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Belluno
20 marzo | 10:19

EptaGives: il progetto di Epta per il sociale. Nel 2025 oltre 1.000 ore di lavoro donate al volontariato. “Abbiamo una responsabilità verso i territori che ci ospitano”

Si è concluso con un bilancio positivo il 2025 di EptaGives, il programma di volontariato d’impresa dell’azienda bellunese leader nella refrigerazione commerciale. A spiegarne le motivazioni è Federico Nocivelli, Corporate financial planning & analyst e nipote del fondatore del gruppo: “Il punto non è definire qualcosa di nuovo, ma riconoscere e non disperdere qualcosa che esiste da sempre”

LIMANA. Con 1.150 ore e 200 permessi, EptaGives ha accresciuto gli obiettivi nel 2025 e punta ad andare anche oltre nel futuro. “Una delle esperienze più arricchenti e importanti che si possano fare: lavorare insieme per rendere, nel nostro piccolo, il mondo un posto un po’ migliore” afferma Federico Nocivelli, Corporate financial planning & analyst dell’azienda.

 

L’occasione per fare il punto è il convegno “Dalla responsabilità all’impatto”, che ha presentato i risultati del progetto di volontariato d’impresa guidato da Csv Belluno Treviso e con Confindustria Belluno Dolomiti, Epta Spa, Comitato d’Intesa e Associazione feltrina donatori volontari sangue come partner (qui l’articolo).

 

Per il mondo delle imprese, protagonista è Epta Spa, leader nella refrigerazione commerciale. Le sue origini risalgono all’immediato dopoguerra, quando il fondatore Luigi Nocivelli inizia a lavorare nell’officina del padre fino a trasformarla in un’industria degli elettrodomestici. Il gruppo Epta nasce poi nel 2003 e oggi conta 10 mila persone e serve oltre 100 Paesi nel mondo.

 

Con EptaGives, l’azienda ha sviluppato nel 2024 un programma di volontariato d’impresa grazie al quale concede ai dipendenti 8 ore di lavoro retribuito l’anno da spendere presso un’associazione del terzo settore locale. “EptaGives - spiega Federica Capati, HR business partner - significa restituire qualcosa per fare del bene. Ci eravamo dati obiettivi importanti: come gruppo, il target era arrivare ad almeno 4 ore entro il 2027, ma per l'Italia siamo stati un po’ più sfidanti, forti del fatto che tanti colleghi già facevano volontariato di propria iniziativa”.

 

Perché però un'azienda dovrebbe farlo? “Perché ci siamo accorti - spiega Capati - che l’accrescimento dei dipendenti è maggiore del tempo non impiegato al lavoro: si portano cioè a casa molto più di quello che, forse, avevamo immaginato”.

 

L’azienda quindi che restituisce al territorio: un aspetto centrale per la famiglia Nocivelli, e non solo per le nuove generazioni che stanno subentrando. “Negli ultimi anni - prosegue Federico Nocivelli, figlio dell’attuale amministratore delegato - si è parlato molto di responsabilità sociale d’impresa, ma è sempre stata nel dna di molti imprenditori. Già molti anni fa mio nonno me ne parlava, con parole diverse ma gli stessi concetti: il punto quindi non è definire qualcosa di nuovo, ma riconoscere e non disperdere qualcosa che esiste da sempre”.

 

L’obiettivo è quindi creare un equilibrio tra le imprese e il territorio. “Soprattutto nelle famiglie imprenditoriali - sottolinea - siamo fortunati per quello che abbiamo ricevuto, per questo la nostra responsabilità diventa doppia. Tuttavia, dobbiamo anche far che questo spirito non resti legato alla persona dell’imprenditore, ma si leghi all’azienda e sopravviva ai passaggi generazionali. Le imprese devono cioè raccogliere questa eredità e trasformarla in qualcosa di strutturale e continuo: non dobbiamo infatti dimenticarci che abbiamo una responsabilità verso i territori che ci ospitano”.

 

E questo genera anche attrattività, della quale tanto si parla soprattutto per un territorio di montagna che vuole essere competitivo oggi (qui). “Il volontariato aziendale - conclude Nocivelli - deve essere non un’attività accessoria, ma una leva strategica perché oggi le aziende competono sia su prodotti e servizi sia sulla capacità di generare valore nel contesto. Rendere un territorio più attrattivo significa infatti attrarre più risorse e talenti a beneficio di tutti e il volontariato aziendale è tra gli strumenti per farlo. Se vogliamo parlare di sviluppo locale, quindi, dobbiamo superare l’idea che le imprese siano solo attori economici e vederle come parte attiva della comunità. Progetti come questo vanno in questa direzione: trasformare la responsabilità in partecipazione e la partecipazione in impatto”.

 

Nel futuro il progetto continuerà: molti dei 135 dipendenti che hanno aderito vogliono continuare, altri hanno già chiesto di aderire. Ma soprattutto, come dichiarato anche dagli ambassador Epta (dipendenti che hanno portato nel progetto le associazioni presso cui sono volontari), molti hanno manifestato l’intenzione di continuare a fare volontariato anche fuori dal programma: segno che, se fatto conoscere, il mondo del sociale genera valore davvero per tutti.

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