Riva del Garda revoca la cittadinanza al Duce. Anche i fuoriusciti da Fdi dicono "sì". Aldrighetti: "Mai avuto dubbi". Zanoni: "Grave il silenzio dell'ex sindaca"
"Chi, invece, non ha mai parlato chiaramente è l'ex sindaca Cristina Santi: non era in Aula e ha motivato la sua assenza, e per carità questo può accadere, ma non ha mai sciolto le proprie riserve. Chi, per cinque anni, ha portato la fascia tricolore al collo, si è seduta in un ufficio dove ci sono la bandiera italiana e la foto del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, deve farlo. E' grave non l'abbia fatto, perché non si trattava di schiacciare un bottone, ma di assumere una posizione su una questione democrazia"

TRENTO. C'è chi dice no e chi, invece, approva all'unanimità.
Il consiglio comunale di Riva del Garda, con 19 voti a favore su 19 presenti (tre gli assenti, due dei quali avrebbero votato sì), dunque in totale unanimità, ha approvato la proposta di revocare la cittadinanza onoraria a Benito Mussolini (Qui articolo).
Un messaggio chiaro e forte, un atto politico e dalla grande valenza simbolica. Un provvedimento votato da tutti, compresi gli ex consiglieri di Fratelli d'Italia Elisabetta Aldrighetti e Nicola Santoni, che in seno all'Aula della Rocca hanno costituito, assieme a Giovanni Vivaldelli, fuoriuscito dal Patt e Salvatore Mamone, che era stato eletto con una lista civica in seno al centro destra, il nuovo gruppo consigliare "Voce Comune per Riva" (Qui articolo).
"Non c'è nemmeno da discutere - spiega la capogruppo Aldrighetti - a riguardo. Ci siamo espressi assolutamente a favore, consapevoli che si tratta di un atto simbolico ma non abbiamo mai avuto dubbi a riguardo. Abbiamo posto alcune domande al sindaco prima di assumere una posizione come, ad esempio, chiedere il perché si sia deciso di prendere tale provvedimento dopo 102 anni e in questo momento e lui ci ha risposto che era stato scoperto da poco che Mussolini era cittadino onorario di Riva. E, contestualmente, avremmo voluto sapere quale erano le altre cittadinanze onorarie concesse, ma Zanoni ci ha anticipato e ci aveva già comunicato l'elenco".
Così non era accaduto nelle scorse settimane a Trento e a Pergine Valsugana. Era stato Il Dolomiti, tramite un accesso agli atti, a rendere pubblica la notizia lo scorso 15 gennaio (Qui articolo). Ne era seguita una mozione presentata da alcuni consiglieri del Partito Democratico, ma poi nell'aula di Palazzo Thun le astensioni "ad hoc" dell'intero centro destra, Fratelli d'Italia in testa, Lega e Forza Italia (e anche, a sorpresa, di Generazione Trento) avevano impedito l'approvazione della proposta, visto che per il "via libera" sarebbero stati necessari i due terzi del consiglio (Qui articolo).
A Pergine, invece, la questione non è arrivata in Aula e il sindaco Morelli ha spiegato che "per più di 80 anni nessuno si è preoccupato della cittadinanza onoraria al Duce (Qui articolo). La storia ha già giustamente condannato Mussolini e personalmente, come credo tutti gli italiani, sono antifascista ma non vedo la necessità d'intervenire con un atto politico. Un'eventuale revoca rischia di aprire un discorso più ampio di figure meritevoli o meno di essere nell'elenco".
Contestualmente l'opposizione ha altresì proposto di concedere la cittadinanza onoraria anche a Ida Dalser, la donna che Mussolini sposò e dalla quale ebbe un figlio e poi venne fatta internare dal dittatore nel manicomio di Pergine, da dove riuscì a scappare prima di essere ripresa e portata a Venezia dove morì nel 1937.
Il sindaco rivano Alessio Zanoni è ovviamente molto soddisfatto perché l'Aula si è espressa all'unanimità "dimostrando ancora una volta che Riva del Garda ed è sempre stata democratica. Anche il 6 aprile 1924, a marcia su Roma già avvenuta, con il fascismo che era oltre al 60% di gradimento in quasi tutta Italia, qui non raggiuse il 45% delle preferenze. In questo caso non si trattava di essere di sinistra o destra, si trattava di una questione di democrazia. Nessuno ha avuto dubbi su che parte stare ma, aggiungo io, non ce ne dovevano essere in questo caso. Chi, invece, non ha mai parlato chiaramente è l'ex sindaca Cristina Santi: non era in Aula e ha motivato la sua assenza, e per carità questo può accadere, ma non ha mai sciolto le proprie riserve su come avrebbe votato. Per chi, per cinque anni, ha portato la fascia tricolore al collo, si è seduta in un ufficio dove ci sono la bandiera italiana e la foto del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, è un dovere farlo. E' grave non sia accaduto, perché non si trattava solamente di schiacciare un bottone, ma di assumere una posizione su una questione di democrazia. La candidata sindaca del centro destra Silvia Betta non ha potuto partecipare, ma il Patt era stato chiaro riguardo a questo tema con una nota ufficiale ("un’iniziativa condivisibile e doverosa, che riafferma con chiarezza i valori della nostra democrazia e il giudizio storico", ndr)".












