perché è proprio nell’intimità di relazioni significative che si scopre la propria amabilità incondizionata e il valore di sé.
Così auguro a tutti di ritirarsi almeno un po’ dalla vetrina dei social network (che le ricerche ci dicono aumentano ansia, tristezza e invidia) non perché si teme di essere visti e raccontati in maniera non tanto meravigliosa ma che si tratti di una una scelta presa con la consapevolezza del mondo in cui ci si trova e grazie alla propria sana struttura affettiva.













