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Trento
27 marzo | 20:42

"Giovane 'hikikomora' su OnlyFans cerca conversazione e amici", così si sfrutta una sofferenza psichica come esca, la psicologa Tomasi: "L'individuo viene spersonalizzato"

Per rilanciare un profilo su un sito di contenuti per adulti, capita anche che si faccia leva su una manifestazione di sofferenza psichica come quella degli hikikomori. La psicologa Giulia Tomasi: "Difficile immaginare che un hikikomori sia attivo su questo tipo di piattaforme, post del genere rischiano di creare un alone di misticità che nega o minimizza la quota di dolore che queste persone provano"

"Giovane 'hikikomora' su OnlyFans cerca conversazione e amici"

TRENTO. Utilizzare una forma di manifestazione di sofferenza psichica sempre più diffusa soprattutto tra i giovani, come quella che vivono gli hikikomori (persone che si auto-recludono e che si ritirano dalla società, ndr) per "attrarre" utenti su piattaforme come OnlyFans. Sembrerebbe, di primo acchito, qualcosa di improbabile o quantomeno poco comprensibile. Però non è raro imbattersi sui social in post o stories che per promuovere i profili, nell'ottica di incuriosire gli utenti, fanno leva proprio un ipotetico "plus" dell'essere hikikomori.

 

Per rendere meglio l'idea, parole alla mano, nelle scorse settimane ci siamo imbattuti in un messaggio, sul canale di una nota pagina social, che "rilanciava" il profilo OnlyFans di una giovanissima content creator. "Monica (nome di fantasia, ndr), una bellissima ragazza 2007 che ha appena aperto un profilo OnlyFans. È un 'hikikomora', quindi è sempre in casa in cerca di conversazione e nuovi amici". Per comprendere meglio i confini di questa particolare "forma promozionale", abbiamo ripreso la definizione di Hikikomori che la psicologa e psicoterapeuta Giulia Tomasi – referente del progetto sul ritiro sociale dell'associazione Ama-Auto Mutuo Aiuto di Trento – aveva fornito in un' intervista concessa a il Dolomiti (QUI ARTICOLO).

 

"Sono le persone che si auto-recludono e che si ritirano dalla società, fenomeno che nella sua manifestazione più estrema è conosciuto come Hikikomori – spiegava Tomasi – e che colpisce principalmente adolescenti o giovani adulti che spesso rifiutano di comunicare con l'esterno: con i loro coetanei e talvolta anche con la loro famiglia, attivandosi solo per affrontare i bisogni primari". Ma dunque, com'è possibile che una persona che "rifiuta di comunicare con l'esterno", possa essere "in cerca di nuovi amici", seppur solo attraverso lo schermo di un dispositivo?


Ad analizzare il caso è ancora una volta Giulia Tomasi, che premette come il tema degli hikikomori, negli ultimi anni, sia finito sotto le luci della ribalta come "nuovo fenomeno" sì "preoccupante" ma anche "intrigante", e come in questo caso ci si trovi di fronte ad una mera "esca" escogitata per attirare utenti-clienti. "Già di per sé il nome hikikomori, di origine orientale, affascina: sicuramente – spiega Tomasi – anche l’idea dell’autoreclusione risulta talmente lontana dalla comprensione di tanti da produrre contemporaneamente un moto di distanziamento e di avvicinamento. Insomma, l’hikikomori spaventa ma affascina".

 

Svelata subito la natura, e il "meccanismo", che si cela dietro ad un tale messaggio promozionale, la psicologa analizza i "pericoli" di questa modalità, spiegando come "mitizzare fenomeni di profondo malessere" porti con sé numerose insidie. "La prima è il rischio di creare un alone di misticità che però nega o minimizza la quota di dolore che queste persone stanno provando – osserva – e la seconda è quella di aumentare la distanza tra 'chi sta fuori e chi sta dentro', cioè di far sentire chi non vive questo fenomeno come un alieno e viceversa, non permettendo un canale comunicativo". Ultima criticità ma non per rilevanza, viene specificato, è la creazione di una sorta di "etichetta diagnostica" che "appiattisce e colloca in una visione bidimensionale la complessità di una persona".

 

In parole più semplici, il problema è che nel momento in cui viene creato uno stereotipo le persone "non vedono più un individuo con le sue peculiarità, ma una macchietta priva di personalità".

 

Dopo questa riflessione, Tomasi torna alla questione principale, spiegando come comunque è bene specificare come sia "difficile immaginare che un hikikomori sia attivo su questo genere di piattaforme, per tutta una serie di caratteristiche personali, familiari e di contesto". Ci si trova quindi di fronte, specifica, ad "esche" studiate per attirare clienti e che vanno a rinforzare ancora di più "lo stereotipo falso e controproducente della persona in ritiro sociale intesa come pigra, svogliata e che sta comoda a casa nella propria camera a non fare nulla, con la realtà che però è molto diversa da questa".

 

Rovesciando il paradigma della riflessione, chiediamo a Tomasi di mettere a fuoco le implicazioni psicologiche che può avere un'attività come quella del creator di contenuti per adulti su determinate piattaforme, in relazione soprattutto ai più giovani e all'impatto che questo può avere sulle loro relazioni sociali. "Negli ultimi giorni, a conferma di queste riflessioni, abbiamo assistito al caso della maestra veneta sospesa dopo la scoperta del suo profilo OnlyFans (QUI ARTICOLO) – osserva la psicologa – ed è evidente come gli impatti sociali di queste piattaforme inizino a diventare tema di dibattito pubblico: importante è quindi spostare l’attenzione anche sulle loro implicazioni psicologiche".
 

In quest'ottica, Giulia Tomasi spiega come queste piattaforme creino "una profonda divisione tra noi e la nostra immagine" generando l'illusione che on e off line siano ancora due realtà scisse. "Mentre invece – prosegue – come afferma il filosofo Luciano Floridi, noi tutti viviamo onlife: virtuale e reale sono inscindibili. Alla luce di questa considerazione è quindi chiaro che oggi è difficile dividere il produrre materiale pornografico dal fare pornografia, e quindi dall’essere degli operatori del sesso. Piattaforme come queste, al contrario, ci fanno credere di poter tener separato quello che si fa da quello che si è, ed è una trappola che alla lunga può portare a delle conseguenze".
 

Un ultimo sguardo viene posato sull'importanza di fare una corretta informazione, ma anche operazioni di sensibilizzazione, sul tema: questo "per abbattere pregiudizi e stereotipi sociali che non aiutano nessuno". E proprio sulla base di questa convinzione, spiega, Ama Trento ha realizzato una piccola guida per genitori che affronta il complesso tema del ritiro sociale, aiutando ad "inquadrare le varie tipologie di disagio, differenziando le varie situazioni per età e fornendo alcuni consigli pratici su come comportarsi". Per chi inoltre volesse approfondire l'argomento "Hikikomori", oltre all'approfondimento su il Dolomiti (QUI ARTICOLO), è possibile collegarsi ad una diretta a tema realizzata e registrata da Auto Mutuo Aiuto Trento.

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