Eliturismo sulle Dolomiti, interviene la Fondazione Unesco: “Non possiamo imporre vincoli né controlli. Stiamo agendo per promuovere il senso del limite”
Sulle recenti sollecitazioni in tema di sorvoli in elicottero in montagna, interviene la Fondazione Dolomiti Unesco per bocca del presidente Roberto Padrin, che punta in particolare a far chiarezza sul ruolo dell’ente

CORTINA D’AMPEZZO. Sulle recenti sollecitazioni in tema di sorvoli in elicottero in montagna, interviene la Fondazione Dolomiti Unesco per bocca del presidente Roberto Padrin, che punta in particolare a far chiarezza sul ruolo dell’ente.
La Fondazione è infatti stata chiamata in causa, e non è la prima volta, da Mountain Wilderness, il cui presidente Luigi Casanova ha parlato di “promesse tradite” rispetto all’impegno di sorvegliare sullo stop ai voli turistici sugli ecosistemi più fragili delle Alpi (qui l’articolo). Ora, in occasione dell’incontro annuale dei soci sostenitori della Fondazione, svoltosi a Pordenone, Padrin ha voluto ribadire il ruolo della stessa anche e soprattutto relativamente a temi delicati come queste forme di turismo invasivo e per nulla rispettoso degli ecosistemi locali.
“L’incontro tra i sostenitori – afferma – è l’occasione per ringraziare tutti coloro che hanno scelto di portare il loro contributo a un’attività sempre più radicata nel territorio. Le molte iniziative condotte nel 2025 testimoniano infatti come le comunità locali, le istituzioni, le associazioni e le realtà produttive con le quali collaboriamo abbiano ormai recepito il riconoscimento del Patrimonio mondiale come un impegno comune. Tuttavia, la Fondazione non può imporre vincoli, né svolgere attività di controllo del territorio”.
Insomma, non ha alcun potere di limitare i sorvoli in elicottero a fini commerciali. “Il problema è ben presente al Consiglio di amministrazione - prosegue Padrin - ed è giusto che le associazioni ambientaliste auspichino soluzioni. Quello che possiamo fare, e lo stiamo facendo, è agire sulla tutela attiva e la promozione di una cultura della montagna fondata sul senso del limite e sul rispetto degli ecosistemi e sollecitare gli enti preposti, che sono diversi a seconda dei contesti, per favorire la regolamentazione e i controlli”.
Un punto, quello del ruolo della Fondazione, sul quale Il Dolomiti aveva già interpellato Padrin poco dopo la sua nomina a presidente, che, anche in quell’occasione, aveva ribadito la necessità di fare chiarezza su ciò che può e non può fare e, soprattutto, su cosa rappresenta l’ente - e certamente non aiuta la poca consapevolezza tra i cittadini in merito (qui l’intervista).
A tal proposito, nel corso dell’incontro con i sostenitori la direttrice Mara Nemela ha passato in rassegna alcuni dei progetti sviluppati nel 2025 dalle Reti funzionali e dedicati, ad esempio, alla formazione di amministratori locali, insegnanti e studenti, al consolidamento della rete tra i gestori di rifugio, al confronto tra i piccoli produttori di qualità. Spazio anche ai temi della comunicazione responsabile, per proporre un’immagine meno stereotipata della montagna rispetto a quella offerta dai social (qui un progetto), dell’inclusione e dell’accessibilità e, non ultimo, dell’alpinismo, con la serie di documentari sul “Dolomitismo” in uscita a breve.
Non sono mancati, infine, i geotrekking sul territorio, a completamento dell’ampia riflessione sul patrimonio geologico protagonista anche della mostra itinerante “La geologia della meraviglia”, inaugurata a Trento e ora esposta (fino al 21 dicembre) a Pordenone. “La promozione della conoscenza geologica delle Dolomiti - afferma l’ente - è un modo per dare valore al paesaggio e stimolare una frequentazione lenta e consapevole dell’arcipelago fossile, tanto più se i percorsi di valorizzazione, come nel caso del Dolomites World Heritage Geotrail e della mostra, avvengono con il coinvolgimento del territorio e delle comunità locali”.












