Le mani della mafia sugli hotel trentini: "C'è molta preoccupazione". Il Pd: "Sbagliato minimizzare parlando di casi isolati, così non si tutela il sistema economico"
Per il Partito Democratico serve "una grande alleanza che veda schierata la politica, l’amministrazione pubblica, le categorie economiche e tutti gli attori sociali contro la corruzione e il malaffare". L'intervento dopo la chiusura di tre hotel al Tonale. "Più le persone rimarranno nella convinzione che il Trentino in fin dei conti, non è poi così tanto esposto a questi fenomeni, maggiore sarà l’esposizione ad essi"

TRENTO. “Spiace sentire le dichiarazioni dell’assessore Failoni e del presidente Fugatti (Qui l'articolo) che, minimizzando, ritengono questi episodi solo dei casi isolati e che danno per scontato che il Trentino sarebbe dotato di anticorpi contro il fenomeno mafioso. Pensiamo che sottovalutare quello che è emerso sia ciò che di più errato si possa fare in questo momento, perché così facendo, non si tutela il sistema economico trentino. Al contrario. Più le persone rimarranno nella convinzione che il Trentino, in fin dei conti, non è poi così tanto esposto a questi fenomeni, maggiore sarà l’esposizione ad essi”. Questa la posizione che arriva dal Partito Democratico del Trentino, attraverso una nota sottoscritta al segretario provinciale Alessandro Dal Ri, il capogruppo in consiglio provinciale Alessio Manica e il delegato al contrasto alle magie e alla legalità Antonio Zanetel.
La vicenda è quella che ha visto la chiusura di tre hotel al Tonale dopo che, secondo quanto emerso, la società che li gestiva, la M&V Gestioni Turistiche srl, di fuori regione, sarebbe finita al centro di una maxi inchiesta per mafia della Guardia di Finanza di Catanzaro.
L'INCHIESTA
Per capire meglio di cosa si parla occorre tornare al luglio del 2023 quando la Fiamme Gialle di Catanzaro, con la collaborazione del Servizio Centrale Investigazione Criminalità Organizzata, hanno dato esecuzione al decreto di fermo di indiziato di delitto emesso dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro, nei confronti di 4 persone, indagate, a vario titolo, di associazione mafiosa, estorsione, usura, trasferimento fraudolento di valori e favoreggiamento alla latitanza.
Contestualmente è stata data esecuzione al decreto di sequestro preventivo d’urgenza di fabbricati, terreni, quote di partecipazione, complessi aziendali, ditte individuali e autoveicoli per un valore complessivo di circa 11,5 milioni di euro e al decreto di perquisizione locale e personale nei confronti delle persone fermate . Altre 14 persone sono state indagate per associazione mafiosa.
In questa grossa inchiesta per mafia sarebbe quindi coinvolta anche la M&V Gestioni Turistiche srl che gestiva le tre strutture e che nelle scorse settimane ha ricevuto un'interdittiva e quindi l'impossibilità di proseguire con l'attività. Questo, con l'informativa arrivata da Catanzaro, ha portato ad un'ordinanza del sindaco di Vermiglio Michele Bertolini per la chiusura delle strutture.
Le tre strutture coinvolte sono l'Hotel La Mirandola di proprietà Marco Katzemberger e Giovanni Battaiola, il "Cielo Blu" di Aldo Stablum e la "Locanda Locatori" della società Tiziana srl di Luca Silvio Negri, Graziano Pennacchio e Stefano Antonio Negri. Queste le proprietà che sono le parte lese della situazione e quindi non sono coinvolte nell'inchiesta.
“SERVE UNA GRANDE ALLEANZA CONTRO IL MALAFFARE”
La cronaca di questi giorni ci pone con urgenza il tema dei continui tentativi di infiltrazione delle organizzazioni criminali di stampo mafioso, anche all’interno del tessuto economico e sociale trentino.
“La preoccupazione è molta – spiega in una nota il Partito Democratico - ma niente di ciò che è riportato sulle cronache ci lascia stupiti. L’interesse delle mafie per il settore turistico, mettendo le mani su alberghi e strutture ricettive, al fine di portare a termine operazioni di riciclaggio di denaro illecito, è un’attività nota da tempo”.
Le prime segnalazioni risalgono al periodo del Covid, in cui le mafie hanno cercato di approfittare della fragilità economica di alcuni imprenditori creata dalle chiusure forzate dall’emergenza sanitaria, per offrire ingenti somme di denaro che avrebbero potuto, in un primo momento, risollevare le sorti di tante imprese locali, per poi strozzare gli imprenditori in difficoltà nel ripagare il debito e rilevare la gestione delle attività economiche stesse.
“Più le persone rimarranno nella convinzione che il Trentino – spiegano Dalrì, Manica e Zanetel - in fin dei conti, non è poi così tanto esposto a questi fenomeni, maggiore sarà l’esposizione ad essi. Le organizzazioni criminali di stampo mafioso cercano di agire nell’ombra, si inseriscono nella disattenzione della cittadinanza, cercando in tutti i modi di non farsi riconoscere. Allo stesso tempo non si può dire che le inchieste della magistratura siano la dimostrazione che il Trentino abbia gli anticorpi per respingere il fenomeno mafioso. Le fondamentali azioni della magistratura e delle forze dell’ordine, nella maggior parte dei casi, sono equiparabili al farmaco che si usa per debellare una malattia che ha già intaccato l’organismo; gli anticorpi sono, invece, rappresentati dalla consapevolezza e dalla conoscenza del fenomeno che gli attori sociali sviluppano e che permette di respingere la malattia, prima ancora che intacchi l’organismo stesso. In questo caso, però, le mafie non possono essere paragonate ad una semplice influenza, bensì ad un vero e proprio tumore che passo dopo passo, senza manifestare sintomi, intacca tutte le parti del corpo che, nella metafora, rappresenta la società nella sua interezza”.
Per il Partito Democratico serve una grande alleanza che veda schierata la politica, l’amministrazione pubblica, le categorie economiche e tutti gli attori sociali contro la corruzione e il malaffare.
“Riteniamo che l’unico modo per debellare il cancro mafioso sia quello di una politica forte che, su questo tema, si spoglia di qualsiasi colore politico e trova delle soluzioni comuni al fine di proteggere la comunità che rappresenta. Sempre della politica è, inoltre, la responsabilità di dare gli strumenti ai professionisti e agli imprenditori per difendersi dagli attacchi velati e silenziosi delle mafie” conclude il Partito Democratico.













