I casi salgono a 46 e ora il virus Chikungunya preoccupa il Veronese: a rischio sagre ed eventi pubblici
"Spunta" un caso a Isola della Scala e ora tremano gli organizzatori della Fiera del Riso, la grande rassegna gastronomica che sarà inaugurata venerdì 19 settembre e che attende oltre 300 mila visitatori dall’Italia e dal mondo

VERONA. Crescono di giorno in giorno i casi di virus Chikungunya nel Veronese e ormai qualcuno parla di una vera e propria epidemia: sono 46 i casi accertati a partire dal 6 agosto, quando fu individuato il cosiddetto "paziente zero".
Un numero poi cresciuto al ritmo di due casi al giorno fino ad oggi, in uno scenario simile a quanto accaduto a Carpi, nei dintorni di Modena, dove i casi sono arrivati a circa un centinaio.
Ma ora nel Veronese resta la preoccupazione legata alle possibili ripercussioni sugli eventi pubblici, a cominciare da sagre e feste di paese.
Sono state già tre quelle annullate o sospese, ultima delle quali la ’sagra del Ceo’ riaperta dopo qualche giorno di "stop" forzato: il focolaio si è allargato a macchia di leopardo, coinvolgendo il comune capoluogo di Verona e la Valpolicella, ma anche Affi e Isola della Scala, dove si è registrato l’ultimo caso di infezione.
Un episodio limitato e subito affrontato subito con tutte le precauzioni del caso e le procedure di disinfestazione, ma che getta qualche ombra sull'imminente Fiera del Riso, la grande rassegna gastronomica che sarà inaugurata venerdì 19 settembre e che fino al 12 ottobre attende oltre 300 mila visitatori dall’Italia e dal mondo.
Solo per 2 dei 46 contagiati è stato necessario il ricovero in ospedale, ha evidenziato l'azienda sanitaria, ma gli esperti della Regione stanno ancora cercando di chiarire l’origine del focolaio, considerando che è stato accertato che si tratta di casi autoctoni, ovvero di persone che non sono reduci da viaggi all’estero, in zone considerate a rischio.
L'Iss spiega che la Chikungunya è una malattia virale, caratterizzata da febbre e forti dolori, che viene trasmessa all’uomo da zanzare infette, in particolare del genere Aedes. La prima epidemia nota è stata descritta nel 1952 in Tanzania, anche se già nel 1779 era stata descritta un’epidemia in Indonesia, attribuibile forse allo stesso agente virale. Attualmente l’infezione è stata identificata in oltre 60 Paesi di Asia, Africa, Europa e delle Americhe. In Italia si sono verificati focolai di trasmissione locale di chikungunya nel 2007 e nel 2017 sostenuti dalla zanzara Aedes albopictus (la cosiddetta “zanzara tigre”).
Dopo un periodo di incubazione variabile fino a un massimo di 12 giorni (in media di 3-7 giorni), si manifestano improvvisamente febbre e dolori alle articolazioni tali da limitare i movimenti dei pazienti (da cui deriva il nome chikungunya, che in lingua swahili significa “ciò che curva” o “contorce”), che quindi tendono a rimanere assolutamente immobili e assumere posizioni antalgiche. Altri sintomi includono dolore muscolare, mal di testa, affaticamento e rash cutaneo. Il dolore alle articolazioni è spesso debilitante, generalmente dura alcuni giorni ma può anche prolungarsi.
Nella maggior parte dei casi i pazienti si riprendono completamente, tuttavia, in alcuni casi il dolore alle articolazioni può persistere per mesi o anche anni. Spesso i sintomi nelle persone infette sono lievi e l’infezione può non essere riconosciuta o male interpretata, soprattutto nelle aree in cui è presente la dengue. Occasionalmente sono state segnalate complicanze oculari, neurologiche, cardiache e gastrointestinali. Raramente si verificano complicanze gravi, tuttavia negli anziani la malattia può essere una concausa di morte.


















