"Accusarci di creare privilegi è gravissimo: valutiamo vie legali". Epta, tensioni tra le Rsu: "Non è così che si fa sindacato, ma difendendo i diritti di tutti i lavoratori”
Si fa teso il clima nello stabilimento Epta di Limana, dove Fiom Belluno ha indetto uno sciopero a seguito del licenziamento di Liliana Ocheanu per assenza ingiustificata. Le Rsu Fim e Uilm hanno infatti preso le distanze con un comunicato in cui si fa riferimento a “privilegi troppo spesso tollerati”. L’accusa è grave secondo Fiom, che valuta vie legali

LIMANA. “È il conflitto che genera soluzioni ai problemi, non lo stare zitti o il porsi in maniera servile sempre dalla parte dell'azienda. Dobbiamo invece lottare per diritti imprescindibili che non possono mai essere messi in discussione”.
È netta la presa di posizione della segretaria generale Cgil Belluno Denise Casanova in replica al comunicato apparso sulle bacheche interne dello stabilimento Epta di Limana dopo l’annuncio di uno sciopero (di 2 ore proclamato alla fine di ogni turno), indetto da Fiom Belluno, per il licenziamento di Liliana Ocheanu, lasciata a casa dopo 11 anni per assenza ingiustificata (qui il caso).
Licenziamento che ha innescato uno scontro interno tra le Rsu aziendali. Poche ore prima dello sciopero, infatti, è uscita una nota a firma delle rappresentanze sindacali di Fim e Uilm per prendere le distanze. “Le Rsu Fim e Uilm che rappresentano la maggioranza dei lavoratori - si legge - non condividono il comunicato di sciopero esposto dalla Fiom che distorce la realtà e strumentalizza gravemente l’accaduto”.
L’accusa è di non rispettare le regole e “permettersi di fare ciò che vuole dietro la nomina a qualsiasi direttivo provinciale di un sindacato”. Si fa dunque riferimento all’esistenza di "privilegi troppo spesso tollerati”. “Se il licenziamento è illegittimo - proseguono - lo decideranno le sedi opportune, ma la storia dei privilegi in questa fabbrica la conosciamo tutti e ora diciamo basta”.
I primi ad ammettere le tensioni generatesi sono alcuni lavoratori che aderiscono allo sciopero. “Laf situazione è imbarazzante - sottolinea Corinno Visentini, membro Rsu Fiom - perché una parte del sindacato si è schierata contro il presidio e vuole che si licenzi e non va bene. Come faremo a sederci al tavolo con chi va contro l’operaio? Ultimamente ci sono stati vari licenziamenti e come Fiom abbiamo sempre offerto il nostro aiuto, mentre ora Fim e Uilm si sono schierati contro di noi. Forse mi dimetterò perché tutto ciò non ha senso: lavoro qui da 36 anni e ho messo la mia esperienza per aiutare gli altri, ma mi trovo a fare la guerra tra poveri anziché a combattere i manager”.
“Fiom non ha attaccato nessuna sigla sindacale - aggiunge Marco Zuccolotto, delegato Fiom - mentre le altre hanno attaccato Fiom e questo dà l’idea della serietà. In fabbrica pare siano state fatte girare voci false sulla collega licenziata per far capire che il licenziamento è giusto, ma l’onere della prova sta a loro e non ne hanno. Il clima è quindi teso: ci sono cose importanti da portare a casa entro fine anno e le condizioni si sono complicate. Ci dicono che non è nulla di personale, ma di fatto un tale comunicato genera un problema politico importante: al momento parleremo tra di noi su come agire e andremo avanti giorno per giorno, ripartendo dal dialogo coi colleghi”.
Nell’attesa, però, Fiom non esclude l’azione legale. “Lascio a voi i commenti - specifica il segretario generale Stefano Bona - su un sindacato che dice sia giusto licenziare un lavoratore. In più nel comunicato c’è una precisa indicazione del fatto che qualcuno gode di privilegi, anche se non si capisce quali siano visto che la lavoratrice è stata licenziata. E c’è un riferimento ai delegati Fiom che stiamo vagliando con i nostri avvocati, in quanto gravemente lesivo della nostra reputazione. L’attività sindacale che Fiom svolge nelle aziende tramite i delegati non è infatti per creare privilegi e alludere al fatto che li promuoviamo è grave. Piuttosto, siamo una rappresentanza di tutti i lavoratori, anche i non iscritti, e i privilegi li combattiamo”.
“Dovremo ancora sederci al tavolo con chi ci accusa di essere promotori del privilegio? Per questo - prosegue - valutiamo le vie legali. L’avremmo già fatto, l’unica cosa che ci frena è che si tratta di delegati, cioè lavoratori: chiederò dunque ai loro responsabili provinciali se hanno verificato quanto esposto nelle bacheche e se sono d’accordo, perché questo compromette i nostri rapporti. Pur nelle differenze, infatti, Fiom, Fim e Uilm lavorano di concerto, ma quel comunicato mette in crisi l’idea stessa di sindacato”.
“Faccio questo mestiere da vent’anni - conclude Casanova - e non mi sono mai sentita così indignata rispetto a un comunicato meschino, in cui si parla di privilegi che non si sa quali possono essere. Si fanno pubblicità dicendosi paladini di una non precisata giustizia: non c’è una parola per la lavoratrice, nessuna solidarietà. È qualcosa che mi fa vergognare e che non perdono, perché così non si può fare sindacato. Puoi infatti non essere d’accordo sulle misure adottate da un’altra sigla sindacale, ma uscire in questo modo poco coraggioso e che non fa onore a chi si rappresenta mi ha ferito come sindacalista, che da anni difende i lavoratori quando vanno difesi. Come in questo caso”.














