Sangiovanni e Mr Rain si prendono una pausa, Renato Zero sul palco a 73 anni: "Per i giovani più opportunità ma sono in libertà vigilata. Con i social c'è un giudizio costante"
La presidente dell'Ordine degli psicologici del Trentino: "Le pause? Ci sono state anche in passato ma con i social tutto è sovraesposto. In generale ci sono maggiori opportunità ma i ragazzi faticano a emanciparsi, basta pensare al registro elettronico a scuola". E sul lavoro: "Una volta si valutava il progetto finito, ora è tutto frammentato e parcellizzato"

TRENTO. Il cantante Mr Rain ha annunciato una pausa dalle scene musicali per imparare a gestire il tempo e dedicarlo alle persone che circondano il cantautore, ma anche per viaggiare, per fare esperienze e per stare in studio e pensare al nuovo step musicale. Stop che segue quello di Sangiovanni. Invece Renato Zero a 73 anni ha spiegato di non poter fare a meno del palcoscenico e delle esibizioni.
"E' il segno della differenza tra le vecchie e le nuove generazioni", dice Roberta Bommassar, presidente dell'Ordine degli psicologi della Provincia di Trento. "Ma probabilmente anche gli artisti nel passato hanno attraversato dei momenti di difficoltà e di incertezza. A cambiare è la modalità comunicativa dovuta in gran parte alla sovraesposizione dei social. Oggi tutto è sotto i riflettori, viene sezionato e giudicato in forma costante. E questo pesa di più sulla vita quotidiana".
Nel (recente) passato un cantante, un attore, una star veniva giudicata per un'esibizione o un'interpretazione ma "limitatamente al concerto e spesso all'interno di un articolo. Tutto restava più o meno circoscritto", aggiunge Bommassar. "Oggi i social hanno modificato il meccanismo. E mantenere il livello della prestazione e della performance è più complesso".
Anche negli anni scorsi, prima dell'esplosione delle varie piattaforme dei social network, ci sono stati casi della necessità di dover spendere un time out nella propria carriera artistica. Un esempio è Kate Winslet che dopo il ruolo in Titanic (uscito sul grande schermo nel 1997) l'esame pubblico del suo corpo è stato pressante. Ma oggi i giudizi sono amplificati.
"Si parte da un dettaglio e i commenti prendono una direzione totalmente diversa rispetto alle intenzioni del post", prosegue Bommassar. "I social sono una specie di nuovo ammortizzatore sociale per scaricare rabbia e frustrazione ma soprattutto invidie. Ma esprimere una fragilità, anche pubblicamente, non è sbagliato. E' necessario tollerare i propri limiti e segnalare una situazione di difficoltà, un segno di forza e di consapevolezza in questa epoca così complessa. C'è meno timore nell'esporre i propri problemi o incertezze psicologiche, questo è un buon segnale".
La caratteristica di oggi è che "rispetto al passato la società più che fluida è aerobica. Una volta i movimenti erano ridotti a livello temporale e spaziale con regole più rigide. Oggi i giovani hanno più possibilità e più opportunità ma meno indicazioni sulle scelte: ci sono più vulnerabilità e instabilità che causano stress e disorientamento".
Non solo vip e star, questa fluidità si riflette naturalmente anche nella vita quotidiana delle persone comuni. "E' paradossale ma nonostante le maggiori opportunità i ragazzi faticano a emanciparsi. Sicuramente il Covid ha lasciato il segno sulla vita sociale ma ha accelerato una dinamica in corso. I giovani sono esposti prima del tempo alle esperienze ma sono meno autonomi".
L'iperconnessione "porta a una sostanziale libertà vigilata. Per esempio con il registro elettronico i genitori sono a conoscenza in tempo reale di quanto avviene a scuola. Una marina, per esempio, viene scoperta subito ma era un passaggio per certi versi positivo: un'organizzazione complessa, un'assunzione di responsabilità e un momento di crescita personale. Adesso i bisogni e le necessità sono spesso anticipate".
E anche sul lavoro ci sono nuove difficoltà tra messaggistica istantanea e smartphone. "Non ci sono contenitori stabili e confini precisi. Una volta si valutava il progetto finito, ora è tutto frammentato e parcellizzato, il percorso viene sacrificato per un risultato immediato. Ci sono possibilità e risorse quasi illimitate, ma ancora difficili da governare", conclude Bommassar.













