Rissa al "Veronesi. La risposta dei responsabili di sede: "Non siamo una scuola allo sbando. No a strumentalizzazioni politiche, servono risposte e supporto"
Il consigliere provinciale Filippo Degasperi ha parlato di "genitori turbati per le modalità con cui la scuola viene gestita e insegnanti lasciati in balia degli eventi dalla direzione e dal consiglio d'amministrazione" e chiesto la rimozione della dirigente scolastica Laura Scalfi. "Non ci scoraggiano perché a fronte di un insuccesso generato anche da cortocircuiti di competenza dove la scuola si trova unica destinazione di problematiche complesse che necessiterebbero anche altre competenze, sono decine le attestazioni di stima e di ringraziamento ricevute dalle famiglie" la risposta di Porcelluzzi, Sentenza e Cazzanelli

ROVERETO. Fiducia e resilienza per andare avanti per la propria strada, ben consapevoli di quelli sono gli obiettivi che l'istruzione deve perseguire. Ma che nessuno si azzardi a parlare di scuola "allo sbando e con gli studenti in balia di se stessi" e si evitino accuratamente "strumentalizzazioni politiche e facili proclami".
Claudio Porcelluzzi; Rosa Sentenza e Micaela Cazzanelli sono responsabili di sede del Polo "Veronesi" di Rovereto, teatro giovedì mattina di una rissa da Far West tra studenti (QUI ARTICOLO) all'interno di un'aula del complesso scolastico lagarino. Una scazzottata in piena regola quella che ha visto coinvolti diversi studenti, che si sono presi pugni, calci, strattoni e, ad un certo punto, è volata anche una sedia in testa.
Quanto è accaduto ha provocato ovvie le reazioni da parte delle istituzioni. La vicepresidente e assessora all'istruzione Francesca Gerosa ha parlato di "episodio gravissimo e inaccettabile. Dobbiamo continuare a lavorare tutti insieme sui tanti punti di forza della nostra scuola per far sì che la violenza non abbia spazio per insinuarsi tra i nostri ragazzi”.
Il consigliere provinciale di Onda Filippo Degasperi ha presentato un'interrogazione alla Giunta Provinciale, parlando di "genitori turbati per le modalità con cui la scuola viene gestita e insegnanti lasciati in balia degli eventi dalla direzione e dal consiglio d'amministrazione. Le segnalazioni dei genitori si susseguono senza tregua. Confidiamo almeno che la neoassessora, Francesca Gerosa, riesca a scuotersi dalla pigrizia che ha connotato la sua risposta all’ultima interrogazione e finalmente si attivi il procedimento per imporre la rimozione della dirigente del Veronesi e la revoca della convenzione e della parità".
Nella sua interrogazione Degasperi cita anche altri episodi che sarebbero avvenuti all'interno del "Veronesi": il 7 marzo scorso si sarebbe reso necessario l'intervento dei carabinieri a causa di uno studente che avrebbe varcato il cancello della scuola con un coltello in tasca.
I tre responsabili di sede non minimizzano l'accaduto ma non accettano che il Polo roveretano venga descritto come un luogo allo sbando.
"Un noto detto afferma che "fa più rumore l'albero che cade che la foresta che cresce" - si legge nella nota ufficiale -. Ed è appunto questo che vorremmo puntualizzare come membri della direzione del Polo "Veronesi" senza minimizzare quanto successo giovedì mattina. Non possiamo accettare che si parli di una scuola allo sbando con gli studenti in balia di se stessi. La direzione i formatori e tutto il personale del Polo "Veronesi" sono impegnati quotidianamente in un compito che va oltre il dovere di formare figure professionali, che è quello di far crescere e formare futuri cittadini in un contesto inclusivo e di rispetto dell'altro".
"Episodi come la rissa di giovedì scorso - proseguono Porcelluzzi, Sentenza e Cazzanelli - ci rattristano, ma non ci scoraggiano perché a fronte di un insuccesso generato anche da cortocircuiti di competenza dove la scuola si trova unica destinazione di problematiche complesse che necessiterebbero anche altre competenze, sono decine le attestazioni di stima e di ringraziamento ricevute dalle famiglie dei nostri studenti. Le scuole Professionali, ancor più in questi ultimi anni, fanno anche da collettore involontario di ragazzi problematici, fragili, rifiutati o esclusi da altre realtà scolastiche, cresciuti in famiglie con culture ancora poco integrate".
Infine ecco la richiesta di confronto per affrontare concretamente le problematiche, pensando a nuove strategie e destinando risorse per migliorare l'operatività in realtà complesse alle prese con famiglie e ragazzi con disagio.
"Gestire questa realtà richiede formatori ma ancor prima uomini e donne - concludono i tre responsabili di sede - che prima di tutto si mettono in gioco per essere un punto di riferimento per questi ragazzi. In alcuni casi tutto questo non basta e servirebbero altre strategie, risorse e il coinvolgimento di altri attori sociali per affrontare realtà complesse sostenendo ragazzi e famiglie con disagio. Auspichiamo che, lasciando da parte facili proclami o strumentalizzazioni politiche, episodi come quello accaduto possano favorire un confronto fertile tra tutte le parti coinvolte per dare risposte concrete a situazioni delicate che una scuola in generale non può essere lasciata a gestire da sola".














