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Belluno
17 settembre | 15:27

Violenta la figlia di 5 anni e si riprende condividendo i video con altri pedofili, la confessione del padre della bimba

Ieri l'interrogatorio di garanzia davanti al gip dove il 26enne ha in parte ammesso quanto è stato scoperto e che lasciava già ben pochi dubbi

di L.P.

BELLUNO. Quasi impossibile negare. I video in possesso della polizia postale sarebbero drammaticamente chiari e non lascerebbero spazio all'immaginazione, purtroppo. Ieri davanti al giudice per le indagini preliminari il padre accusato di aver violentato la figlia di 5 anni e di essersi ripreso in quei terribili atti sessuali per poi condividere il materiale pedopornografico in chat di pedofili, ha in parte confessato.

 

Ha ammesso di aver compiuto quegli atti sulla sua bambina e ha ammesso di aver sbagliato incapace di spiegarsi il perché lo ha fatto. Ha cercato, quindi, di spiegare che già in passato era stato in cura da uno psicologo e non è un caso se l'uomo, di origine sudamericana che vive e lavora da un anno nel Bellunese impiegato in un agenzia interinale, aveva a suo carico altre segnalazioni, a livello internazionale, sempre legate a comportamenti pedo-pornografici. L'uomo ha anche spiegato che la moglie, madre della bimba, era all'oscuro di tutto. Lei con la bambina dopo l'arresto dell'uomo è in una struttura protetta con anche assistenza psicologica. 

 

A far emergere l'indicibile è stata la polizia postale del Veneto che ha condotto un'indagine durata mesi dopo che un'associazione aveva segnalato l'esistenza di una chat per pedofili dove avveniva lo scambio di materiale pedopornografico. L'utente aveva caricato video con una bambina molto piccola che sulla chat aveva detto essere la nipote ma che, invece, hanno scoperto gli inquirenti, era la figlia di 5 anni. Dalle indagini sono emersi almeno 4 video del padre con la bimba, oltre a una decina di immagini.

 

Inequivocabili i comportamenti terribili messi in atto dal padre (sul suo telefono sono state trovate le registrazioni) e anche i luoghi delle riprese lo incastrano visto che il bagno della casa dove vivevano (come appurato in una perquisizione dell'abitazione) faceva da sfondo a uno di questi orribili video.

 

Da quanto emerge l'uomo rischia di restare in carcere da 9 a 18 anni. A coordinare le indagini della polizia postale la pm Anna Andreatta. Al momento il 26enne resta in carcere. 

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