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| 30 set 2024 | 18:24

Operazioni di chirurgia plastica "in nero", nascosti 460 mila euro: denunciato un medico

Il professionista operava anche attraverso una clinica privata formalmente amministrata dalla moglie. Il dottore ha acquistato oltre 1.700 prodotti per la chirurgia estetica (botulino e filler) dal valore di quasi 200 mila euro, a cui sono seguite soltanto 13 fatture emesse per interventi della specie, quindi sono stati ricostruiti interventi totalmente “in nero” per circa 430 mila euro

Operazioni di chirurgia plastica "in nero", nascosti 460 mila euro: denunciato un medico
di Redazione

VICENZA.  Tra il 2019 e il 2023 ha nascosto ricavi per quasi 460 mila euro e scaricato costi non deducibili per oltre 300 mila euro. A finire sotto la lente della Guardia di Finanza è stato un chirurgo plastico vicentino, che operava anche attraverso una clinica privata formalmente amministrata dalla moglie.

 

Le investigazioni - eseguite attraverso l’analisi delle banche dati operative in uso al Corpo, l’esame della documentazione contabile ed extracontabile, nonché alcuni riscontri incrociati con la clientela del professionista - hanno fatto luce su diversi espedienti messi a punto per evadere le tasse.

 

Il medico, per alcuni interventi di chirurgia plastica eseguiti in una nota clinica vicentina non a lui riconducibile, ha fatturato solo parzialmente le prestazioni rese, riscuotendo in contanti parte degli extra compensi per un totale di quasi 30 mila euro occultati al Fisco.

Inoltre, dall’analisi contabile è emerso che negli anni il dottore ha acquistato oltre 1.700 prodotti per la chirurgia estetica (botulino e filler) dal valore di quasi 200 mila euro, a cui sono seguite soltanto 13 fatture emesse per interventi della specie, quindi sono stati ricostruiti interventi totalmente “in nero” per circa 430 mila euro;

 

Infine, attraverso l’interposizione fittizia di una clinica intestata alla moglie (che svolge in realtà servizi di segreteria) si è fatto tassare quali redditi societari (quindi con aliquota IRES al 24%) quelli che in realtà erano redditi professionali (quindi con aliquota IRPEF al 43%), deducendo indebitamente anche maggiori costi fra i quali spese di natura privata come l’arredamento di abitazioni, corsi di aggiornamento, utenze ad uso domestico, automobili di lusso e articoli di giardinaggio. Tale meccanismo fraudolento ha consentito di abbattere fittiziamente il proprio reddito dichiarato al Fisco di ulteriori 300 mila euro. Per tale motivo, il professionista è stato anche denunciato alla Procura della Repubblica di Vicenza per il reato di “Dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici”.

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