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Vita da camionista. Massimo Sgurelli: "Perché quando muore uno di noi non si parla mai d'incidente sul lavoro? Siamo forse di serie Z? Sono indignato"

Da oltre vent'anni fa il "camionaro", come lui stesso ama definirsi. "All'estero la nostra professione viene rispettata perché le persone sanno che si tratta di un lavoro duro e difficile. In Italia, invece, siamo considerati quasi "appestati" e d'intralcio sulle strade. Eppure durante la pandemia venivamo trattati come eroi. Chiediamo rispetto"

Di D.L. - 27 maggio 2024 - 20:25

TRENTO. "La nostra è una vita durissima e, a differenza di quanto accade in Austria o Germania, dove mi reco spessissimo per lavoro, in Italia la nostra categoria viene schifata. Ci considerano quasi degli "appestati, degli intrusi sulle strade. E quando, purtroppo, qualcuno di noi perde la vita sulle strade si parla genericamente di "tragico incidente stradale" e non di "morte sul lavoro". Quanto accaduto oggi (lunedì 27 maggio, ndr) ne è la riprova. Non ne possiamo più".

 

Massimo "Max" Sgurelli da oltre vent'anni fa il camionista. Il "camionaro", come dice lui, da sempre orgoglioso (e ha ragione) del proprio lavoro. Un lavoro durissimo e sempre più ricco di burocrazia e norme da rispettare. Giustissimo - ci mancherebbe - e, allora, che non si dica che guidare il camion su e giù per l'Italia e anche all'estero sia un mestiere "povero", che possono fare tutti o, come dice addirittura qualcuno, da "ignoranti".

 

"In primis - racconta, mentre sta rientrando a casa dopo una giornata lavorativa - mi sento di esprimere le condoglianze alle famiglie di due colleghi trentini vittime del terribile incidente accaduto a Peschiera. Non li conoscevo personalmente, ma facevano parte della nostra grande "famiglia". Mi ha colpito molto quanto è successo, perché a perdere la vita sono stati due autisti molto esperti (65 e 53 anni, ndr) che, dunque, avevano certamente alle spalle tantissimi chilometri e una vita fatta certamente di innumerevoli sacrifici. Sono indignato perché quando avvengono le morti in fabbrica corrono anche le testate nazionali, i telegiornali a documentare le tragedie sul lavoro, mentre quando accade ad uno o più camionisti si derubrica la cosa semplicemente a "incidente stradale". I due colleghi che hanno perso la vita, come del resto tutti gli altri, cosa stavano facendo se non lavorando? Per non parlare, poi, delle decine di video che ho visto pubblicati sui social: chi passava di lì si è sentito in dovere di filmare quanto accaduto e postare sui propri canali. Come per dire: io c'ero, ero lì. Ma non stiamo parlando di un evento sportivo o di un concerto. Ma il rispetto dove è finito? E' una vergogna".

 

All'estero, però, non è così.

 

"Assolutamente no - prosegue Sgurelli -. In Austria e Germania quello del camionista è un lavoro rispettato, perché la gente sa che la nostra è una vita durissima e, soprattutto, veniamo considerati come un ingranaggio fondamentale del sistema economico. Durante la pandemia eravamo degli eroi perché, nonostante le restrizioni, garantivamo le consegne a supermercati, ospedali, farmacie, adesso invece siamo tornati ad essere "lavoratori di serie Z" o addirittura peggio. Ii li ricordo bene quei mesi, quando non ci poteva fermare nemmeno per andare in bagno o bere un caffè perché anche gli autogrill erano chiusi. Quattro anni fa gloria e onore per i camionisti, adesso zero".

 

Ecco, allora, che è bene "conoscerla" la vita del camionista del camionista prima di giudicare.

 

"Nove ore alla guida - spiega Sgurelli - al massimo, poi è obbligatoria una sosta di altrettante ore, indipendentemente da dove ci si trovi. Per due giorni a settimana il "limite" di guida è spostato a dieci ore, che vanno assolutamente rispettate. Dunque se sto rientrando a casa dopo una lunghissima trasferta di lavoro e mi trovo, che so, a Rovereto e sono passate nove ore devo fermarmi, senza "se" e senza "ma". E posso ripartire solamente dopo il tempo di sosta imposto. E noi camionisti, quando siamo in giro, non ci fermiamo nell'hotel a cinque stelle o nel resort di lusso. La nostra stanza è la cabina del camion e il luogo di sosta un autogrill o una piazzola. La sveglia suona all'alba, forse anche prima e si rientra la sera. Nessuno chiede "pietà", è il nostro lavoro, ma rispetto sì. E quello, l'abbiamo visto anche oggi con quanto accaduto a Peschiera, è sempre meno".

 

E, allora, Massimo sta cercando di far conoscere il "suo" mondo e per farlo utilizza Tik Tok sul suo profilo "massimo.camion". Dove pubblica video mentre è davanti al proprio camion, raccontando le giornate, i problemi, le esperienze.

 

"Infatti - conclude - nel mondo dei camionisti in tanti mi riconoscono e mi salutano volentieri, invitandomi a continuare in questa piccola opera di divulgazione che faccio per sensibilizzare le persone. Il mio obiettivo è quello di far conoscere la nostra realtà a quante più persone possibili per cercare di far comprendere che siamo persone per bene e non "intrusi" sulle strade che rallentano il traffico o soggetti da evitare quando c'incontrano in autogrill o nelle piazzole di sosta. Anzi, siamo sempre pronti a dare una mano. Non sto dicendo che siamo tutti "santi", come accade in tutti i contesti della vita, ma chiediamo solamente un po' più di rispetto e considerazione da parte di tutti".

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