Caccia vietata sui valichi montani, dopo la sentenza del Tar arriva la mozione di Fratelli d'Italia per salvare l'attività venatoria: "Decisione basata su presupposti ideologici"
La sentenza del Tar ha previsto il divieto di caccia su 475 valichi montani in regione. I consiglieri Zamperini e Schiavi: "La sentenza si basa su presupposti antiscientifici e ideologici, che nulla hanno a che vedere con la tutela della biodiversità ma solo con la totale avversione alla caccia e al mondo venatorio che invece va tutelato e difeso"

MILANO. Caccia vietata sui valichi montani in regione, dopo la sentenza del Tar della Lombardia che ha previsto l'applicazione del divieto dell'attività venatoria su 475 valichi, e in un raggio di almeno un chilometro dagli stessi (QUI ARTICOLO) in consiglio regionale è stata presentata oggi, mercoledì 7 maggio, una mozione per affrontare in modo tempestivo le sue conseguenze.
“La sentenza del Tar si basa su presupposti antiscientifici e ideologici, che nulla hanno a che vedere con la tutela della biodiversità, ma solo con la totale avversione alla caccia e al mondo venatorio nel suo complesso, che invece va tutelato e difeso visto il prezioso compito che svolge nel custodire l’ambiente, specialmente nei territori di montagna” queste le parole dei consiglieri regionali Giacomo Zamperini e Michele Schiavi (FDI), promotori della mozione e rispettivamente Presidente della Commissione Montagna e Vicepresidente della Commissione Territorio della Regione Lombardia.
Ad essere espressa una ferma opposizione alla decisione, con la Giunta regionale sollecitata ad intervenire con urgenza: richiesta la presentazione di un ricorso al Consiglio di Stato con richiesta di sospensiva, per tutelare le competenze regionali e prevenire effetti irreversibili di una sentenza ritenuta discutibile.
Inoltre, viene proposto di avviare un confronto con Governo e Parlamento per modificare l’articolo 21, comma 3, della legge 157/1992, eliminando i valichi montani, ritenuti in contrasto con la normativa europea e le attuali conoscenze scientifiche. La mozione, poi, invita anche a sospendere qualsiasi modifica o revoca delle autorizzazioni per appostamenti fissi, nonché nuove tabellazioni, fino alla definizione della vicenda giudiziaria, evitando così sprechi e incertezze. Infine, si auspica una revisione complessiva della legge, giudicata superata e inadeguata rispetto agli sviluppi normativi europei in materia di tutela dell’avifauna migratoria.
“Oggi interveniamo con serietà e responsabilità per evitare che venga messo a rischio un patrimonio storico, culturale e identitario insostituibile per tante comunità locali . Si parla spesso – dichiarano Zamperini e Schiavi – di questo mondo senza conoscerne la reale portata: un universo fatto di competenze, passione, tutela del territorio e trasmissione di saperi antichi, che rischia di scomparire sotto il peso di provvedimenti irragionevoli e tecnicamente discutibili. La loro presenza costante sul territorio consente infatti il controllo responsabile della fauna, la prevenzione di malattie come la Peste Suina Africana, il ripristino ambientale dei sentieri e la messa in sicurezza della viabilità rurale”.
LA SENTENZA
Ripercorrendo gli step che hanno portato alla sentenza – che come detto ha disposto l'applicazione del divieto di caccia su 475 valichi montani in regione, e in un raggio di almeno un chilometro dagli stessi – questa era arrivata a conclusione di un lungo contenzioso tra l'amministrazione regionale e la LAC (Lega Abolizione caccia) che aveva sottolineato l'importanza del provvedimento, definito una "storica vittoria giudiziaria", in quanto "da quasi 33 anni la Regione Lombardia disapplicava un'esplicita disposizione statale", la stessa che impone di precludere la caccia sui valichi montani al fine di tutelare il passaggio degli uccelli migratori.
Il Tar aveva inoltre condannato la Regione Lombardia e il Consiglio Regionale al pagamento delle spese di giudizio per 4 mila euro complessivi in favore della Lega Abolizione Caccia, e a coprire il compenso del commissario ad acta incaricato di individuare i singoli valichi montani da perimetrare. Ad essere sconfitte in giudizio erano state anche sei associazioni venatorie che avevano affiancato la regione con i propri legali.


















