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Bolzano
17 febbraio | 06:48

Gestione turistica: bloccate le nuove aperture per frenare il traffico e il caro affitti

L'amministrazione comunale applica restrizioni rigorose sulla ricettività extra-alberghiera mentre i dati evidenziano come i pernottamenti nei comuni vicini pesino sui servizi della città

Gestione turistica: bloccate le nuove aperture per frenare il traffico e il caro affitti

MERANO. La Svp ha di recente confermato il freno ai posti letto turistici in provincia di Bolzano. L'obiettivo è ovviamente quello di dare uno stop alla crescita illimitata delle strutture, ma con deroghe mirate per salvare i comuni più fragili.

 

La normativa, nata nel 2022 sotto la spinta dell'ex assessore Arnold Schuler per porre un freno alla proliferazione dei posti letto, è tornata al centro della scena politica a causa dell'imminente scadenza fissata alla mezzanotte tra il 21 e il 22 settembre. Entro quella data, le autorizzazioni per i posti letto già concessi ma non ancora realizzati rischierebbero di decadere, un tema che ha acceso gli animi ben oltre i confini della consueta dialettica interna.

 

Sebbene l’assessore al turismo Luis Walcher avesse inizialmente ipotizzato una proroga generalizzata di cinque anni e una parte del partito spingesse per una totale sovranità decisionale dei comuni, la linea emersa dalla riunione riflette una volontà di rigore più marcata, pur concedendo respiro alle aree che ne hanno effettivamente bisogno per sopravvivere.

 

L'accordo raggiunto dalla Stella Alpina stabilisce infatti che la scadenza dei termini rimarrà invariata per la maggior parte del territorio, segnando un punto a favore della visione del presidente Arno Kompatscher, il quale ha rivendicato con forza la paternità politica di questo limite massimo alla crescita turistica.

 

Tuttavia, per evitare che un eccessivo rigore penalizzi le zone meno dinamiche della provincia, è stata prevista un’eccezione mirata: i comuni strutturalmente deboli e a rischio spopolamento potranno beneficiare di una proroga, a patto che il consiglio comunale si esprima favorevolmente e che i nuovi hotel non superino la soglia dei 150 posti letto.

 

È interessante notare come la competenza nel definire quali centri ricadano in questa categoria di fragilità non spetterà alle amministrazioni locali, bensì alla Giunta provinciale, garantendo così una visione d'insieme che eviti una gestione frammentata.

 

Questa scelta dimostra una consapevolezza che supera la dimensione puramente locale: il problema della gestione dei flussi e della pressione antropica è una sfida che accomuna tutte le grandi destinazioni mondiali, e l'Alto Adige si trova oggi a dover fare da apripista in un modello di regolamentazione che altri territori osservano con attenzione.

 

Nonostante i contrasti interni, il compromesso ha raccolto un consenso quasi unanime, con soli sei voti contrari su circa settanta partecipanti, confermando la capacità di mediazione del partito in momenti di forte tensione.

 

L'Obmann Dieter Steger ha sottolineato con orgoglio che la SVP non si limita a "discussioni all'acqua di rose", ma affronta i nodi strutturali del futuro economico della regione con realismo.

 

Il riconoscimento che circa 25 comuni necessitino di una deroga per non perdere la propria prospettiva di sviluppo è un atto di pragmatismo che tiene conto della diversità geografica e sociale del territorio.

 

Ora la proposta dovrà passare al vaglio dei partner di coalizione prima di tornare in Giunta per la votazione definitiva, ma il segnale politico è chiaro: la crescita illimitata non è più l'unico paradigma possibile.

 

Anche la sindaca di Merano, Katharina Zeller, ha sostenuto questa soluzione sottolineando però la necessità di criteri molto rigidi per individuare i comuni definiti "strutturalmente deboli", ai quali è destinato un contingente provinciale di 1000 posti.

 

La strategia che viene delineata per il futuro della città sul Passirio è chiara: stop alla costruzione di nuovi alberghi per puntare invece sulla tutela e sullo sviluppo sostenibile delle strutture già esistenti.

 

Un esempio concreto riguarda l'area di via Castagni, dove una modifica del piano urbanistico permetterebbe una volumetria di 20mila metri cubi, ma ad oggi non è stato presentato alcun progetto di attuazione. Merano dispone di un contingente di 296 posti letto da distribuire in dieci anni, che la giunta assegna con quote annuali molto contenute, privilegiando alberghi e agriturismi.

 

Una posizione particolarmente netta riguarda gli affittacamere turistici, per i quali l'amministrazione ha deciso di non concedere nuovi posti letto. Una scelta che nasce dalla volontà di non sottrarre appartamenti al mercato degli affitti per i residenti, riducendo la pressione abitativa in città.

 

Anche quando un affittacamere chiude la propria attività, i posti liberati non vengono riassegnati alla stessa categoria, ma vengono eventualmente destinati ad alberghi o agriturismi dopo un anno di attesa.

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