Impianto Misurina-Tre Cime, per il Comune "emissioni dimezzate". Mountain Wilderness: “Serve il coordinamento super partes della Fondazione Dolomiti Unesco”
Durante il tavolo di confronto con le associazioni di sabato, il sindaco di Auronzo ha presentato il progetto di una cabinovia da Misurina alle Tre Cime, alla quale accedere solo tramite un servizio di trasporti. Luigi Casanova di Mountain Wilderness rileva a il Dolomiti la mancanza di garanzie sul fatto che non saranno realizzate le infrastrutture che tipicamente sorgono attorno agli impianti. E ribadisce il ruolo di coordinamento che spetta alla Fondazione Dolomiti Unesco

AURONZO DI CADORE. “Il sindaco di Auronzo non ha spiegato nulla rispetto agli impatti dell’impianto e agli effetti collaterali a valle e a monte, come servizi di ristorazione, parchi giochi e tutto ciò che si porta sempre di più in alta quota come regalo agli impiantisti. È stato corretto a presentarsi e dire quello che pensa: un impianto non è uno scandalo, ma servono garanzie certe e di lungo periodo sul fatto che attorno ad esso non nascano altre infrastrutture, altrimenti i dati sull’abbattimento della CO2 sono solo un esercizio teorico. E soprattutto serve un coordinamento di alto profilo scientifico e tecnico che superi la visione di ambientalisti, club alpini, operatori economici e solo la Fondazione Dolomiti Unesco può darlo”.
Così a il Dolomiti Luigi Casanova, presidente di Mountain Wilderness, dopo il tavolo di confronto sul progetto di una funivia per le Tre Cime.
Durante la riunione, il sindaco Vecellio Galeno ha innanzitutto confermato che da quest'estate sarà obbligatoria la prenotazione e che il pedaggio salirà a 40 euro. Riguardo invece al progetto di un nuovo impianto, contattato da il Dolomiti ci ha inviato lo studio sulla riduzione delle emissioni di CO2 rispetto all’attuale stato della mobilità.
È però sufficiente la mitigazione delle emissioni, quasi che l’impatto di una nuova infrastruttura (e di quelle, eventuali, correlate) fosse nullo?
La nuova funivia: riduzione delle emissioni, ma poca chiarezza sul resto
Il progetto prevede di chiudere il parcheggio del rifugio Auronzo e realizzare una cabinovia che parte da Misurina, alla quale si accederà solo prendendo la navetta a valle (Auronzo, Dobbiaco e Cortina) con un servizio gestito dalla società che gestirà l'impianto e che dovrà essere sotto il controllo di Auronzo, in parte pubblica e in parte privata.
Secondo lo studio, l’attuale stato della mobilità per il rifugio Auronzo implica fino a 140 g/km di CO2 per passeggero con l’auto privata e fino a 100 g/km per passeggero in caso di utilizzo del bus. Con la soluzione combinata di bus e impianto di risalita, le emissioni si dimezzerebbero a 70 g/km. “Avremmo dunque - spiega il gruppo Auronzo per il futuro - 1.959 tonnellate di CO2 risparmiate, senza contare l’impatto visivo dei parcheggi, l’inquinamento acustico, il traffico veicolare da Misurina alle Tre Cime. Per finire, avremo un servizio bus per Misurina anche nei mesi ora non coperti dal trasporto pubblico locale, attualmente in funzione solo d’estate, a tutto vantaggio di turisti e lavoratori”.
Il progetto dovrà essere condiviso con i comuni di Dobbiaco e Cortina e dovrebbe ridurre anche il numero giornaliero di turisti, spalmando gli arrivi in primavera e autunno. “Al momento c’è solo un’idea per risolvere il problema - prosegue il gruppo - ed è la nostra. L’assemblea ci ha dato modo di illustrare la bontà del nostro progetto per quanto riguarda la sostenibilità economica ed ambientale, ora non ci resta che lavorare con portatori di interesse e amministrazioni confinanti, e ragionare su possibili problematiche e opportunità per concretizzare le nostre idee nel più breve tempo possibile”.
"È molto positivo - commenta Casanova - che il sindaco si sia presentato davanti alle associazioni: ha esposto le proposte dell’amministrazione, alcune delle quali sono condivisibili mentre altre necessitano di un confronto. Da approfondire è sicuramente la proposta della cabinovia: da dove parte e dove arriva, dove portiamo le macchine, quanti parcheggi ci saranno e quale riqualificazione diamo al lago di Misurina”.
Il ruolo della Fondazione per coordinare gli attori coinvolti
“Tuttavia, siamo consapevoli di non rappresentare tutti gli interessi in gioco e per questo c’è bisogno di una regia che superi l'adesione parziale degli attori coinvolti, dagli operatori economici agli ambientalisti e le istituzioni, e conduca a un progetto per l’intera area delle Tre Cime, cui aggiungo Monte Piana. E l’ente che può, e avrebbe già dovuto, farlo è la Fondazione Dolomiti Unesco. Da oltre due mesi abbiamo invitato il presidente, che ha risposto di avere altri impegni, ma nessun membro del Consiglio di amministrazione è intervenuto dimostrando una grave sottovalutazione di un’emergenza che coinvolge l’intero patrimonio Unesco".
"Nonostante ciò, come ambientalisti e coordinamento delle associazioni del Cadore - prosegue Casanova - riteniamo che resti l’unico ente in grado di coordinare i conflitti che girano attorno all’area. Il problema è chiaramente politico: ho altissima stima del personale e della direzione della Fondazione, ma la parte politica ha perso qualunque credibilità. Chiaramente le decisioni del Cda dovrebbero essere avallate da Regione Veneto e Provincia autonoma di Bolzano, però una soluzione di equilibrio la deve dare. Già nel 2011 abbiamo incontrato l’allora commissario Unesco, che sostenne si dovessero risolvere due nodi: togliere le auto dalle Tre Cime e gli impianti dalla Marmolada. Sarebbe dovuto tornare di lì a pochi anni per valutare l’evoluzione della situazione, ma il successivo cambio politico nelle amministrazioni territoriali è riuscito a impedirlo".
"Ora finalmente un punto di partenza, grazie al lavoro degli ambientalisti, c’è stato. L’aumento del pedaggio e il limite agli accessi alle Tre Cime sono già un passo avanti: ci aspettiamo rapidamente il consolidamento di questo avvio di percorso”, conclude.











