Lupi a Ospitale di Cadore: per le autorità gli avvistamenti sono del tutto normali. Lav: “Grave che ritorno della specie non sia stato accompagnato da adeguata informazione”
Ha fatto clamore in questi giorni la notizia, dai consueti toni allarmistici, sul paese di Ospitale di Cadore "assediato" dai lupi. Sul caso è intervenuta la Lav, che denuncia il disinteresse delle istituzioni per un’attività di informazione proposta già nel 2023: ora finalmente la prefettura lancia una campagna per educare la popolazione ai corretti comportamenti da tenere

OSPITALE DI CADORE. Ennesimo allarme lupo: in questi giorni al centro delle cronache dai toni allarmistici si è posizionato il comune di Ospitale di Cadore, definito da più parti come “assediato” dai lupi, ma secondo la prefettura gli elementi di rischio non ci sarebbero. “Per prevenire situazioni critiche come quella di Ospitale, già nel 2023 avevamo scritto al prefetto di Belluno proponendo un progetto di informazione rivolto ai cittadini con il supporto di biologi e zoologi esperti di lupo. Una proposta rimasta del tutto inascoltata nonostante il sollecito inviato nel 2024”.
A parlare è Massimo Vitturi, responsabile Area animali selvatici della Lav, intervenuta sul tema vista l’eco nazionale della notizia. E dopo le nuove segnalazioni del sindaco si è mossa nuovamente anche la prefettura, che ha convocato ieri, giovedì 27 novembre, una riunione in merito: secondo la polizia provinciale, però, “le dinamiche dei branchi nel territorio basso-cadorino e longaronese rientrano nella normale eco-etologia della specie”.
Alla riunione hanno partecipato il prefetto, la Direzione faunistico-venatoria della Regione Veneto, le forze dell’ordine, i carabinieri forestali e appunto la polizia provinciale. Quest’ultima, dopo le dovute valutazioni, ha ritenuto che “gli avvistamenti registrati e il frequente rinvenimento delle prede naturali dei lupi sono coerenti con la morfologia del territorio e con l’elevata presenza di ungulati nelle vicinanze dell’abitato, favorita anche dall’alveo del fiume Piave, naturale via di spostamento della fauna selvatica”.
Non ci sono quindi elementi di rischio in base alle linee guida dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra), ma è stata comunque disposta un’intensificazione del presidio del territorio. Inoltre, date le preoccupazioni dei cittadini, sarà finalmente realizzata una campagna informativa, che fa seguito ad alcuni incontri già realizzati per la popolazione nei territori più sensibili. In particolare, la campagna punterà a fornire indicazioni sul comportamento corretto da tenere in caso di avvistamenti e sensibilizzare sull’eliminazione di possibili attrattive per i lupi, come rifiuti organici non smaltiti correttamente, scarti alimentari lasciati all’aperto, mangimi accessibili e animali domestici non protetti.
Insomma, le più basilari regole di convivenza che ormai sarebbe auspicabile aver imparato, nonostante il continuo allarmismo che continua a dipingere il lupo come cattivo invasore di uno spazio che, in fin dei conti, spetta anche a loro. La nota della prefettura ribadisce infatti di evitare di avvicinarsi agli animali selvatici, proteggere quelli domestici tenendo cani e altri animali da compagnia sotto controllo soprattutto di notte, e segnalare gli avvistamenti agli enti competenti.
Nel frattempo, la Lega anti vivisezione è intervenuta per ribadire come la diffusa mancanza di conoscenza sulle caratteristiche etologiche della specie (sostituite dallo stereotipo popolare del lupo cattivo) diventi spesso “terreno fertile per pregiudizi e paure radicate nell’inconscio collettivo” e come l'avvistamento di lupi nei centri urbani non sia nulla di eccezionale, soprattutto nelle zone di montagna.
In particolare sul caso Ospitale, l’associazione sottolinea come l’avvistamento di qualche individuo e il rinvenimento di resti di predazioni su selvatici sia bastato “per creare un forte allarme sociale sostenuto da un clamore mediatico che non supporta l’informazione della cittadinanza”. Una situazione denunciata come conseguenza del disinteresse delle istituzioni, e che può portare al rischio di atti di giustizia fai da te che violerebbero le norme di protezione della specie (al momento) in vigore. “È gravissimo che il ritorno del lupo sul territorio - conclude Lav - non sia stato accompagnato da un’adeguata campagna informativa a cura delle istituzioni regionali e nazionali. Non dubitiamo che il prefetto di Belluno sia preoccupato quanto noi della sicurezza di cittadini e lupi, per questo confidiamo che a breve possa essere avviata una capillare campagna informativa come proposto”.
Appello dunque ora ascoltato. Dopo il vertice, anche il sindaco si è detto rassicurato dall’attenzione ricevuta e soddisfatto per la collaborazione con la polizia provinciale. Inoltre, ha concordato - e ci mancherebbe - sugli incontri pubblici con distribuzione di materiali informativi ai cittadini e sulla necessità di segnalare eventuali avvistamenti nel centro urbano.












