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Trento
09 novembre | 13:47

Accoglienza, per le donne a Trento il sistema è insufficiente. Albora: "Servono un piano strutturale e garanzie di sicurezza tutto l’anno"

La dura nota del presidente dell'associazione Albora, Luigi Torboli: "L'emergenza che cittadini attivi hanno dovuto affrontare tra settembre e ottobre dimostra che il sistema di protezione della donna a Trento è strutturalmente un fallimento: la sicurezza non può dipendere dal calendario"

Accoglienza, per le donne a Trento il sistema è insufficiente

TRENTO. “La sicurezza delle donne a Trento deve essere un diritto, non un evento stagionale”. Ad affermarlo con decisione è l'Associazione Albora che, attraverso le parole del presidente Luigi Torboli, prende posizione sul tema dell'emergenza accoglienza a Trento, soffermandosi sulla delicata condizione delle donne e chiedendo a Comune e Provincia che “si impegnino formalmente per il Piano strutturale 2026, che garantisca l'attivazione immediata e costante dei posti letto necessari in qualsiasi momento dell'anno”.

 

Del problema dell'accoglienza femminile si era tornato a discutere nelle scorse settimane quando venti donne in attesa di un posto letto nei dormitori pubblici di Trento sono state ospitate all'ex scuola elementare Bellesini nel quartiere Cristo Re, una soluzione temporanea promossa dal Comune che è rimasta operativa fino al 3 novembre, con la struttura tornata ad essere utilizzata come dormitorio per i richiedenti protezione internazionale che, come ogni anno, vengono ospitati durante il periodo invernale (QUI ARTICOLO).

 

“Gruppo Albora prende atto della consueta e necessaria attivazione dei posti letto da parte della Provincia Autonoma di Trento in vista dell'emergenza freddo. Riconosciamo – scrive Luigi Torboli – l'importanza di questa misura, ma il nostro dovere è di denunciare che il diritto alla protezione e alla serenità deve coprire tutto l’anno. L'emergenza che cittadini attivi hanno dovuto affrontare tra settembre e ottobre 2025 dimostra che il sistema di protezione della donna a Trento è strutturalmente un fallimento”.

 

Ad essere passati in rassegna sono poi i punti dolenti della questione, dalla “negazione di un diritto riconosciuto” alla “contraddizione istituzionale”.

 

“Un gruppo di donne già note e riconosciute dalla Provincia, perché in attesa di essere chiamate nelle strutture di accoglienza, è stato lasciato per un mese intero fuori da qualsiasi accoglienza. Questo non è un semplice ritardo – prosegue la nota diffusa – ma una negazione di un diritto fondamentale alla sicurezza e alla serenità a persone vulnerabili e identificate. Mentre la Provincia riconosce a queste donne il diritto di usare i servizi diurni come mangiare e farsi la doccia, ne nega il diritto essenziale al posto letto notturno”.

 

In questo scenario, prosegue il presidente dell'associazione Albora, “la rete di assistenza finanziata ha taciuto, dimostrando che il sistema è bloccato” con volontari di Trento, cittadini attivi, che sono stati “costretti a sopperire a questa omissione istituzionale con fondi privati mentre le donne in lista d'attesa venivano lasciate in strada”.

 

Poi un “messaggio ai politici e all'opinione pubblica”.

 

“Se esiste un'emergenza che mette in pericolo la vita di una donna, la risposta delle Istituzioni deve essere immediata e automatica in qualsiasi giorno dell'anno. La sicurezza non può dipendere dal calendario. Guardiamo spesso ai telegiornali – spiega Torboli – dove persino nelle zone di guerra e di conflitto, la protezione delle donne e dei bambini è riconosciuta come priorità assoluta e segno di civiltà. È inconcepibile che in un territorio ricco come il Trentino, l'Istituzione abbia lasciato le donne, già in lista d'attesa, in strada”.

 

E infine la “richiesta finale per un piano di copertura strutturale”.

 

“Chiediamo che l'Amministrazione Comunale di Trento e la Provincia – chiosa il testo diffuso – si impegnino formalmente per il Piano strutturale 2026, che garantisca l'attivazione immediata e costante dei posti letto necessari in qualsiasi momento dell'anno, onorando il diritto alla dignità e alla serenità delle donne”.

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