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Belluno
26 marzo | 13:31

Non rinnovato il contratto a una lavoratrice incinta. La Fiom: ''Decisione legittima ma gravemente inopportuna e socialmente inaccettabile''

Il caso in questione stride ulteriormente perché di recente l’azienda ha presentato il suo piano Epta Gives: un’iniziativa di rilievo, nata per rilanciare il contributo sociale di un’impresa verso il territorio e le persone che lo vivono. ''In occasione dell’8 marzo, sono state diffuse iniziative e materiali celebrativi sul valore delle donne nel lavoro, accompagnati da campagne interne dedicate alla promozione dell’uguaglianza''

Non rinnovato il contratto a una lavoratrice incinta

LIMANA. Bene la sfida del volontariato, meno bene la tutela della maternità. Allo stabilimento bellunese di Epta scoppia infatti il caso: a una lavoratrice in stato di gravidanza non sarebbe stato rinnovato il contratto di somministrazione in scadenza.

 

A denunciare l’episodio è Fiom Belluno che, pur riconoscendo la legittimità formale della decisione, rileva come sia “gravemente inopportuna e socialmente inaccettabile”. La dinamica non sarebbe (purtroppo) nuova. I dati recenti di Veneto Lavoro attestano come, di fronte a una crescita dell’occupazione femminile, rispetto agli uomini domina però ancora il part-time (circa il 35%, contro il 6% degli uomini) e sono leggermente più diffusi i contratti a termine (13%), quindi le donne sono più a rischio di instabilità occupazionale (qui). E se una donna rimane incinta, è chiaro che il contratto a termine sarà più facile da chiudere.

 

Il caso in questione, tuttavia, stride forse un po’ di più perché di recente l’azienda ha presentato il suo piano Epta Gives: un’iniziativa di rilievo, nata per rilanciare il contributo sociale di un’impresa verso il territorio e le persone che lo vivono (qui l’articolo). Ora però finisce al centro di un episodio in contrasto con questi valori di solidarietà. “L’episodio - commenta infatti Fiom Belluno - assume un significato ancora più rilevante se si considera che l’azienda, con circa 1.400 dipendenti, si propone pubblicamente come promotrice di politiche orientate alla parità di genere, all’inclusione e alla responsabilità sociale. Proprio in occasione dell’8 marzo, sono state diffuse iniziative e materiali celebrativi sul valore delle donne nel lavoro, accompagnati da campagne interne dedicate alla promozione dell’uguaglianza”.

 

Secondo il sindacato, l’incongruenza tra valori e comportamenti sarebbe, dunque, evidente. “Riteniamo inaccettabile - afferma il segretario Stefano Bona - che, in un contesto che si dichiara attento ai diritti e all’inclusione, una lavoratrice in gravidanza possa essere esclusa dal rinnovo contrattuale senza una reale assunzione di responsabilità sociale da parte dell’azienda. Non è possibile parlare di valorizzazione delle donne se, nei momenti più delicati, non vengono garantite adeguate tutele”.

 

“Va inoltre sottolineato - conclude - come, in passato, l’azienda abbia invece proceduto al rinnovo di contratti in scadenza a lavoratrici in gravidanza. Ci chiediamo, quindi, perché in questo caso si sia scelto diversamente: forse gli aspetti contingenti legati al carico di lavoro sono stati considerati preminenti rispetto ai diritti e alle tutele? Una simile impostazione, se confermata, risulterebbe ancora più grave. Come organizzazione sindacale, chiediamo all’azienda sia di rivedere la decisione assunta sia un chiarimento immediato sull’accaduto e un impegno concreto affinché situazioni analoghe non si ripetano”.

 

Il sindacato promette dunque vigilanza. 

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