Fabio Frison è il miglior veterinario dell’anno ma mentre l’Italia lo premia, Cortina non gli fornisce un ambulatorio stabile
È Fabio Frison il migliore veterinario dell’anno, ma il suo territorio non riesce ad assicurargli un ambulatorio: lui e il collega Alessandro Siorpaes sono privi di uno studio e al momento lavorano nella struttura provvisoria, ma devono lasciarla il 20 gennaio. Ecco cosa è emerso dall'incontro avuto con l'ufficio tecnico di Cortina e l’Ulss 1 Dolomiti

CORTINA D’AMPEZZO. È Fabio Frison il migliore veterinario dell’anno: quasi un paradosso, se consideriamo che il suo territorio non riesce ad assicurargli un ambulatorio. “In passato il riconoscimento è stato dato a personaggi più illustri, come rettori o ricercatori. A me è stato conferito per le missioni in Ucraina, a sostegno di persone e animali, e per quella in Turchia, dove dopo il terremoto abbiamo creato un ospedale da campo veterinario. Certo non me lo aspettavo: se faccio tutto questo, è solo perché lo sento dentro”.
Commenta così a Il Dolomiti il premio ricevuto dalla Federazione nazionale ordini veterinari italiani (Fnovi), mentre con la moglie Eleonora Rizzoli si sta recando a Crotone per ritirarlo. Si chiama “Il peso delle cose”, e qui di peso ce n’è: Frison collabora infatti con l’associazione “Animal Heroes”, che sostiene chi si occupa di animali in difficoltà soprattutto in situazioni particolarmente delicate, tra cui Gaza. “Sono esaltato - confessa Frison - perché non ho mai agito per ricevere premi. L’associazione lavora in molti territori: a volte andiamo sul campo, in altre come il Medio Oriente è difficile. Io andrei ovunque serve, indipendentemente da chi e perché sta combattendo, e forse mi è stata riconosciuta questa volontà di dare una mano”.
Un apparente paradosso, dicevamo, perché poche ore prima di salire sull’aereo Frison ha incontrato il dirigente dell’ufficio tecnico di Cortina Roberto Manfredonia e il responsabile Sisp (Servizio igiene e sanità pubblica) dell’Ulss 1 Dolomiti Sandro Cinquetti. Il motivo è sempre quello: lui e il collega Alessandro Siorpaes sono privi di uno studio e al momento lavorano nella struttura provvisoria a Fiames, ma devono lasciarla il 20 gennaio (qui l’intervista).
Ad oggi una soluzione definitiva però manca: l’ipotesi, infatti, è spostare la clinica in sette moduli prefabbricati ma, di nuovo, provvisori. “In mano non abbiamo nulla di ufficiale. La proposta – spiega Frison - riguarda un immobile in cui teoricamente possiamo rimanere per dieci mesi, perché la Soprintendenza concede il via libera solo se l’uso è provvisorio, mentre per un utilizzo definitivo vorrebbe un progetto più strutturato. Certo pare siano immobili funzionali, usati durante il Covid per le vaccinazioni, ma sono i tecnici a doversi pronunciare in merito. Io posso solo dire che, dopo questi dieci mesi, saremo di nuovo nell’incertezza”. Ricordiamo che la soluzione va trovata dal Comune, perché i veterinari avevano stipulato un contratto di permanenza nell’ambulatorio, abbattuto per fare posto alla cabinovia di Socrepes, fino al 31 dicembre 2037: avrebbero quindi avuto pieno diritto a rimanere lì o, in alternativa, ad avere un altro stabile idoneo.
I problemi sembrano invece molteplici. Innanzitutto le strutture, che dovrebbero sorgere in località Socus, non ci sono ancora: tra i dubbi quindi anche le tempistiche, tra realizzazione del basamento, allacciamenti delle utenze e trasloco. “A me va bene il progetto – osserva Frison – ma dobbiamo avere il tempo per il trasloco, basti pensare che solo per l’apparecchiatura radiologica l’ultima volta sono venuti da Bari. Di sicuro c’è che, dopo il 20 gennaio, lo stabile dove siamo ora dovrà essere vuoto”. Anche perché, va detto, non è riscaldato: la sera si lavora con 14-15 gradi, con evidenti disagi sia per il personale medico sia per i pazienti.
E poi, non secondaria, c’è la preoccupazione per il futuro. Anche riuscendo a spostarsi, a fine ottobre 2026 si torna punto e a capo. “Vorremmo ci fosse un impegno scritto – osserva Rizzoli – che si troverà una soluzione. Non vorrei infatti che si facesse così ora per garantire il servizio veterinario durante le Olimpiadi e poi non occuparsene più”. Un dubbio che, a questo punto, sorge spontaneo.
Al momento si attende dunque conferma ufficiale, mentre il via libera dall’azienda sanitaria c’è già. Spicca invece l’assenza dell’amministrazione comunale. “All’incontro – nota Frison – non era presente nessuno, neanche l’assessora Monica De Mattia. Anzi, solitamente a risponderci è solo l’ufficio tecnico: l’ultimo incontro c’è stato dopo la manifestazione organizzata da mia moglie, quando ci fu detto che l’intenzione era di organizzare questa struttura, della quale però non ci è stato più comunicato nulla. Eppure, sono loro ad aver abbattuto il nostro ambulatorio per far posto alla cabinovia. Tutto ciò fa arrabbiare: ci si sarebbe almeno potuti organizzare prima, invece è stato fatto tutto all’ultimo senza lasciarci nemmeno il tempo di trovare una sistemazione idonea”.
Insomma, tutto resta in sospeso. Serve uno spazio ampio e adeguato (Frison parla di 150 metri quadrati, perché lo studio lavora a 360 gradi, con degenze, radiologia, sala chirurgica e due sale visite, più il laboratorio analisi e una zona per il ritiro delle carcasse), e non una struttura provvisoria da spostare ogni dieci mesi. “Dopo ottobre – riflette il medico – mi sposto solo per andare in un ambulatorio definitivo”. Come dargli torto.












