Caso Benko, si avvicina la svolta: imminente la richiesta di rinvio a giudizio? Gli agenti indagano intorno alle origini del suo immenso patrimonio
Al setaccio uffici, case, attici, chalet. Si cerca nelle casseforti, si scava tra i documenti. La domanda a cui si vuole rispondere é la stessa: da dove ha origine l'immenso patrimonio dell'ex tycoon? Benko si trova ancora in carcere per rischio reiterazione del reato e occultamento di prove, ma ha sempre respinto ogni accusa

VIENNA. La svolta sembra imminente. Nell'ambito dell’inchiesta viennese sull’ex tycoon austriaco René Benko, secondo quanto riportato dal settimanale “Profil” e da altri media austriaci e germanici, sarebbe stato esaminato dal Ministero della Giustizia il cosiddetto rapporto sullo stato dell'indagine della Procura anticorruzione (WKStA). Nonostante non vi siano conferme da parte dei magistrati austriaci, questo passo dovrebbe portare una formale accusa nei confronti del fondatore del gruppo immobiliare Signa.
Nel complesso, la Procura anticorruzione ha seguito dodici filoni d'indagine nel caso Signa, ma uno dei capi d'accusa, su cui si è indagato intensamente negli ultimi mesi, è l’occultamento di patrimonio.
Si segue il denaro, si cerca nelle casseforti, si scava nella vita di Benko che, attualmente coinvolto in una procedura di insolvenza, è sospettato di non aver dichiarato la propria situazione patrimoniale. L’ex tycoon, come noto, è stato arrestato nel gennaio del 2025 dalla Procura anticorruzione della capitale austriaca e indagato in Italia per associazione a delinquere finalizzata a una lunga serie di reati: si va dalla corruzione alla truffa, dal finanziamento illecito alla turbativa d’asta. L’obiettivo era ottenere appalti e concessioni, principalmente in Trentino-Alto Adige, ma anche in Veneto e Lombardia.
“Urge acquisire quanto prima elementi a conferma delle ipotesi investigative avanzate a conclusione delle indagini preliminari”, scrive in un Ordine europeo d'indagine (Oei)il pm Alessandro Clemente titolare dell’inchiesta che ha portato agli arresti domiciliari politici, funzionari e imprenditori, tra cui il commercialista bolzanino Heinz Peter Hager.
Insomma, l’obiettivo è rispondere a una domanda: da dove arrivano i soldi di Benko? Come è riuscito l’austriaco, figlio di una maestra e di un impiegato, a costruirsi quell’enorme patrimonio in pochissimo tempo? Una salita vertiginosa quanto sospetta per Benko che in meno di vent’anni, e prima di compierne 40, vantava beni per un totale di 5 miliardi e mezzo di euro.
Negli ultimi mesi e fino agli scorsi giorni, sono stati perquisiti gli uffici di Vienna e Korneuburg della Signa, l’attico che si trova nella capitale austriaca, un magazzino sotterraneo e un appartamento a Innsbruck, lo chalet di Lech. Sono dunque state acquisite informazioni su conti bancari e finanziari riguardanti le operazioni messe in piedi da Benko negli ultimi anni.
Ovviamente si parla anche delle operazioni svoltesi in Italia, tra tutte il WaltherPark, il più grande cantiere privato della storia altoatesina. C’è poi l’area ex Cattoi a Riva del Garda, l’ex scalo ferroviario di Santa Lucia a Verona e la riqualificazione dell’area occupata dall’ex Manifattura Tabacchi. In Lombardia c’era invece Pavia e il rilancio del terreno ex Necci. Insomma, un totale di un miliardo e duecentomila euro di operazioni.
E ora, come detto, sembra essere vicina la svolta e una accusa formale che sarebbe solo il primo passo verso la conclusione. Benko, che si trova ancora in carcere per rischio di occultamento di prove e reiterazione di reato, ha sempre respinto ogni accusa.








