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Trento
18 marzo | 20:22

"Trento, città della Resistenza, non revoca la cittadinanza a Mussolini? Una vergogna". Paolo Berizzi a il Dolomiti: ''Astenuti e contrari così tengono vivo quel passato''

"Mi pare evidente la volontà della destra, che sta al Governo nazionale e, in questo caso specifico, all'opposizione - prosegue Berizzi -, di non condannare, men che meno con un atto ufficiale, un passato che è un passato che non dà fastidio. Se non chiudi, il passato non è passato. Chi sta con la Costituzione che è democratica, repubblicana e antifascista, non può votare contro la revoca della cittadinanza a Mussolini. Si tratta semplicemente di scegliere da quale parte stare"

TRENTO. "E' una vergogna che una città come Trento, che ha una grande storia di Resistenza, che è sempre stata un centro progressista, culturale e di grande spessore non sia stata capace di revocare la cittadinanza al Duce criminale, il gran capo del fascismo. Ancora una volta la destra italiana decide di non far passare il passato peggiore della storia del Paese".

 

Paolo Berizzi, inviato del quotidiano La Repubblica, che da sette anni vive sotto scorta in seguito alle tantissime minacce di morte che gli sono state rivolte da esponenti neofascisti, si era già occupato della vicenda riguardante la mancata revoca della cittadinanza onoraria a Benito Mussolini da parte del consiglio comunale di Trento (Qui articolo).

 

L'aveva fatto dedicandogli una puntata della sua seguitissima rubrica, "Pietre", nel momento in cui le forze di centro destra avevano annunciato che non si sarebbero espresse a favore (Qui articolo) ed è tornato sull'argomento all'indomani di quello che è stato un evento che ha fatto rapidamente il giro d'Italia e non solo, perché reazioni indignate al voto contrario alla proposta sono arrivate anche dalla stampa estera (Qui articolo).

 

La vicenda era stata portata alla luce a gennaio da Il Dolomiti che, in seguito ad un accesso agli atti, aveva scoperto che il Duce era ancora insignito della cittadinanza onoraria del capoluogo (Qui articolo) e, successivamente, due mesi più tardi, alcuni esponenti del Partito Democratico hanno confezionato una mozione per revocare tale riconoscimento, conferito nel 1924 su decisione dell'allora Podestà.

 

Per il "via libera" servivano i quattro quinti dei voti a favore e, invece, i dieci esponenti del centro destra (con la sola eccezione del rappresentante del Patt Andrea Demarchi), appartenenti a Fratelli d'Italia, Lega e Forza Italia, hanno votato contro, mentre i due consiglieri di Generazione Trento, Claudio Geat (ex presidente della Circoscrizione Centro Storico - Piedicastello sotto la "bandiera" del Partito Democratico) e Martina Margoni hanno scelto di astenersi, inviando poi una nota ufficiale nella quale hanno cercato di spiegare le proprie ragioni. Tale comunicato è riassumibile con una semplice e popolare espressione popolare: pezo el tacon del buso.

 

"Mi pare evidente la volontà della destra, che sta al Governo nazionale e, in questo caso specifico, all'opposizione - prosegue Berizzi -, di non condannare, men che meno con un atto ufficiale, un passato che è un passato che a loro non dà fastidio. Con un atto semplicissimo - schiacciare un bottone - gli esponenti di Fratelli d'Italia e della Lega, avrebbero potuto dimostrare di aver "chiuso" un percorso di modernizzazione, europeizzazione e democratizzazione, dimostrando di aderire pienamente alla Costituzione italiana. Che, è bene ricordarlo, è repubblicana, democratica e antifascista".

 

Fratelli d'Italia e Lega hanno parlato di voler guardare al futuro senza "restare" nel passato.

"Le motivazioni addotte e riportate negli interventi e nelle note ufficiali - aggiunge il giornalista de La Repubblica - sono generiche e ambigue, in nome di un passato con cui non hanno fatto i conti. Dicono di voler guardare avanti: per guardare al futuro devi partire dal passato e chiudere. Se non chiudi, il passato non è passato: direi che è semplice, ma evidentemente non lo è per tutti. D'altronde la matrice di Fratelli d'Italia è chiara, visto che all'interno dei quadri del maggior partito di Governo vi sono tanti fascisti. Questo non è mai stato e non è un problema per i vertici della forza politica guidata da Giorgia Meloni: nel simbolo, infatti, è ancora ben presente la fiamma di Salò, che arde sopra la tomba del Duce e dalla quale esalano le sue idee. L'ambiguità del centro destra, soprattutto di Fratelli d'Italia, nei confronti del fascismo è purtroppo cosa nota e quanto accaduto in consiglio comunale a Trento ne é altra e clamorosa riprova".

 

E' così difficile per gli esponenti del centro destra prendere le distanze dal Ventennio?

"Qui non si tratta di essere di sinistra, di destra o di centro: nel 2026 revocare la cittadinanza onoraria a Mussolini dovrebbe essere un atto quasi scontato per chiunque si riconosca nella Costituzione italiana che, ripetiamolo sempre, è antifascista. In dodici, invece, hanno deciso di votare contro la mozione o di astenersi".

 

Anche gli esponenti della Lega (e di Forza Italia) si sono "allineati" al maggior alleato.

"E io credo che qualche problema adesso nascerà in seno alla Lega, o almeno così dovrebbe essere, visto che il Governatore Fugatti ha ribadito più volte come il Carroccio sia antifascista. Come giustificare il voto contro alla revoca della cittadinanza al Duce criminale, gran capo del fascismo, da parte dei suoi due consiglieri? Ho letto che hanno accusato la maggioranza, che ha proposto la mozione, di strumentalizzare la vicenda con fini speculativi, in realtà è tutto più semplice. Chi sta con la Costituzione, che ripeto è democratica, repubblicana e antifascista, non può votare contro, perché si tratta di decidere da che parte stare".

 

Dalla vicenda l'immagine di Trento ne esce profondamente danneggiata.

"E' semplicemente vergognoso che una città come Trento, che ha una storia di Resistenza di cui tutti dovrebbero essere orgogliosi, progressista e che - da sempre - ha dimostrato di avere valori importanti non riesca a togliere la cittadinanza a Mussolini. E' stato fatto addirittura a Salò, è paradossale che non ci riesca Trento. Evidentemente ci sono ancora tanti figli e nipoti della Repubblica di Salò".

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