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"Pene certe e più severe per chi non rispetta i ciclisti. E serve l'educazione civica nelle scuole". Il pensiero dell'ex campione del mondo Maurizio Fondriest

"Quanto accaduto alla Sportful Dolomiti Race è certamente un caso "limite", ma in generale la situazione per i ciclisti è preoccupante. Certo è che, a chi ha commesso quel gesto, indipendentemente dall'età, la patente va tolta per sempre. Perché in Austria e in Germania sono più ligi al rispetto delle regole? Semplice, perché se trasgredisci paghi. Profumatamente e rischi anche di rimetterci la patente per lungo tempo. Ecco, allora, che - forse - anche in Italia le cose cambierebbero di fronte a sanzioni che ti toccano nel portafoglio e nelle abitudini" spiega Fondriest

Di D.L. - 17 giugno 2024 - 18:04

TRENTO. Un'altra tragedia su strada sfiorata. Con protagonisti, ancora, i ciclisti.

 

Quanto accaduto domenica alla Sportful Dolomiti Race, con tre partecipanti alla Granfondo bellunese finiti in ospedale (tra i quali il roveretano Filippo Calliari - QUI ARTICOLO) a causa dell'impatto con una vettura, che dopo aver saltato ben tre "blocchi stradali" ("sono in ritardo per la messa" è stata l'incredibile spiegazione della donna al volante della Peugeot 206 che ha provocato l'incidente), in curva ha travolto gli atleti, ripropone il tema della sicurezza sulla strada per gli appassionati delle due ruote.

 

A maggio il mondo delle due ruote (e non solo) era stato sconvolto dalla morte del giovane Matteo Lorenzi (QUI ARTICOLO), che aveva perso la vita in un incidente stradale durante un allenamento. Adesso l'investimento di tre atleti durante una prova di Granfondo dove, teoricamente, la sicurezza avrebbe dovuto essere "totale": al di là degli aspetti specifici il problema della convivenza su strada e dell'atteggiamento degli automobilisti nei confronti dei ciclisti rappresenta un enorme problema, come ribadisce - ancora una volta - l'ex campione del mondo Maurizio Fondriest, che da anni ormai chiede regole e pene più severe e un intervento immediato.

 

"Quanto accaduto alla Sportful Dolomiti Race - esordisce Fondriest - è certamente un caso "limite", ma in generale la situazione per i ciclisti è preoccupante. Certo è che, a chi ha commesso quel gesto, indipendentemente dall'età, la patente va tolta per sempre. Si è trattato di un comportamento scriteriato: domenica era tutto molto ben segnalato e ben gestito dall'organizzazione e, da quanto ho letto, è stato fatto di tutto e di più per bloccare l'auto che poi ha causato l'incidente. Il fatto è gravissimo e, vista la dinamica dell'accaduto, i ciclisti coinvolti sono stati anche fortunati, perché oggi potremmo essere qui a parlare di una tragedia. Ai tre ragazzi, uno dei quali - Cecchini - lo conosco personalmente, visto che qualche settimana fa era presente ad una cena alla quale partecipavo anch'io, vanno tutta la mia solidarietà e gli auguri di una prontissima guarigione".

 

Certo è che, se non si è più sicuri nemmeno a partecipare ad una gara, con la strada chiusa e tutte le sicurezze del caso, come si può pensare di andare in bici su di una strada normale?

"Ribadisco che la situazione è arrivata ad un punto quasi di non ritorno e bisogna intervenire. Io ai ragazzi che partecipano a gare di questo tipo consiglio sempre di tenere la destra, perché non si sa mai cosa può accadere. Mi spiego: ci sono prove il cui tracciato è "blindato" dal primo all'ultimo chilometro, altre in cui magari qualcuno sbuca da una stradina secondaria del tracciato, difficile da controllare. Ecco, perché, bisogna avere un occhio in più e cercare di prevenire eventuali situazioni inaspettate e pericolose".

 

In generale le strade sono diventate sempre più pericolose per i ciclisti e, ogni volta che accade una tragedia o la si sfiori, il tema si ripropone. Dunque che fare?

"L'intervento deve essere duplice. Recentemente ho parlato con un membro del Governo, al quale ho detto che bisogna tornare ad insegnare l'educazione civica a scuola. Cosa c'entra con l'educazione stradale? Tantissimo. Rispettare le regole significa farlo sempre, anche quando si è al volante o alla guida di un qualsiasi mezzo che possa circolare su strada. Bisogna far capire ai ragazzi che prima dei diritti arrivano i doveri, tra i quali vi devono essere anche quelli legati alla prudenza, al rispetto delle persone, dei limiti di velocità e delle distanze, eccetera, eccetera. Mi rendo conto sia un processo lungo e complesso, ma se mai si parte mai si arriverà da nessuna parte e la situazione non muterà di una virgola. E questo vale, ovviamente, anche per chi va in bici, che ha il medesimo obbligo di rispettare le regole. Con la differenza che un impatto per chi è sulle due ruote risulta infinitamente più pericoloso".

 

Però non può bastare. Il processo, come ha detto lei, è lungo. E nell'immediato?

"Pene certe e più severe. Perché in Austria e in Germania sono più ligi al rispetto delle regole? Semplice, perché se trasgredisci paghi. Profumatamente e rischi anche di rimetterci la patente per lungo tempo. Ecco, allora, che - forse - anche in Italia le cose cambierebbero di fronte a sanzioni che ti toccano nel portafoglio e nelle abitudini. Urti un ciclista perché hai voluto superarlo in un punto dove non potevi? Multa e un mese di sospensione della patente, anche se l'incidente non ha avuto conseguenze. Bisogna cambiare la mentalità di un paese, perché qui si parla della vita delle persone".

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