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Trento
02 luglio | 13:19

“Caldo estremo, la Provincia di Trento emani un'ordinanza per lo stop alle attività nelle ore critiche. Servono misure strutturali ma Piazza Dante immobile”

La richiesta arriva da Cgil e Fillea del Trentino: “Altre Regioni si muovono in questa direzione per tutelare i settori più critici. Non è più emergenza, servono misure strutturali”

“Caldo estremo, la Provincia di Trento emani un'ordinanza per lo stop alle attività nelle ore critiche

TRENTO. Fermare le attività lavorative nelle ore più calde della giornata, almeno nei settori dove più alto è il rischio per la salute: è questo l'appello che Cgil e Fillea lanciano alla Provincia di Trento, per emanare un'ordinanza “per tutelare in modo più efficace lavoratrici e lavoratori”.

 

L'estate, dicono infatti le sigle, è partita con temperature record in Provincia ed è facile immaginare che i giorni di caldo estremo saranno ancora tanti (negli scorsi giorni il noto climatologo e divulgatore scientifico Luca Mercalli spiegava al nostro giornale come la recente ondata di caldo rischi di essere solo “un antipasto” vista l'attuale evoluzione climatica, Qui Articolo).

 

Non chiediamo niente di più – dicono Manuela Faggioni Sella, responsabile per la salute e sicurezza della Cgil del Trentino, con Giampaolo Mastrogiuseppe, segretario generale della Fillea, la categoria che segue il comparto edile – di quanto non sia giù previsto nelle linee guida nazionali per il rischio calore”.

 

Linee guida che, nelle ultime settimane, sono state tra l'altro aggiornate in Alto Adige (Qui Articolo) con una serie di raccomandazioni per prevenire gli effetti del caldo estremo e della radiazione solare, a partire dall'organizzazione del lavoro e dalla previsioni di pause.

 

“Già diverse regioni – continuano i sindacalisti – si sono mosse in questa direzione, di fatto rafforzando ulteriormente le misure già previste con un'ordinanza che impone lo stop nelle ore più calde per i settori più a rischio”.

 

È il caso per esempio del Veneto, dove il presidente Luca Zaia ha firmato un'ordinanza che vieta il lavoro all'aperto nelle ore più critiche: “Dal 3 luglio al 31 agosto – spiega lo stesso governatore – sarà vietato svolgere attività lavorative all'aperto tra le 12 e 30 e le 16 nelle aree del Veneto in cui, secondo i dati scientifici aggiornati in tempo reale dal portale Worklimate, viene rilevato un livello di rischio 'alto' per i lavoratori esposti al sole e impegnati in attività fisica intensa”.

 

Per quanto riguarda il Trentino invece, dicono Faggioni Sella e Mastrogiuseppe: “Da Piazza Dante intanto nessun provvedimento aggiuntivo rispetto alle misure già previste negli anni scorsi, che restano valide, dalla cassa integrazione straordinaria alla messa a disposizione di bevande e sali minerali, modifica degli orari di lavoro e via dicendo”.

 

Via Muredei chiede in poche parole alla Provincia di “non temporeggiare” e “adottare misure strutturali per contrastare il rischio calore”. Parlare di emergenza caldo infatti, dicono ancora i sindacalisti: “Ormai è riduttivo, perché ogni anno le ondate di calore arrivano prima, con maggiore intensità e mettono a dura prova la salute delle lavoratrici e lavoratori sia in spazi al chiuso sia, soprattutto, quanti operano all'aperto. È grave in tal senso che il Tavolo provinciale per la salute e la sicurezza non abbia aggiornato le linee guida provinciali”.

 

Come è noto – continuano le sigle – Inps e Inail prescrivono già una serie di azioni da mettere in campo per prevenire i colpi di calore nell'edilizia e nelle cave. A 35 gradi l'attività può essere sospesa. Questa è la soglia considerata da Inps non solo per le temperature reali, ma anche percepite, nel caso di particolari lavorazioni tra le quali 'stesura del manto stradale, rifacimento di facciate e tetti di costruzione, lavorazioni all'aperto che richiedono indumenti di protezione, ma anche tutte le fasi lavorative che, in generale, avvengono in luoghi che non possono essere protetti dal sole o che comportino l'utilizzo di materiali o lo svolgimento di lavorazioni che non sopportano il forte calore”.

 

La sospensione dell'attività è chiaramente l'azione più incisiva, dicono da via Muredei: “Ma ci sono un insieme di buone pratiche da mettere in campo per evitare di incorrere nel colpo di calore diverse settore per settore, dall'aumento delle pause fino alla rimodulazione dei turni, spostando la lavorazione la mattina presto e nelle ore pre-serali, quando possibile, sulla base di accordi sindacali. È fondamentale anche che ci sia a disposizione dei lavoratori acqua, bevande con sali minerali e una zona d'ombra. Sarebbe auspicabile inoltre l'installazione di sistemi di raffrescamento”.

 

Proprio per questo, oltre alla Provincia, Cgil e Fillea sollecitano anche le organizzazioni dei datori di lavoro a fare fronte comune per rendere più sopportabili le condizioni di lavoro con temperature eccessivamente elevate: “Auspichiamo – concludono i due sindacalisti – che le nostre richieste al Tavolo provinciale trovino disponibilità anche da parte delle imprese visto che il tema emergenza calore riguarda tutti. In condizioni di caldo estremo aumenta, infatti, il rischio di infortunio. È interesse di tutti lavorare per rendere le condizioni più sostenibili possibile”.

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