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Bolzano
28 settembre | 13:40

La scopa che spazza la bandiera italiana per quella tirolese. Multati per vilipendio, fanno ricorso all'Europa: ora l'Italia deve rispondere. Canestrini: "Un atto molto importante"

L'avvocato Canestrini: "La stragrande maggioranza dei ricorsi viene respinta a Strasburgo senza che lo Stato ne venga mai informato. Il fatto che l’Italia debba rispondere significa che la Corte ritiene meritevole di un esame serio la questione se in Italia si possa essere condannati penalmente per un manifesto politico"

La scopa che spazza la bandiera italiana per quella tirolese

BOLZANO/STRASBURGO. Una scopa che cancella la bandiera italiana, lasciandosi dietro la bandiera tirolese bianca e rossa. È l’immagine contenuta in un manifesto del 2010 di Südtiroler Freiheit, il partito secessionista sudtirolese, che nelle ultime settimane è stato più volte sotto i riflettori per i suoi legami con il partito di estrema destra tedesco AfD. Un manifesto che ha dato il via a un lungo contenzioso giudiziario, arrivato infine alla Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo.

 

Ad annunciarlo è proprio il consigliere provinciale Sven Knoll, che, assieme ad Eva Klotz e Werner Thaler, nel 2010 era finito al centro della bufera per il sopracitato manifesto.

 

“Con una decisione del 3 settembre 2026, pubblicata il 21 settembre, la Presidente della Prima Sezione ha comunicato al governo italiano il ricorso n. 17589/21 presentato da Eva Klotz, Sven Knoll e Werner Thaler, rappresentati dall’avvocato Nicola Canestrini. Ora il governo deve prendere posizione su due questioni formulate dalla Corte: in primo luogo, se la condanna penale costituisca un’ingerenza nel diritto dei ricorrenti di comunicare informazioni e idee (art. 10, paragrafo 1, della Convenzione europea dei diritti dell’uomo); in secondo luogo, se tale ingerenza fosse necessaria in una società democratica (art. 10, paragrafo 2)”, scrive Knoll.

 

Facciamo un passo indietro: nel 2010, in occasione dei 90 anni dell’annessione dell’Alto Adige all’Italia, Südtiroler Freiheit pubblica un manifesto in cui una scopa spazza via il tricolore lasciandosi dietro la bandiera tirolese bianca e rossa.

 

Assieme all’immagine comparivano gli slogan “90 anni di annessione - 90 anni di ingiustizia” e “L’Alto Adige può fare a meno dell’Italia”. Le autorità lo considerano vilipendio alla bandiera e il tribunale di Bolzano condanna Eva Klotz, Sven Knoll e Werner Thaler a una multa di 3 mila euro ciascuno.

 

Seguono 16 anni di battaglia giudiziaria: in secondo grado arriva l’assoluzione, poi annullata dalla Cassazione. Nel 2020 la condanna diventa definitiva e i tre rinunciano alla prescrizione per presentare ricorso alla Corte europea di Strasburgo. 

 

Come racconta Knoll, il ricorso sostiene che il manifesto fosse “un’espressione di opinione chiaramente politica e non violenta” e che la condanna non proteggesse “la dignità di una persona, bensì un simbolo dello Stato dalle critiche politiche, e colpiva proprio quella forma di espressione che, secondo la giurisprudenza della Corte, gode della tutela più ampia”.

 

Il ricorso è stato comunicato al governo italiano e la Corte ha sottoposto alle parti due quesiti: in particolare la Corte chiede se vi sia stata effettivamente un’ingerenza nella violazione della libertà di espressione dei ricorrenti e, in particolare, del loro diritto di comunicare informazioni o idee. E, in caso affermativo, se tale ingerenza fosse necessaria.

 

Come racconta l’avvocato Nicola Canestrini, il fatto che la Corte sia arrivata al punto di porre tali quesiti al governo italiano è giuridicamente molto significativo: "La stragrande maggioranza dei ricorsi viene respinta a Strasburgo senza che lo Stato ne venga mai informato. Il fatto che l’Italia debba rispondere significa che la Corte ritiene meritevole di un esame serio la questione se in Italia si possa essere condannati penalmente per un manifesto politico".

 

Come riporta Canestrini, il precedente più vicino sarebbe quello di Fragoso Dacosta contro la Spagna. Dacosta, un rappresentante sindacale, durante una protesta aveva pronunciato frasi come "ecco qui il silenzio della bandiera p*****a" e "bisognerebbe dare fuoco alla bandiera p*****a". Dalle autorità spagnole era arrivata la condanna, ma la Corte ha accertato una violazione dell’articolo 10: le espressioni, seppure volgari, erano state pronunciate nel contesto di una vertenza sindacale e non incitavano né alla violenza né all’odio. Sono stati quindi riconosciuti la restituzione dell’ammenda, un risarcimento di 6 mila euro per danni non patrimoniali e le spese.

 

Secondo Canestrini, si tratta del caso più vicino a quello che coinvolge Klotz, Knoll e Thaler. Cambia solo che il manifesto della scopa sarebbe stato “una rappresentazione satirica in un contesto commemorativo, senza alcuna esortazione, mentre lì si invitava addirittura a bruciare la bandiera”.

 

Si apre ora una nuova fase, in cui il governo italiano deve rispondere ai quesiti posti dalla Corte. La sentenza dovrebbe poi arrivare tra un paio d’anni, a meno che le parti non trovino prima un eventuale accordo di conciliazione.

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