"Non ho dormito per 4 notti, sono andato fuori di testa. Vedere la sedia vuota a tavola, non potevo restare lì", Innerhofer e la morte di Frazoso: ''Ero sceso 2 minuti prima di lui''
Christof Innerhofer, assieme a cinque compagni di squadra, è rientrato in Italia. La sicurezza del tracciato? "Non voglio parlarne". Cosa si può fare? "Penso alla Formula 1 e al MotoGp: in queste discipline gli atleti si allenano sulle piste dove poi vengono svolte le gare ufficiali e, dunque, con le medesime condizioni di sicurezza. Lo standard "da gara" viene dunque sempre rispettato. Noi andiamo a 140 - 150 chilometri all'ora, siamo su quattro spigoli e dobbiamo fare i conti con salti di 50 - 70 metri, buchi, cambi di luce, curve, cambi di pendenza: è uno sport molto rischioso"

GAIS. E' tornato a casa e, nonostante un odioso intoppo che ha funestato il rientro (gli hanno rubato lo zaino, contenente documenti, cellulare, computer e altri effetti personali), Christof Innerhofer, stanotte è riuscito finalmente a chiudere occhio.
Dopo quattro notti in cui non era riuscito a dormire, nella "sua" Gais, il 40enne velocista azzurro ha ritrovato un pizzico di "normalità" anche se, ovviamente, è ancora terribilmente scosso e provato da quanto accaduto in Cile, durante il ritiro pre stagionale della Nazionale.
La morte del giovane Matteo Franzoso, spirato in ospedale dopo una terribile caduta sulla pista di La Parva durante un allenamento, ha sconvolto l'intero mondo dello sci. Figurarsi chi, in quel momento, si trovava lì con lui. E, anzi, pochi minuti prima, era sceso sul medesimo tracciato, affrontando lo stesso passaggio a quasi 100 chilometri l'ora.
Innerhofer, che compirà 41 anni a dicembre e potrebbe essere alla sua "last dance" in Coppa del Mondo, ha detto "basta" e ha deciso di rientrare in Italia assieme a Max Perathoner, Benjamin Alliod, Nicolò Molteni, Marco Abbruzzese e Leonardo Rigamonti: dopo la tragica morte di Matteo Franzoso non se la sono sentita di continuare con gli allenamenti.
Nelle scorse ore il fuoriclasse altoatesino, vincitore di due medaglie alle Olimpiadi di Soci nel 2014, di un oro, un argento e un bronzo ai Mondiali di Garmisch nel 2011, ha affidato ai propri canali ufficiali un pensiero estremamente toccante.
"Ho già vissuto molto nella mia carriera ma questo no: un dolore infinito. Matte, quando ho visto dove eri caduto, dove stavano facendo i soccorsi, la staccionata divelta e te dall’altra parte - scrive Innerhofer -, sono andato fuori di testa perché temevo per la gravità della situazione. Che tragedia perdere un compagno così. Nei giorni dopo ho visto la sedia vuota a tavola: non mi sembra vero. Sono i giorni più difficili che abbia vissuto come atleta e per questo sono tornato a casa — per rispetto e perché, per me, continuare non ha senso. Matteo, ti ricorderò sempre per le nostre chiacchierate, per la positività e l’allegria che portavi ovunque. Sono sicuro che da lassù farai il tifo per noi. Sappi che scieremo anche per te".
"Se voglio aggiungere qualcosa? - queste le parole del campione altoatesino a Il Dolomiti - Non credo serva dire altro: è una tragedia infinita, una "follia", un qualcosa che sarebbe potuto accadere a chiunque di noi. Sono sceso due minuti prima di lui. Quando sono arrivato in fondo ho sentito che erano stati allertati i soccorsi: ho indossato il primo paio di sci che ho trovato e sono tornato su. Dalla seggiovia ho visto quello che stava succedendo, l'agitazione delle persone, i tentativi di rianimazione: ho subito capito che la caduta era stata terribile e che la situazione era gravissima".
Ha deciso di tornare in Italia.
"Avevo bisogno di staccare, di riflettere. Non potevo rimanere lì e sciare sulla stessa pista dove era morto Matteo, come se nulla fosse. Non avrebbe avuto alcun senso e proprio non ci sarei riuscito. Ed è anche una forma di rispetto nei confronti di un amico e di un compagno di squadra che non c'è più. Martedì sarò al Sestriere, per dargli l'ultimo saluto".
C'erano le condizioni di sicurezza per scendere?
"Non voglio dire niente. Chi di dovere si pronuncerà: lascio che ad esprimersi siano gli esperti".
Lo scorso anno Matilde Lorenzi, adesso Matteo Franzoso. Bisogna fare qualcosa.
"Sono d'accordo, bisogna intervenire in maniera concreta. Qualcosa deve succedere adesso. Penso alla Formula 1 e al MotoGp: in queste discipline gli atleti si allenano sulle piste dove poi vengono svolte le gare ufficiali e, dunque, con le medesime condizioni di sicurezza. Lo standard "da gara" viene dunque sempre rispettato. Noi andiamo a 140 - 150 chilometri all'ora stando su quattro spigoli e dobbiamo fare i conti con salti di 50 - 70 metri, buchi, cambi di luce, curve, cambi di pendenza. E' uno sport rischioso il nostro, molto rischioso".
E' la sua ultima stagione in Coppa del Mondo?
"Molto probabilmente sì. A gennaio, prima delle Olimpiadi, farò una valutazione sulla prima parte di stagione. Poi ci sono i Giochi di Milano Cortina, ma credo che questa sarà la mia ultima stagione".
I funerali di Matteo Franzoso si terranno martedì 23 settembre alle 16 al Sestriere dove, a partire dal pomeriggio di lunedì 22, verrà allestita la camera ardente. E' stato deciso che saranno Funerali di Stato: dal Sestriere la salma verrà portata a Sauze di Cesana, dove lo sciatore risiedeva con la famiglia. Il corpo verrà tumulato al cimitero dell'antica chiesa di San Restituito con una cerimonia in forma privata.












