"Curve italiane ormai feudo dell'estrema destra. E le società sanno nomi e cognomi ma non fanno nulla". Il giornalista di Repubblica Paolo Berizzi parla a Il Dolomiti
"L'atteggiamento pilatesco dei club non sorprende minimamente e spesso è caratterizzato da ignavia, ipocrisia, connivenza. Le prese di posizione nei confronti di atteggiamenti d'odio, dei simboli e degli episodi di violenza sono sempre più rare. Nomi e volti sono noti sia ai club che alle istituzioni e basterebbe pochissimo per metterli al bando. La tolleranza permette a questo sistema di proliferare. E, rispetto a qualche anno fa, è venuto meno per i vertici delle società il "pudore" di farsi ritrarre con questi soggetti, anzi viene fatto con orgoglio per testimoniare la vicinanza a chi fa tanti chilometri per seguire la squadra. Insomma, una situazione di mero interesse. Succede ovunque, anche a Trento"

TRENTO. Calcio e politica, curve e movimenti di estrema destra. In una commistione che è diventata quasi una "normalità". Anche a Trento, la situazione non è diversa dal resto d'Italia, pure se i "numeri" - oggettivamente - sono inferiori rispetto ad altre realtà, dove si parla di centinaia, o addirittura, di migliaia di ultras che, contemporaneamente, militano - politicamente - in gruppi legati all'estrema destra.
A volte si parla di movimenti locali, non necessariamente collegati l'uno all'altro, in altre occasioni di realtà che abbracciano l'intero territorio italiano.
Le curve sono ormai quasi tutte politicizzate e "guardano" a destra. Anche il settore dello stadio "Briamasco" intitolato a Gunther Mair, ex portiere del Trento, scomparso nel 2020 a causa di uno shock anafilattico dopo la puntura di una vespa, non fa eccezione. La politica c'è eccome, gli stessi protagonisti non ne fanno mistero e tanti sono i "rimandi" nostalgici, l'ultimo dei quali è rappresentato dalla grafica con cui il gruppo organizzato "Nuova Guardia" comunicava gli orari di partenza e arrivo del battello che li avrebbe condotti a Salò dove, domenica, a due ore dall'inizio del match, gli ultras aquilotti hanno creato scompiglio in piazza Vittoria, lanciando petardi tra i tavoli e alcune sedie (Qui articolo).
Non è la prima volta che i tifosi gialloblù "più caldi" (o, per usare un'espressione del presidente del Trento Mauro Giacca, quelli con la "voce più alta") si rendono protagonisti di azioni tutt'altro che edificanti (Qui il riassunto) e, allora, urge una riflessione anche a livello locale perché la situazione, anche a Trento, può essere definita preoccupante.
Paolo Berizzi, giornalista e inviato del quotidiano La Repubblica, è un profondo conoscitore del mondo dell'estrema destra, che ha "studiato", pubblicando inchieste e libri e trattando approfonditamente anche il tema della commistione tra le curve calcistiche e i movimenti neofascisti e neonazisti.
Il giornalista lombardo, che dal 2019 vive sotto scorta in seguito alle tantissime minacce di morte ricevute, racconta a Il Dolomiti come si è evoluta la situazione negli anni e lo stato attuale delle cose, con un accenno anche al Trento. E, una curiosità: due anni or sono Berizzi dedicò un articolo proprio alla Feralpisalò, all'indomani della storica promozione in serie B conquistata dai Leoni del Garda. La Feralpi è la stessa squadra che domenica hanno affrontato i gialloblù, uscendo sconfitti per 2 a 0 dallo stadio "Lino Turina".
"Non è un fenomeno "nuovo" - esordisce Berizzi - perché l'infiltrazione dei gruppi di estrema destra, come Casa Pound, Forza Nuova, Lealtà Azione, molto forte e radicato in Lombardia, i Do.Ra. di Varese e Veneto Fronte Skinheads, negli stadi è un qualcosa che avviene ormai da tanti anni. I due ambiti, i movimenti neofascisti e neonazisti e le curve, si scambiano la "manodopera", c'è un conclamato sistema di vasi comunicanti, a tal punto che in certe situazioni vi è un vero e proprio controllo del settore allo stadio, teatro molto spesso anche di attività illecite, come la vendita dei biglietti o lo spaccio di stupefacenti. Le curve sono serbatoi per l'estrema destra ma, questo, non lo scopriamo certamente oggi e chi si stupisce è solamente ipocrita".
Il quadro da lei descritto è preoccupante.
"Estremamente, ma è tollerato e accettato, soprattutto in questo momento politico, dove al Governo c'è un partito che porta orgogliosamente la Fiamma dal 1946. Perché? Perché gli ultras sono cittadini e i cittadini votano. E i voti fanno comodo, anche se provengono da quella che definisco Galassia Nera".
Da parte dei club calcistici le prese di posizioni sono rare e, se arrivano, sono molto "istituzionali", quasi fosse un "dovere".
"L'atteggiamento pilatesco non sorprende minimamente e spesso è caratterizzato da ignavia, ipocrisia, connivenza. Le prese di posizione nei confronti di atteggiamenti d'odio, dei simboli e degli episodi di violenza sono sempre più rari. Nomi e volti sono noti sia ai club che alle istituzioni e basterebbe pochissimo per metterli al bando. La tolleranza permette a questo sistema di proliferare. E, rispetto a qualche anno fa, è venuto meno per i vertici delle società il "pudore" di farsi ritrarre con questi soggetti, anzi viene fatto con orgoglio per testimoniare la vicinanza a chi fa tanti chilometri per seguire la squadra. Insomma, una situazione di mero interesse. I comportamenti inaccettabili e intollerabili non sono più nemmeno oggetto di stigmatizzazione. In questa "placenta" il fenomeno prolifera".
Accade sempre più spesso.
"Certo, d'altronde se si viene legittimati dagli interlocutori, perché smettere di farlo? Succede ovunque, anche a Trento. C'è chi gode di questa situazione e anche ci campa".
Come mai nelle curve politicizzate dilagano i movimenti di estrema destra e non quelli di estrema sinistra?
"I valori che caratterizzano le curve sono odio, violenza, xenofobia, intolleranza, con una visione muscolare e maschiocentrica del mondo. Sono i medesimi dei movimenti neofascisti e neonazisti, il cui amo da pesca viene calato proprio all'interno dei settori più caldi degli stadi, dove il terreno è fertilissimo. Già nel 2009, quindi sedici anni fa, il 70 - 75% delle curve politicizzate era legato al mondo dell'estrema destra. Ormai le tifoserie di sinistra sono pochissime (Livorno, Cosenza, una parte del Perugia, Ternana, ndr), insomma qualche "riserva indiana" in un panorama nazionale ben definito. Oggi la quasi totalità delle curve politicizzate sono infiltrate da gruppi di estrema destra ed è un dato di fatto. La commistione è sotto gli occhi di tutti e, a riguardo, posso fare un esempio che mi riguarda direttamente".
Prego.
"Delle persone coinvolte nei 16 procedimenti penali attualmente in corso nei confronti di chi mi ha minacciato di morte, la quasi totalità degli imputati è rappresentata da militanti politici di estrema destra che fanno anche parte delle tifoserie di vari club. Il legame è evidente. Tutti vengono condannati, qualcuno sceglie di patteggiare, altri mi chiedono scusa e scrivono lettere con cui dicono di non avere soldi e mi chiedono di ritirare le querele, ma io vado avanti. Sempre".
Da quasi sette anni vive sotto scorta dopo aver ricevuto minacce di morte da parte di esponenti neofascisti e neonazisti. Rifarebbe tutto ciò che ha fatto sapendo che i suoi articoli, le sue inchieste, i suoi libri le avrebbero cambiato la vita?
"Ma assolutamente sì e non mi ritengo un eroe. Per me è un dovere civile, e ovviamente anche da giornalista, di una persona che si riconosce nei valori della Costituzione democratica e repubblicana".











