Licenziata per assenza ingiustificata, Fiom impugna il provvedimento: "Abbiamo atteso un segnale di dialogo, ora deciderà un giudice chi ha ragione"
Dopo la recente mobilitazione in sostegno di Liliana Ocheanu, licenziata per essere rientrata in ritardo dalle ferie collettive per assistere la madre malata, Fiom Belluno annuncia di aver impugnato il provvedimento. A nulla sono valse le richieste di dialogo con Epta: “L'azienda ha scelto il silenzio anziché il confronto, perciò procediamo per vie legali”. Annunciate anche ulteriori mobilitazioni

LIMANA. Arriva a una svolta il caso che ha recentemente coinvolto lo stabilimento Epta di Limana. “Abbiamo atteso che l’azienda facesse un passo indietro e si aprisse un confronto per rivedere una decisione drastica quanto inaccettabile. Abbiamo atteso una convocazione, un segnale di disponibilità, un gesto di responsabilità ma non è arrivata alcuna risposta: di fronte a questo silenzio, abbiamo quindi deciso di procedere per le vie legali”.
Così Stefano Bona, segretario Fiom Cgil Belluno, annuncia che il provvedimento preso a carico di Liliana Ocheanu, licenziata per assenza ingiustificata poiché rientrata in ritardo dalle ferie collettive per assistere la madre malata, è stato impugnato. Il caso era scoppiato solo poche settimane fa, con una mobilitazione all’esterno dei cancelli della fabbrica e il dubbio che il licenziamento potesse riguardare anche il suo ruolo di dirigente sindacale (i dettagli).
Fiom prosegue infatti nel dipingerlo come “un atto gravemente ingiusto e lesivo della dignità della lavoratrice” oltre che sproporzionato rispetto all’accusa. “Vista l’indifferenza dell’azienda - si ribadisce - sarà un giudice a decidere chi ha ragione”.
Il caso aveva inoltre creato uno scontro tra gli stessi sindacati, con la firma da parte delle Rsu Fim e Uilm di una nota nella quale non solo si prendevano le distanze dalla contrarietà al licenziamento, ma soprattutto si faceva riferimento all’esistenza di "privilegi troppo spesso tollerati”. Un’accusa verso la quale Fiom sta valutando, anche qui, di ricorrere alle vie legali (Qui articolo).
Priorità però al momento è per la lavoratrice. L’obiettivo è infatti accertare le ragioni del licenziamento, ma soprattutto “restituire a Ocheanu la dignità che riteniamo le sia stata calpestata da una decisione tanto grave. Per noi - prosegue Bona - il lavoro non può essere disgiunto dalla vita, gli affetti e le responsabilità di cura. Nessun essere umano dovrebbe essere costretto a scegliere tra l’impiego e la vicinanza a un familiare malato e le fragilità delle persone non possono essere trattate come colpe da punire o diventare il pretesto per provvedimenti espulsivi. Continueremo a stare al fianco di Liliana, mettendo in campo tutti gli strumenti necessari a difenderne diritti e dignità. E non faremo alcun passo indietro".
Si punta quindi sulla gravità del provvedimento rispetto al comportamento della lavoratrice e sul danno provocato, secondo il sindacato, alla dignità della stessa e della sua famiglia. “Non ci fermeremo però all'impugnazione - conclude Fiom - perché nei prossimi giorni saranno definite ulteriori iniziative di mobilitazione e protesta per denunciare il comportamento di un'azienda che, fino a questo momento, ha scelto il silenzio anziché il confronto. Azienda che, così facendo, appare sorda e insensibile alle difficoltà dei propri dipendenti”.


















