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Bolzano
30 dicembre | 19:53

Corte dei conti, due condanne per il caso delle mascherine anti-Covid importate dalla Cina. Cade l'accusa sul risarcimento milionario

I giudici contabili rigettano la richiesta di 6,7 milioni di euro contro gli ex direttori Zerzer e Wegher: la fornitura cinese non portò vantaggi privati. Sanzioni invece per il danno d'immagine e per i test farsa post-bocciatura

Corte dei conti, due condanne per il caso delle mascherine anti-Covid importate dalla Cina
di Redazione

BOLZANO. Arriva una svolta significativa, seppur parziale, nel procedimento contabile sulla controversa fornitura di mascherine cinesi importate in Alto Adige all’inizio della pandemia, che l'Azienda sanitaria fece arrivare dalla Cina tramite il gruppo Oberalp, e che poi si rivelarono inutilizzabili.

 

La Corte dei Conti di Bolzano ha emesso la sua sentenza, accogliendo solo in parte le tesi della Procura regionale e delineando un quadro di responsabilità che oscilla tra l'assoluzione per le spese principali e la condanna per i tentativi di "occultare" il fallimento dell'operazione.

 

Il collegio giudicante ha respinto la richiesta più pesante avanzata dall'accusa: quella di un risarcimento da 6,7 milioni di euro a carico di Florian Zerzer (ex direttore generale Asl) e Enrico Wegher (ex direttore amministrativo). La Procura riteneva che tale somma fosse stata "illegittimamente versata" dall'Azienda Sanitaria al gruppo Oberalp, l'intermediario della fornitura di DPI rivelatisi poi inutilizzabili. Secondo i giudici, tuttavia, non vi fu dolo né alcun "vantaggio o lucro personale" nella transazione, escludendo qualsiasi forma di commistione tra l'interesse pubblico e quello del privato.

 

Il punto di rottura per la difesa riguarda invece la gestione dei test successivi alla bocciatura del materiale. La Corte ha dato ragione all'accusa in merito ai test report Dekra commissionati tra maggio e giugno 2020. Questi esami, effettuati dopo che l'Inail aveva già dichiarato i dispositivi inutilizzabili, sono stati definiti dai giudici "inutili o richiesti al solo scopo di occultare le responsabilità".

 

Per questa condotta, configurata come "dolo eventuale", Zerzer e Patrick Franzoni (allora responsabile dell'unità Covid) sono stati condannati a risarcire 24.400 euro.

 

Posizione più complessa quella di Patrick Franzoni, per il quale i giudici hanno confermato ulteriori sanzioni pecuniarie: 30.000 euro per il danno d'immagine arrecato all'istituzione e 723 euro per assenteismo.
 

Se il capitolo contabile ha definito queste prime responsabilità, la partita legale è tutt'altro che chiusa. Il prossimo 27 gennaio si aprirà infatti il procedimento penale per frode nelle pubbliche forniture. Sul banco degli imputati siederanno Zerzer, Franzoni, l'amministratore delegato di Oberalp, Christoph Engl, e il gruppo Oberalp stesso come ente giuridico. L'attenzione resta dunque alta su una vicenda che, a distanza di quasi sei anni, continua a pesare come un'ombra sulla gestione dell'emergenza Covid in Alto Adige. 

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