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Belluno
02 ottobre | 17:01

Licenziata per assenza ingiustificata (stava assistendo la madre malata), la Fiom: “E poi dicono 'siamo una grande famiglia'. Lei aveva avvisato. Colpita perché del sindacato?”

Si è svolto nella mattina di venerdì 2 ottobre lo sciopero indetto da Fiom Belluno davanti ai cancelli dello stabilimento Epta di Limana dopo il caso di Liliana Ocheanu, licenziata per assenza ingiustificata quando è rientrata in ritardo dalle ferie collettive per assistere la madre malata. Il sindacato ritiene il provvedimento sproporzionato e accusa possibili ingerenze legate al suo ruolo come dirigente sindacale in azienda

Licenziata per assenza ingiustificata (stava assistendo la madre malata), la Fiom: “E poi dicono 'siamo una grande famiglia'

LIMANA. “In questa provincia la prospettiva è che Liliana non trovi più lavoro, perché le aziende si parlano tra loro. Lei è in una condizione drammatica, non riesce nemmeno più a guardare in faccia suo nipote: le chiamano Epta people, ma devi averne cura. Siamo stufi di questa narrazione, perché non sono una grande famiglia se chi dissente è buttato fuori alla prima occasione". È teso il clima nello stabilimento Epta di Limana dopo il caso di Liliana Ocheanu, licenziata per assenza ingiustificata quando è rientrata in ritardo dalle ferie collettive per assistere la madre malata in Romania. Il caso sta tenendo banco da giorni e nella mattinata di venerdì 2 ottobre Fiom Belluno ha indetto un presidio davanti ai cancelli dell’azienda. Presenti anche la segretaria Cgil Belluno Denise Casanova e Giampiero Marra di Filmtec.

 

A ricostruire l’accaduto è lo stesso Bona: il 28 luglio Ocheanu informa il capo reparto della malattia della madre e insieme concordano un periodo di permessi e ferie fino al 1 settembre. Al suo rientro, le viene consegnata una contestazione disciplinare per assenza ingiustificata dal 24 agosto al 1 settembre, cioè il periodo successivo alla cessazione delle ferie collettive. “Non quindi prima - commenta - cioè dal 28 luglio al 4 agosto, ma solo per la fine del mese. Abbiamo perciò fatto l’incontro a difesa previsto dal contratto nazionale per presentare le sue giustificazioni: è infatti prassi consolidata in azienda concordare il periodo di ferie con il caporeparto, che poi lo comunica alle risorse umane. La lavoratrice ha ammesso un po' di superficialità, ma ha anche agito come consuetudine, eppure l’azienda non lo ha ritenuto sufficiente”.

 

Fiom ha già contattato i vertici aziendali a Limana e Milano, senza ottenere risposta. Ritiene infatti il provvedimento sproporzionato: se un errore c’è stato, è la tesi, si proceda al massimo con una sanzione conservativa, come una sospensione, vista inoltre l’assenza di qualsiasi contestazione negli 11 anni di lavoro di Ocheanu. Da qui il dubbio che l’azione sia legata al suo ruolo nel sindacato. “Liliana è una dirigente della nostra organizzazione - prosegue Bona - per cui tutto ciò è ancora più grave. Vi mostro una diffida ufficiale da me ricevuta nel luglio 2025 a non rilasciare dichiarazioni ai giornali considerate lesive dell’azienda, in quanto avrebbero potuto mettere a repentaglio financo la sua possibilità di stare sul mercato. Avrei cioè compromesso le possibilità economiche e finanziarie di Epta Spa: io, l’ultimo dei funzionari sindacali di questo Paese, e una multinazionale”.

 

“Le dichiarazioni a cui fanno riferimento - specifica - erano legate al microclima e riguardavano la nostra opinione su quanto fatto dall’azienda. Siccome in questo Paese vige ancora il diritto di opinione e i sindacati possono esprimere pareri sulle dinamiche aziendali, io ho espresso il mio. L’azienda sta esternalizzando intere funzioni in altri Paesi com’è suo diritto, ma è anche lecito per noi denunciarlo come cosa grave. La nostra risposta è stata infatti che siamo liberi e disposti a discutere in un confronto aperto con l’azienda, ma non ci togliamo la parola su quello che pensiamo”.

 

E ci sarebbe di più. Bona riferisce anche denunce contro un’altra delegata Fiom accusata di malversazione nella gestione del fondo di solidarietà interno all’azienda. “Sulla sua onestà metto mani e piedi nel fuoco: abbiamo dato a Epta tutte le informazioni utili per fare le verifiche - aggiunge - ma ad oggi non c’è stata risposta ed Epta continua a indagare. Questo è un attacco alla libertà sindacale e alla Fiom Belluno. Verificheremo se il licenziamento di Liliana sia legato alla sua attività, ma la libertà di espressione e azione va garantita”.

 

“Il tema - aggiunge Casanova - è che abbiamo multinazionali che si dotano di codici etici, certificazioni di genere e documenti mirabolanti su quanto si sia una famiglia, ma quando c’è un problema lo si affronta così. Il diritto alla fragilità di una lavoratrice la cui madre è gravemente malata va garantito. Lei ha fatto quello che fanno tutti, cioè avvisare il suo caporeparto: noi rispettiamo le regole, ma ci sono anche il buon senso e la proporzionalità della sanzione perché l’assenza non era ingiustificata”.

 

“Vorrei dunque diventasse un caso nazionale - aggiunge - e ci rivolgeremo nuovamente all’amministratore delegato, perché non possiamo lasciare sole le persone nella fragilità: lo facciamo per lei e per tutte le lavoratrici messe in questa condizione”. La richiesta a Epta è dunque di un tavolo di confronto per concordare una soluzione diversa, ma non c’è ottimismo rispetto a un possibile passo indietro su una vicenda che si prospetta ancora ricca di possibili sviluppi.

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