Rinunciare al titolo Dolomiti Unesco? "E' un’assunzione di responsabilità, non un marchio turistico", Padrin nuovo presidente a tutto campo anche sui problemi del traffico
Negli scorsi giorni Roberto Padrin è stato nominato nuovo presidente della Fondazione Dolomiti Unesco. Intervista al nuovo numero uno dopo un'estate di polemiche con anche la richiesta di togliere il riconoscimento alle Dolomiti in nome di una maggiore tutela. “Non voglio neanche sentir parlare di rinuncia, dopo i sacrifici fatti per ottenere il titolo. Il problema dell’overtourism va affrontato con equilibrio, ma devono essere chiari il significato del riconoscimento Unesco e il ruolo della Fondazione"

BELLUNO. Con il Consiglio di amministrazione di lunedì 1 settembre, la presidenza della Fondazione Dolomiti Unesco è tornata per statuto alla Provincia di Belluno. Tuttavia, di fronte all’esplosione di presenze turistiche perlopiù irrispettose e inconsapevoli, c’è chi recentemente ha messo in dubbio il titolo Unesco, cui si dovrebbe rinunciare in nome della salvaguardia delle Dolomiti. Abbiamo allora chiesto un’opinione in merito al neo presidente Roberto Padrin.
Un mese fa, infatti, Osvaldo Finazzer, albergatore e presidente del Comitato per la salvaguardia dei passi dolomitici, ha lanciato lanciato un appello: "E' arrivato il momento di rinunciare al titolo di Patrimonio Unesco, che ha fatto un danno incredibile alle Dolomiti, per tornare a produrre servizi di qualità anziché semplici cartoline" (qui l’articolo).
"Dopo tutto lo sforzo e il lavoro fatti, in particolare dall'allora presidente Sergio Reolon e da Irma Visalli, per ottenere il riconoscimento, non voglio neanche sentir parlare di rinuncia - afferma a Il Dolomiti Padrin - perché siamo riusciti a raggiungere questo obiettivo grazie a tanto sacrificio, impegno e professionalità. E soprattutto, si tratta di un titolo che non vuole essere un marchio turistico, ma una responsabilità messa sul campo dai territori per garantire la sostenibilità”.
Già Mara Nemela, direttrice della Fondazione, aveva espresso stupore e disappunto per questa proposta, ribadendo che non si può cercare un singolo colpevole per un problema ormai sistemico quale l’overtourism, e soprattutto non lo si può identificare con il titolo Unesco.
“Ci rendiamo conto - affermava Nemela - che il riconoscimento dà visibilità, ma da anni lavoriamo per incentivare una regolamentazione dei flussi, anche in collaborazione con le organizzazioni turistiche”.
Ora anche l’analisi di Padrin si pone sulla stessa linea. “Dobbiamo affrontare ogni tema con la dovuta attenzione - prosegue il presidente - perché ogni scelta porta con sé conseguenze delicate e importanti. In altre parole, dobbiamo trovare un equilibrio che ci permetta da un lato di salvaguardare e tutelare il Patrimonio, dall’altro di valorizzarlo. Si tratta di un compito sicuramente non semplice, ma abbiamo la fortuna di avere un Comitato scientifico composto da persone di alta professionalità che ci forniscono un sostegno e un aiuto anche nelle scelte che, come Fondazione, possiamo portare avanti”.
Come fare sul fronte turistico? “Il turismo - ammette Padrin - è sicuramente uno dei temi che maggiormente toccano le Dolomiti e in questi ultimi anni è cresciuto molto per vari motivi, tra cui le Olimpiadi. Rispetto alla presenza di turisti impreparati abbiamo lanciato, come Fondazione Dolomiti Unesco, Dmo e Provincia di Belluno, il progetto ‘Montagna consapevole’ proprio per promuovere regole semplici ma che garantiscono la massima sicurezza possibile per chi viene in montagna e, allo stesso tempo, puntano a limitare gli interventi del Soccorso alpino, che stanno crescendo sia in rapporto al numero delle presenze sia a causa della non consapevolezza da parte di chi affronta la montagna”.
E la poca consapevolezza non c’è forse anche rispetto al ruolo della Fondazione Dolomiti Unesco? “Probabilmente sì - risponde - e la presidenza che torna a Belluno potrebbe essere un'occasione in più per potenziare l’informazione e la conoscenza di questo ruolo. Abbiamo cioè l’opportunità, attraverso ad esempio eventi e iniziative condivisi e studiati insieme, di far sì che le persone abbiano chiaro che il nostro compito non è di promozione turistica, ma di tutela del Patrimonio Unesco. Su questo dobbiamo cercare di lavorare, tanto più perché stiamo andando incontro a un evento durante il quale, lo abbiamo detto più volte, gli occhi del mondo guarderanno a noi. Anche come Fondazione Dolomiti Unesco, dunque, dobbiamo essere preparati e in grado di gestire le Olimpiadi nella maniera più adeguata, ognuno per il proprio ruolo e nelle proprie responsabilità”.
A questo proposito, infine, uno dei nodi cruciali in tema di turismo sulle Dolomiti sono le Tre Cime di Lavaredo. In occasione della proposta di un impianto Misurina-Tre Cime per risolvere il problema del traffico che sale al rifugio Auronzo, il presidente di Mountain Wilderness Luigi Casanova aveva chiamato in causa proprio la Fondazione affinché intervenga nella gestione dell’area.
“Le Tre Cime sono sotto la lente di ingrandimento perché rappresentano uno dei principali luoghi dove regna l’overtourism. In generale - conclude Padrin - un approccio migliore e più equilibrato va studiato con tutti gli enti per cercare di garantire la migliore vivibilità possibile di quei luoghi e la Fondazione è un attore che può coordinare e condividere, ma il suo ruolo principale è fare da garante della sostenibilità, ascoltando le varie opinioni. Non vuol dire che dobbiamo dire sì a tutto o no a tutto, ma ogni questione va gestita con equilibrio”.












