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Trento
02 luglio | 15:00

Materie prime critiche e strategiche, al via le indagini (anche in Trentino) dopo l'approvazione del programma nazionale di esplorazione mineraria

Le potenzialità del territorio trentino (e altoatesino) sono molte sul fronte dell'approvvigionamento di metalli rari e materie prime critiche, un dossier sul quale si accelera in Italia con l'approvazione del Programma nazionale di esplorazione mineraria e l'avvio delle indagini in tutto il Paese

TRENTO. Materie prime critiche e strategiche, approvato il programma nazionale di esplorazione mineraria: al via le indagini in tutta Italia (Trentino Alto Adige compreso). In tutto, dicono le autorità, sono 14 i progetti di ricerca contenuti nel programma, approvato dal Comitato interministeriale per la Transizione ecologica (Cite) distribuiti su tutto il territorio nazionale. Oltre al Trentino Alto Adige interessate anche Lombardia, Piemonte, Liguria, Toscana, Lazio, Campania, Calabria, Emilia-Romagna, Marche e Sardegna: ai siti di interesse si aggiunge anche la mappatura nazionale dei depositi dei rifiuti estrattivi prevista dal progetto Pnrr Urbes.

 

Come riportato da il Dolomiti (Qui Articolo), le potenzialità del territorio regionale sul fronte dell'approvvigionamento di metalli rare e materie critiche, un dossier sul tavolo del governo da tempo e che ha subito un'accelerazione dopo il Critical Raw Materials Act dell'Ue, sono molte: l'arco alpino è infatti una zona di grande interesse, con parecchi siti potenziali per l'estrazione di sostanze fondamentali in moltissimi settori strategici, dalla difesa allo spazio fino al clima e alla transizione energetica. Sul nostro giornale Paolo Ferretti (Qui Articolo), geologo e mineralista del Muse, aveva tracciato una prima 'mappa' del territorio, evidenziando punto per punto l'eventuale presenza di materie critiche e mettendo in luce i potenziali rischi in particolare sul fronte dell'eventuale impatto ambientale e turistico.

Dopo il via libera del programma, la cui realizzazione è stata affidata da Mase e Mimit al Servizio geologico d'Italia di Ispra, le indagini comunque partiranno come detto in tutta Italia, con il coinvolgimento di 15 unità operative e oltre 400 specialisti, per un investimento di 3,5 milioni di euro dedicati alla prima fase di indagini sui depositi naturali.

 

“L'approvazione del Pne – dicono le autorità – segna un ritorno strategico per l'Italia alla valorizzazione delle proprie risorse minerarie, in un'ottica moderna, sostenibile e in linea con le priorità europee. L'obiettivo è costruire un quadro aggiornale delle potenzialità minerarie nazionali, integrando le informazioni storiche con una nuova campagna di esplorazione, a oltre 30 anni dall'ultimo investimento pubblico nel settore. Il programma, mira, inoltre, a fornire indicazioni preliminari agli investitori italiani ed esteri sulla disponibilità di materie prime presenti nel Paese”.

 

Le attività d'indagine si concentreranno, ovviamente, sulle aree più promettenti, selezionate da un team di esperti tra i massimi specialisti italiani di giacimenti minerari. Il focus sarà rivolto in particolare a numerose materie prime e strategiche individuate dalla Commissione europea, tra cui: litio, boro, grafite, rame, manganese, fluorite, barite, feldspato, antimonio, tungsteno, titanio, bismuto, arsenico, magnesio, terre rare e metalli del gruppo del platino. L'attenzione si estende poi ad altri minerali d'interesse per l'industria nazionale, come zeoliti e minerali industriali.

 

A livello geografico, come anticipato i focus di esplorazione interesseranno quasi tutte le macroaree del Paese, concentrandosi in particolare su territori già noti per la loro potenzialità mineraria o per la presenza di formazioni geologiche favorevoli.

 

“Nel Nord-Est – dice Ispra - Lombardia e Trentino-Alto Adige saranno al centro delle ricerche per la presenza di fluorite e barite, nonché di terre rare localizzate nelle Alpi Meridionali. A Nord-Ovest, l'attenzione si concentrerà sull’area di Finero, in Piemonte, per l’indagine sui metalli del gruppo del platino (PGM), mentre nelle ofioliti liguri verranno esplorati giacimenti di rame e manganese. Sempre in Piemonte e in Liguria si cercherà di approfondire la conoscenza dei depositi di grafite. Nel Centro Italia, in particolare in Toscana, Lazio, Emilia Romagna, Marche e alcune aree del Piemonte, sarà analizzato il potenziale del litio, sia in contesti geotermali che sedimentari. In Toscana, inoltre, saranno oggetto di studio i noti depositi di antimonio e magnesio delle Colline Metallifere, mentre nel Lazio le attività si focalizzeranno sulla fluorite, anche in relazione alla sua concentrazione in terre rare. Nel Sud Italia, la Campania sarà interessata da indagini sul litio, sui feldspati e su altri minerali industriali strategici per l’industria nazionale, mentre in Calabria verranno esaminati i significativi giacimenti di grafite della Sila. In Sardegna, storicamente la principale regione mineraria italiana, l’esplorazione riguarderà diversi materiali: minerali industriali come feldspati, zeoliti, bentoniti e caolino presenti nelle aree magmatiche; mineralizzazioni a fluorite, barite e terre rare nel centro-sud dell’isola; e i più importanti depositi metalliferi. In particolare, si opererà nel distretto di Funtana Raminosa, dove verranno indagati tungsteno, terre rare, rame e altri solfuri, e nel settore sud-occidentale dell’isola, dove l’interesse è rivolto al rame e al molibdeno, associati a stagno, bismuto, arsenico e oro”.

 

In tutte le aree oggetto di indagine saranno inoltre mappati e caratterizzati i depositi di rifiuti estrattivi abbandonati, nell'ambito del progetto Pnrr Urbes, che contribuisce alla definizione di un quadro nazionale aggiornato sulle passività ambientali legate alle attività minerarie del passato e finanziato con 10 milioni di euro.

 

A livello pratico, durante la prima fase di esplorazione verranno condotte esclusivamente indagini non invasive, tra cui l'analisi di immagini telerilevate, rilievi geologici, geochimici e geofisici, anche mediante l'utilizzo di sensori aviotrasportati. “Saranno inoltre sperimentate – precisano da Ispra – tecnologie avanzate come la radiografia muonica, basata sull'utilizzo di particelle cosmiche, e l'impiego di software di intelligenza artificiale per l'elaborazione e l'integrazione dei dati acquisiti. Eventuali sondaggi esplorativi diretti saranno previsti, dove necessario, solo nelle fasi successive (2 e 3), e comunque subordinati alle opportune valutazioni ambientali. Tutti i dati raccolti confluiranno nel Database minerario nazionale Gemma, sviluppato nell'ambito del progetto GeoScienceIr del Pnrr, con l'obiettivo di rendere disponibili le informazioni in modo strutturato, trasparente e consultabile per il mondo scientifico, le istituzioni e i potenziali investitori”.

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