"Basta cani usati per impietosire la gente", Zampa Trentina contro l'accattonaggio: "Tutti i comuni abbiano regole più severe"
“Il problema non è solo la richiesta di elemosina in sé – da tempo spiega Zampa Trentina – ma il destino di questi animali, spesso considerati strumenti finché servono e poi lasciati indietro”

TRENTO. Sporchi, spesso tristi e immobili, pronti a ricoprire il ruolo a cui i loro detentori li obbligavano, cioè impietosire la gente affinché sganci l'offerta. Stiamo parlando di cani trasformati in strumenti per suscitare pietà e ottenere qualche moneta, spesso lasciati per ore sul marciapiede. Una pratica, purtroppo, che nonostante le continue denunce continua anche in Trentino.
È su questo fenomeno che torna a puntare i riflettori Zampa Trentina, che lancia un appello ai Comuni trentini. In molti, ancora oggi, spiega l'associazione "non hanno adottato un provvedimento serio che possa bloccare quello che ci viene ormai segnalato tutti i giorni".
“A livello provinciale – continua – servirebbe una linea comune. A Trento è stato adottato un provvedimento del comune che non consente l'accattonaggio. A Rovereto viene vietato solo per i cani che hanno meno di 8 mesi ed ora la sindaca sembra voler adottare regole più stringenti ma serve passare dalle parole ai fatti. In altri comuni non si è ancora fatto nulla”.
Per molti l'accattonaggio con gli animali è vietato, salvo il caso in cui il cane sia considerato “compagno di vita”. Una definizione che, secondo Zampa Trentina, lascia però spazio a troppe ambiguità.
Da tempo Zampa Trentina raccoglie segnalazioni che sono in continuo aumento ma controlla anche le condizioni degli animali coinvolti. Di frequente, purtroppo, questi cani vengono poi abbandonati o ceduti perché magari “non servono più allo scopo per cui erano stati presi” e cioè ottenere denaro.
“Il problema non è solo la richiesta di elemosina in sé – da tempo spiega Zampa Trentina – ma il destino di questi animali, spesso considerati strumenti finché servono e poi lasciati indietro”. Ora l’appello è rivolto alle amministrazioni locali: adottare regolamenti più chiari e uniformi per evitare che il fenomeno continui a trovare spazi di tolleranza tra un Comune e l’altro.


















