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Trento
14 marzo | 19:26

"Mi accusano di razzismo, mi danno del mostro, ma non ho proferito alcun insulto discriminatorio. Se l'avessi fatto 12 giornate sarebbero pure poche. Andrò per vie legali"

Riccardo Nicolussi parla dopo la "maxi squalifica" inflittagli dalla Giustizia Sportiva per "ripetute ingiurie ed offese dall'inequivocabile contenuto discriminatorio per ragioni di razza" nei confronti di un calciatore della Ravinense, il difensore Yassir Dsiri. "Il Giudice ha deciso sulla base del referto arbitrale: la terna, però, non era presente al momento del battibecco, durante il quale sono volate parole grosse ma nessun insulto razzista. Di passare per un mostro, per un becero non ci sto. Sono pronto a querelare"

Mi accusano di razzismo, mi danno del mostro, ma non ho proferito alcun insulto discriminatorio

TRENTO. Dodici giornate di squalifica per aver rivolto ad un avversario "ripetute ingiurie ed offese dall'inequivocabile contenuto discriminatorio per ragioni di razza".

 

Riccardo Nicolussi è il calciatore del MolvenoSpor fermato per dodici turni dal Giudice Sportivo (praticamente per tre mesi, considerando una media di quattro gare al mese) per aver insultato pesantemente - con epiteti razzisti - il difensore della Ravinense Yassir Dsiri al termine della partita andata in scena tra le due squadre domenica 9 marzo sul campo di Molveno e valevole per il campionato di Promozione trentino.

 

La vicenda ha fatto rapidamente il giro dell'intera Provincia: il fatto è stato reso noto da un tesserato della società trentina durante una trasmissione televisiva, è stato oggetto successivamente di diverse ricostruzioni giornalistiche ("scimmia" è stato il primo termine riportato, nel referto si parla invece o anche di una frase articolata) e, nel pomeriggio di giovedì 13 marzo, ha avuto un primo epilogo con l'attesa sentenza emessa dalla Giustizia sportiva trentina.

 

Ma per Nicolussi, 28enne che in passato ha vestito le maglie di Mezzocorona, Salorno, Bassa Anaunia e Comano Fiavè, la vicenda è tutt'altro che finita. Lui non ci sta perché, lo dice più volte nell'intervista rilasciata a Il Dolomiti, "io non ho pronunciato alcun insulto razzista e non accetto di passare per quello che non sono mai stato e mai sarò".

 

"Prima di qualsiasi altra cosa - prosegue Nicolussi - ci tengo a dire una cosa, la più importante: dalla mia bocca non è mai uscito alcun insulto di tipo razzista, né all'indirizzo del calciatore dell'Union Trento in questione, né mai nei confronti di qualsiasi altro avversario da quando ho iniziato a giocare a calcio. Sono 22 anni che pratico l'attività e non ho mai preso un'espulsione diretta. Qualche "rosso" per doppia ammonizione sì, ma un conto è commettere un fallo di gioco, un altro che rivolgere frasi pesantissime ad una persona, discriminandola per il colore della sua pelle o per altri motivi. Io non so veramente cosa sia accaduto, non capisco questo accanimento nei miei confronti: è una situazione surreale. E, tra l'altro, nel momento in cui avrei pronunciato la presunta frase razzista, non ero da solo: erano presenti alcuni miei compagni e loro stessi possono testimoniare che, dalla mia bocca, non è uscito alcun insulto di questo tipo".

 

Certamente non vi siete scambiati "paroline dolci", questo non lo dica.

"Certo che no, ma un conto è "prendersi a parole" vicendevolmente, discutere - o anche litigare -, un altro è rivolgere un insulto razzista. Che poi, in questi giorni, ho letto di tutto. Prima avrei utilizzato una parola, poi un'altra espressione e poi, ancora, la frase pronunciata sarebbe stata più lunga e articolata, come del resto riportato sul referto arbitrale. Durante la partita mi sono "beccato" con l'avversario, che mi ha attinto con sputi e io - a quel punto - gli ho detto che era un "lama di m....". Sì glielo ho detto più volte, questo sì, per rispondere a quello che è un gesto vergognoso, dentro e fuori dai campi di calcio. Di razzista non c'è niente, come non vi è stato nulla al termine della gara. Sul referto è anche riportato che io lo avrei spintonato. Falso, l'ho allontanato con le mani e poi sono intervenuti alcuni compagni di squadra. Che, per l'appunto, erano presenti durante il battibecco e dunque hanno sentito perfettamente cosa ho detto e cosa non ho detto".

 

La sua società sostiene di essere in possesso di alcuno video che dimostrerebbero che i fatti sono andati diversamente.

"E' vero, ci sono e testimoniano, in maniera inequivocabile, che né il direttore di gara né i suoi assistenti hanno sentito quanto ci siamo detti perché erano a decine di metri di distanza. E. quando sono arrivati "in zona", era già tutto finito. Oggi vengo etichettato come "razzista" in base ad un referto scritto da chi non può aver sentito nulla, perché semplicemente era lontanissimo. E, a proposito di video, siamo in possesso anche di quelli che testimoniano come il calciatore della squadra avversaria mi abbia sputato durante la partita".

 

Le hanno comminato 12 giornate di squalifica con una motivazione pesantissima. La società ha preannunciato ricorso.

"Francamente in questo momento le 12 giornate di stop sono l'aspetto della vicenda che m'interessa meno. Il calcio, in questo momento, è l'ultimo dei miei pensieri, sinceramente. Il problema è che sono stato etichettato come razzista, come una persona becera. Io, che ho amici, compagni di squadra e colleghi stranieri, sono diventato un "mostro", che è finito alla pubblica gogna. Il ricorso alla Giustizia Sportiva verrà certamente presentato, ma io devo pensare a tutelare anche la mia persona e, dunque, sto valutando se procedere per diffamazione anche in sede civile. Tra l'altro a divulgare quanto sarebbe accaduto è stata una persona che, dopo aver lasciato gli spogliatoi, si è fermato al bar del campo per una sorta di "terzo tempo" assieme a noi. Perché il clima era così disteso se era accaduta una cosa così grave?".

 

Parlava di rivolgersi alla giustizia ordinaria.

"Sto valutando con il mio legale, perché la cosa è andata oltre, molto oltre, l'ambito sportivo. Qui non si parla più di calcio, ma di dignità: sono stato etichettato come un razzista, un "mostro" e non è così. E non si dica che ho "perso la testa" per un secondo, perché ribadisco con forza: io non ho mai proferito alcun insulto discriminatorio".

 

Insistiamo: il referto arbitrale e la sentenza del Giudice Sportivo dicono però che lei l'insulto razzista l'ha pronunciato. Dodici giornate sono tante e non vengono assegnate a cuor leggero.

"Ma se veramente l'avessi detto sarebbero addirittura poche per un gesto di tale gravità. La decisione del Giudice Sportivo dipende da quanto scritto sul referto e noi siamo in possesso dei video che testimoniano come arbitro e guardalinee non potevano sentire nulla, semplicemente perché non erano lì, dove si è scatenato quello che è stato un battibecco come se ne vedono tanti alla fine di una partita "tirata" e tesa. Tutto quello che ne è seguito mi ha lasciato e mi sta lasciando basito e, ripeto, siccome qui il calcio c'entra sino ad un certo punto, sono pronto ad adire alle vie legali per tutelare la mia persona".

 

Dunque, implicitamente, sta dicendo che quanto riportato sul referto è falso e la terna se lo sarebbe inventato o sarebbe stata "condizionata".

"Mi fermo qui e non dico altro. Di questo se ne occuperà chi di dovere".

 

Intanto la Ravinense (che in estate ha dato vita al progetto Union Trento assieme al Mattarello, ma federalmente la società è ancora quella biancazzurra) ha diramato una breve ma significativa nota ufficiale nella quale ribadisce la propria "vicinanza e sostegno a Yassir Dsiri".

 

"L'Us Ravinense ribadisce con forza il proprio impegno nella lotta contro ogni forma di discriminazione, dentro e fuori dal campo - scrive la società presieduta da Nicola Stanchina - e assicura il massimo sostegno a Yassir Dsiri, condannando con fermezza ogni comportamento che tradisca i valori di rispetto, inclusione e correttezza che devono contraddistinguere lo sport. Dedicheremo il nostro impegno affinché episodi come quello trattato negli ultimi giorni non vengano minimizzati e si continui a lavorare affinché i campi da gioco restino luoghi di aggregazione e sana competizione, liberi da qualsiasi forma di odio e discriminazione".

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