Droga nei parchi in città, cane intossicato due volte nel giro di due mesi: "Non si reggeva neppure in piedi, poi le analisi hanno confermato il sospetto"
I sintomi in entrambi i casi si sono manifestati dopo che Shiva, un Bracco di Weimar femmina di 10 anni, era rientrata dalla passeggiata serale al Parco delle Albere. La proprietaria Francesca Toniolatti: "La seconda volta fortunatamente si è ripresa in autonomia, ma è rimasta stordita per oltre ventiquattro ore"

TRENTO. Intossicata per ben due volte, nel giro di neanche due mesi, dopo aver ingerito sostanze stupefacenti al parco delle Albere di Trento: protagonista, suo malgrado, della disavventura è stata un cane femmina di razza Weimaraner, chiamato anche "Bracco di Weimar", che è stata salvata dal medico veterinario.
Dopo l'episodio analogo, avvenuto nelle scorse settimane al parco Gocciadoro (articolo qui) ad un altro animale domestico, torna quindi la preoccupazione per la presenza di droga nelle aree verdi della città e a segnalare la brutta esperienza è Francesca Toniolatti, cittadina residente in centro a Trento.
"Il primo episodio si è verificato a metà marzo e assieme alla mia Shiva, esemplare di dieci anni, stavamo passeggiando vicino a casa come facciamo praticamente tutte le sere nella zona del parco delle Albere – inizia a raccontare Toniolatti – dirigendoci in prossimità della pista ciclabile, attraversando il ponte e proseguendo in direzione Doss Trento".
Una volta rientrati a casa, spiega la proprietaria del cane, sono sopraggiunti i primi sintomi: "Shiva ha iniziato a stare male e non riusciva neppure a reggersi sulle sue gambe. Inizialmente non abbiamo capito il motivo e ci siamo recati subito alla clinica veterinaria, con il medico che le ha indotto il vomito, ricoverandola poi per tutta la notte. Una volta arrivato l'esito delle analisi si è scoperto poi che a causare i sintomi era stata proprio l'ingestione di sostanze stupefacenti".
Dopo lo spavento della prima disavventura, l'episodio si è poi ripetuto nei giorni scorsi e la dinamica è stata la medesima: "Mentre stavamo facendo la solita passeggiata, nonostante presti sempre molta attenzione, anche alla luce di quello che era già successo, mi sono resa conto che Shiva aveva trovato e ingerito degli escrementi con ogni probabilità umani e dopo qualche ora è stata colpita da forti convulsioni, cercando di vomitare e riuscendoci solo dopo un paio d'ore: siamo rimasti in contatto con il veterinario per monitorare la situazione ma alla fine fortunatamente si è ripresa, anche se per oltre 24 ore è rimasta stordita e non reattiva".
"Fortunatamente un ruolo importante lo ha giocato la taglia del mio cane, che pesa quasi 36 chili – conclude Francesca Toniolatti – e probabilmente se la stessa cosa fosse capitata ad un animale di piccole dimensioni le conseguenze sarebbero state sicuramente peggiori".
Intervistato di recente da il Dolomiti, Luca Lombardini – medico veterinario e presidente della Lega nazionale per la difesa del cane di Trento (l'associazione che gestisce il canile cittadino) – aveva confermato come, in questi casi, la regola "dose effetto" e il peso dell'animale siano fattori determinanti, così come il fattore tempo per quanto riguarda l'intervento dal momento che "se si interviene entro l'ora e mezza dall'ingestione delle sostanze è possibile indurre il vomito farmacologicamente o, nei casi più gravi, procedere con una lavanda gastrica”.














